Per riflettere… Primo maggio

Il lavoro non viene più eseguito con la coscienza orgogliosa di essere utile, ma con il sentimento umiliante e angosciante di possedere un privilegio concesso da un favore passeggero della sorte, in breve un posto, un privilegio dal quale si escludono parecchi essere umani per il fatto stesso di goderne.

Simone Weil

La quiete. Domenica di Pasqua

Il sole splende alto nel cielo. Fin dalle prime ore del mattino s’odono gli uccelli cinquettare. Ci sono solo poche nuvole ormai di passaggio. La pioggia battente della notte , fragorosa ed inquieta, sembra solo un ricordo. Vi è una placida quiete. E’ la meraviglia della domenica di Pasqua, preludio di ciò che ci attende: pascoli erbosi, acque tranquille e la presenza del Signore con noi che ci guida passo passo, non ci lascia mai soli, che ci ricorda che siamo un dono incredibile, un aggrovigliato mistero di luce. La nostra vita non finisce con la morte ma nella morte siamo chiamati a risorgere anche noi come in un travaglio.

Buona Pasqua cari amici miei.

Con affetto,

Dada

Il silenzio del sabato. Pensieri sparsi

Il sabato, il giorno del silenzio. Ogni cosa tace. Stravolti e ammutoliti dal dolore profondo della morte in croce, non si sa più cosa aspettarsi.

Un pianto senza lacrime, a tratti sommesso, ci spinge a sperare oltre ogni speranza ciò che il cuore in fondo intuisce.

Cosa resta? Non abbiamo la forza di uscir fuori dal nostro baratro, dall’oblio delle nostre fragilità.

Solo il Verbo può tirarci fuori, consolare e donare alle nostre vite un senso, Lui che ha amato ciascuno di noi fino alla fine.

Daniela F.

Figlia mia… io gomitolo, tu filo

Non si smette mai di essere genitore.

Ti ho stretto tra le mie braccia. E cullato. Fino a farti addormentare.

Poi ti ho tenuto per mano. E accompagnato. In ogni luogo in cui sapevo che tu saresti stato bene senza avermi a fianco.

Poi ti ho invitato ad andare. Io alla finestra. Tu là fuori. Ogni tanto ti voltavi e guardavi in su per vedere se ero lì. Incrociare lo sguardo ti bastava per trovare la forza di andare sempre più lontano.

Infine ho lasciato che tu fossi altrove. Ma non ti ho mai fatto uscire dal mio cuore. Lì continuo a cullarti, a tenerti per mano. A guardarti da invisibili finestre.

Alberto Pellai

Insegnare

Insegnare ai bambini che la realtà

non è soltanto quello che l’occhio vede

e l’orecchio ode e la mano può toccare,

bensì anche quel che sta nascosto

alla vista e al tatto

e si svela ogni tanto,

solo per un momento,

a chi lo cerca con gli occhi della mente

e a chi sa ascoltare e udire

con le orecchie dell’animo

e toccare con le dita del pensiero”

Amos Oz

Lettera di una mamma

Dopo tre ore e mezza di compiti seduta alla scrivania, mia figlia ha aperto il quaderno per iniziare un altro lungo lavoro. Con gli occhi stanchi e la testa china, la penna tenuta in mano a fatica dopo tante ore di sforzo.

E d’un tratto l’ho guardata per ciò che è.

Una bambina di undici anni. L’ho fermata. Le ho detto: “Ora ti riposi. Chiudi i libri, mangi qualcosa, e ti metti a giocare o fare qualcosa che ti piace”.

Non mi importa se non prenderai dieci, le ho detto. Non mi importa se non avrai una media altissima, se alla fine dell’anno non sarai tra gli alunni degni di borse di studio o riconoscimenti.

Mi importa che saprai dare valore alla vita ogni giorno, perché sarai capace di trovarvi sempre qualcosa per cui vale la pena.

Mi importa che saprai amare la cultura, ma capirai che puoi farlo anche leggendo un libro o vedendo un film, e saprai che è bello poterti godere in modo sano e buono la vita.

Mi importa che cercherai di essere il meglio che puoi, ma che non serve essere i primi. A volte ti capiterà anche di arrivare ultima, e lo potrai accettare senza sentirti sbagliata e inutile.

Mi importa che capirai il valore della fatica e dell’impegno, ma che non è necessario solo essere performante e inseguire il successo: sono altri i valori che abitano il mondo, e vorrei che li scoprissi.

Mi importa che tu sappia che puoi giocare, puoi farlo anche adesso che hai quasi dodici anni, e che mi auguro che la bambina che è in te la lascerai giocare sempre, anche quando un giorno ti accorgerai che sarà diventata una donna.

