Tanto lavoro da fare

Un giorno una persona salì sulla montagna dove si rifugiava una donna eremita che meditava, e le chiese:
– “Cosa fai in tanta solitudine?”
Al che lei rispose:
– “Ho un sacco di lavoro da fare.”
– “E come fai ad avere così tanto lavoro? …non vedo niente qui…”
– “Devo allenare due falchi e due aquile, tranquillizzare due conigli, disciplinare un serpente, motivare un asino e domare un leone.”
– “E dove sono? …non li vedo…”
– “Li ho dentro.”
– “I falchi si lanciano su tutto quello che mi viene presentato, buono o cattivo, devo allenarli a lanciarsi su cose buone. Sono i miei occhi.”
– “Le due aquile con i loro artigli feriscono e distruggono, devo insegnare loro a non fare del male. Sono le mie mani.”
– “I conigli vogliono andare dove vogliono, scappano dall’affrontare situazioni difficili, devo insegnare loro a stare tranquilli anche se c’è sofferenza o ostacoli. Sono i miei piedi.”
– “L’asino è sempre stanco, è testardo, molto spesso non vuole portare il suo peso. È il mio corpo.”
– “Il più difficile da domare è il serpente. Anche se è rinchiuso in una gabbia robusta, è sempre pronto a mordere e avvelenare chiunque sia vicino. Devo disciplinarlo. È la mia lingua.”
– “Ho anche un leone. Oh… è fiero, vanitoso, crede di essere il re. Devo domarlo. È il mio ego.”
– “Come vedi, amico, ho molto lavoro da fare. E tu? A cosa stai lavorando?”

(Antica leggenda Zen)

Cura

Curarsi con la bocca,
con gli occhi,
curarsi con il cielo,
accordare il cuore
con le foglie
con le formiche.
Curarsi
con la preghiera,
leggendo poesie,
curarsi col sole,
col vento,
prendere la medicina
dell’alba
lo sciroppo della lingua.
Tornare agli occhi,
allo sguardo,
il tuo sguardo salvavita

Franco Arminio

Il nostro passato, le nostre ferite

“Non possiamo cambiare neppure una virgola del nostro passato, né cancellare i danni che ci furono inflitti nell’infanzia. Possiamo però cambiare noi stessi, «riparare i guasti», riacquisire la nostra integrità perduta. Possiamo far questo nel momento in cui decidiamo di osservare più da vicino le conoscenze che riguardano gli eventi passati e che sono memorizzate nel nostro corpo, per accostarle alla nostra coscienza. Si tratta indubbiamente di una strada impervia, ma in molti casi ci offre la possibilità di abbandonare infine la prigione invisibile – e tuttavia così crudele – dell’infanzia e di trasformarci, da vittime inconsapevoli del passato, in individui responsabili che conoscono la propria storia e hanno imparato a convivere con essa.” – A. Miller

E la gente rimase a casa

E la gente rimase a casa
e lesse libri e ascoltò
e si riposò e fece esercizi
e fece arte e giocò
e imparò nuovi modi di essere
e si fermò
e ascoltò più in profondità
qualcuno meditava
qualcuno pregava
qualcuno ballava
qualcuno incontrò la propria ombra
e la gente cominciò a pensare in modo differente
e la gente guarì.

Kitty O’Meara, E la gente rimase a casa

Pensiero del venerdì

Ho bisogno di dare un nuovo nome alle situazioni, mettere un punto e lasciarmi trasportare dove vuole il vento.

Ho bisogno di dare un volto nuovo alle relazioni, smettere di avere aspettative sempre prontamente deluse.

Ho bisogno di aria fresca, pulita capace di far rifiorire nel mio cuore la speranza di un nuovo giorno che nasce.

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Kintsugi: una riflessione per il 2021


“Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell’oro. Essi credono che quando qualcosa abbia subito una ferita ed abbia una storia, diventi più bella. Questa tecnica è chiamata “Kintsugi.”
Oro al posto della colla. Metallo pregiato invece di una sostanza adesiva trasparente. E la differenza è tutta qui: occultare l’integrità perduta o esaltare la storia della ricomposizione? Chi vive in Occidente fa fatica a fare pace con le crepe. “Spaccatura, frattura, ferita” sono percepiti come l’effetto meccanicistico di una colpa, perchè il pensiero digitale ci ha addestrati a percorrere sempre e solo una delle biforcazioni: o è intatto o è rotto. Se è rotto, è colpa di qualcuno. Il pensiero analogico-arcaico, mitico, simbolico invece, rifiuta le dicotomie e ci riporta alla compresenza degli opposti, che smettono di essere tali nel continuo osmotico fluire della vita.
La Vita è integrità e rottura insieme, perché è ri-composizione costante ed eterna. Rendere belle e preziose le “persone” che hanno sofferto… questa tecnica si chiama “amore”. Il dolore è parte della vita. A volte è una parte grande, e a volte no, ma in entrambi i casi, è una parte del grande puzzle, della musica profonda, del grande gioco. Il dolore fa due cose: ti insegna, ti dice che sei vivo. Poi passa e ti lascia cambiato. E ti lascia più saggio, a volte. In alcuni casi ti lascia più forte. In entrambe le circostanze, il dolore lascia il segno, e tutto ciò che di importante potrà mai accadere nella tua vita lo comporterà in un modo o nell’altro. I giapponesi che hanno inventato il Kintsugi l’hanno capito più di sei secoli fa e ce lo ricordano sottolineandolo in oro”.

Dal Web

Buon Natale

Lascia che la Speranza entri nel tuo cuore,allontani il buio e le preoccupazioni di questo tempo che stiamo vivendo. Cogli la bellezza in ogni attimo, nello sguardo delle persone che ami, nel ritagliarti uno spazio in cui fermarti e prendere fiato. Tanti auguri di un sereno Natale. Con affetto Dada

Avvento

Mi fermo davanti la finestra,osservo la quiete della campagna con le foglie scosse dal vento, gli agrumeti gravidi di arance e limoni, il ticchettio della pioggia sui vetri.

Di rado mi soffermo ad osservare, corro da una parte all’altra in una routine che non lascia scampo con il cuore appesantito ed intossicato.

Avvento… io ti aspetto come l’aurora, come acqua fresca, pura di sorgente nell’ arsura del mio deserto fatto di croci e desolazione.

Prima di giudicare e criticare il mio operato e le mie scelte, indossa le mie scarpe…ti renderai conto di quanti sassolini ci siano all’interno e di come anche pochi passi siano già un inizio.