Avrei voluto dirle tutto questo.

Invece le ho messo una mano sulla testa e le ho detto solo: “Ora ti riposi”.

Ho chiuso il quaderno, lei ha sorriso felice, ed è andata a giocare.

Francesca Redolfi

Persone gentili

“Mi sorprendo sempre
ad osservare lo sguardo
delle persone gentili.
Quella musica accordata
e stretta attorno al dolore
che per sempre li ha cambiati.
Quel cielo capovolto
che sembra un mare
accarezzato dal vento dei ricordi.
Quella velata dolcezza
che appare e scompare.
Quegli occhi che sono una salvezza.
Una carezza.
Dove nascere. E sognare.”
Andrew Faber

Una breve riflessione sull’olocausto

È trascorso qualche giorno dalla giornata della memoria. Ho sempre cercato di raccontare ai miei alunni cosa fosse accaduto perché ho sempre creduto che ricordare i fatti atroci dell’Olocausto, avrebbe permesso di non ripetere più gli stessi errori. Sono rimasta molto colpita da ciò che mi ha detto un mio alunno di prima elementare.

Pensava che a causare tutto quel dolore fossero stati i mostri. Lui li immaginava come delle strane creature, magari con tratti di “ anormalità”. È rimasto senza parole quando invece si è reso conto che quei mostri erano assolutamente persone normali, comuni.

Ho cercato di riflettere insieme a lui e alla classe su quanto in realtà il male possa essere banale attraverso le parole della Arendt che trovo illuminante:

Il processo ad Eichmann diede occasione a molti di riflettere sulla natura umana e dei movimenti del presente. Eichmann tutto era fuorché anormale: era questa la sua dote più spaventosa. Sarebbe stato meno temibile un mostro inumano, perché proprio in quanto tale rendeva difficile identificarvisi. Ma quel che diceva Eichmann e il modo in cui lo diceva, non faceva altro che tracciare il quadro di una persona che sarebbe potuta essere chiunque: chiunque poteva essere Eichmann, sarebbe bastato essere senza consapevolezza, come lui. Prima ancora che poco intelligente, egli non aveva idee proprie e non si rendeva conto di quel che stava facendo. Era semplicemente una persona completamente calata nella realtà che aveva davanti: lavorare, cercare una promozione, riordinare numeri sulle statistiche, ecc…
Più che l’intelligenza gli mancava la capacità di porsi il problema delle conseguenze e degli impatti delle proprie azioni.

Ricordiamo perché non accada più, ricordiamo e istruiamo perché i bambini di oggi siamo adulti migliori di noi un domani.

Vivi e respira

Quanta vita trascorsa ad inseguire ‘la cosa giusta’, a cercare di incastrare tutto, a incasellare e mortificare le proprie istanze in nome di un forma, di un ruolo, di quello che gli altri si aspettano.
Il partner, i genitori, gli amici, la società.
Pezzi di vita e di noi, schiacciati ed annichiliti in nome di un’ ostinata coerenza.
La forma, più che la sostanza.
Quanti sensi di colpa inutili, quante emozioni represse, quanti gesti dimenticati nell’oceano dei ‘se avessi..?’.

Se c’è un inferno è questo: diventare estranei a se stessi.
Per poi accorgersi che il ‘Grande Giudice’ non arriva.
Non esiste, se non dentro di noi.
Non c’è alcun podio, alcuna medaglia, alcun riconoscimento o stretta di mano.
Quel che esiste è invece la fine del tuo tempo, i tuoi ultimi respiri.

Se può esistere un ‘mai più’, è proprio questo.
Gli ultimi istanti, e quei conti da fare con se stessi: come ho vissuto la mia vita? L’insanabile tormento del ‘vorrei averlo fatto’. E il desiderio di voler dar tutto per poter tornare indietro e seguire nuovi percorsi.
Ma è un pensiero che si scioglie nel tempo, nel silenzio dell’ultimo respiro.

Ma oggi tu sei. Esisti e respiri.
Falla quella telefonata.
Alimenta quel talento.
Abbraccia quella persona.
Dillo quel ‘ti amo’ soffocato tra i silenzi del cuore.

Perdona.
Accarezza il viso dei tuoi genitori. Ringraziali, hanno fatto quel che hanno potuto.
Vivi, in tutte le sfumature del tuo Essere.
Non sei sbagliato, sei vivo.
La clessidra è lì accanto.
La sabbia scorre inesorabilmente e non ci è dato sapere per quanto ancora.
Guardala, accarezzala.
Il tempo non ti sia nemico, ma motore dei tuoi giorni.
Chiudi gli occhi e respira.
Esisti.
Ora riaprili, e vivi il tuo momento.

Sette Secondi, Oscar Travino