Vita

“Ci sono giorni pieni di vento, ci sono giorni pieni di rabbia,
ci sono giorni pieni di lacrime,
e poi ci sono giorni pieni d’amore che ti danno il coraggio di andare avanti per tutti gli altri giorni.”

Romano Battaglia

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Cercare, partire, arrivare e ripartire

Mettersi per strada per toccare con mano cosa significa cercare, cioè sapere e non ancora vedere, sentire la mancanza di qualcosa che preme e di cui si ha bisogno, avvertire un vuoto che non può restare ed esige di essere colmato. Il coraggio di uscire, di abbandonare ripari e difese troppo spesso limitanti, di rinunciare a quanto già si ha per ottenere ciò di cui si avverte il bisogno: questo è mettersi per strada.

C’è sempre qualche motivo per restare dove si è, per continuare come si è, per non partire. Ma è paura, perché vero invece è il nostro estremo bisogno di cambiare, di crescere, di conoscere, di rispondere agli interrogativi più urgenti che battono dentro di noi. Ci si mette per strada: un senso di sgomento e di ansia ci assale. Si avverte subito la propria piccolezza e tutto sembra così difficile. Ma poi, appena si comincia, appena la strada si snoda sotto i nostri passi, ci si accorge che, come le nebbie del mattino, la paura si dilegua e adagio adagio sorge il sole.

Caratteristica della strada è il suo continuare: ogni route comporta un susseguirsi di tappe. Arrivare e partire, piantare la tenda e disfarla il giorno dopo, fermarsi a dormire per riprendere la strada. Così si apprende il valore di un sacrificio, la nobiltà e l’importanza di spendersi per qualcosa, la liberazione che nasce da una decisione coraggiosa portata fino in fondo. Il piacere di arrivare, di porsi una meta e raggiungerla, il piacere di vedere crescere dentro di sé qualcosa che si è intravisto come necessario alla propria pienezza umana, è il piacere del vivere, il piacere dell’essere libero e del sentirsi realmente costruttori di se stessi.

Ma non si arriva se non per ripartire. Quando fa giorno si riparte. La tenda viene ripiegata, si cancella ogni traccia, e si va, portando nel cuore quella ricchezza di cose e di persone che si è vissuta. Poi, un’altra tappa, un altro incontro con altre persone e altre cose; ma le stelle saranno ancora quelle, ancora quelle le nuvole, l’acqua, il fuoco, ancora quella la gioia dell’arrivare. Non si sta fermi: siamo fatti per camminare, per crescere, per divenire. La verità del nostro essere liberi e intelligenti ci fa capire che là dove siamo ora non è che una tappa e che la strada è ancora lunga.

“C’è una lunga lunga traccia…” che si perde nel cielo, che scavalca il tempo e approda all’eterno: ma intanto si cammina. Se fin qui si è goduto nella ricerca, nell’incontro, nello stupore dei paesaggi e delle esperienze interiori, quanto ancora c’è da godere, continuando con un bagaglio che si fa sempre più ricco! Arrivare e partire. Il senso del nuovo che ogni giorno si apre ai nostri occhi e al nostro cuore. C’è sempre un “ancora”, un “più”, un “domani”: “già” e “non ancora”, per tutto quello che si è e per quello che domani saremo, per noi e per il mondo intero.

G. Basadonna

Mollare la presa

Essere generosi vuol dire vincere l’antica ansia di perdere ciò che possediamo. Vuol dire ridisegnare i nostri confini. Per la persona generosa i confini sono permeabili. Ciò che è tuo – la tua sofferenza, i tuoi problemi – è anche mio: questa è la compassione. Ciò che è mio – i miei possessi, le mie abilità e conoscenze, le mie risorse, il mio tempo, la mia energia – è anche tuo. Questa è la generosità.

Con la vittoria sui livelli antichi dell’inconscio e una ridefinizione dei confini, la generosità provoca in noi una trasformazione profonda. Inutile negarlo: spesso anche la persona più rilassata e gioviale nell’intimo è aggrappata ai suoi averi con tutte le sue forze. Questi muscoli emotivi sono sempre tesi. Ciò che abbiamo, o che crediamo di avere, ce lo teniamo stretto: una persona, una posizione sociale, un oggetto, la nostra sicurezza. E in questo trattenere c’è paura. Siamo come quei bambini, descritti da una parabola buddhista, che su una spiaggia hanno costruito i loro castelli di sabbia. Ognuno ha il suo castello. Ognuno ha il suo territorio. Tutti si sentono importanti: «È mio!», «È mio!». Magari si azzuffano, fanno la guerra. Poi cala la sera, i bambini ritornano alle loro case. Dimenticano i castelli di sabbia e vanno a dormire. Intanto l’alta marea cancella tutto. I nostri monumenti più preziosi sono castelli di sabbia. Vogliamo prenderci veramente così sul serio? La generosità molla la presa, è molto più rilassata.

Piero Ferrucci

Buon venerdì

Il coraggio di conoscere se stessi è un coraggio raro; e sono molti quelli che che preferiscono incontrare il loro acerrimo nemico in campo aperto, piuttosto che il proprio cuore nell’armadio.

Buonanotte

Un giorno tu ti sveglierai e vedrai una bella giornata. Ci sarà il sole, e tutto sarà nuovo, cambiato, limpido. Quello che prima ti sembrava impossibile diventerà semplice, normale. Non ci credi? Io sono sicuro. E presto. Anche domani.

F. Dostoevskij

Il gran ballo d’estate

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C’era una volta…

il meraviglioso mare azzurro, trasparente e terso illuminato dal sole regale tipico dell’ appuntamento con il Solstizio d’Estate.

Quel mare stava lì ad osservare che senza strade raggiungeva l’infinito ugualmente mentre gli uomini, avevano sempre una visione così limitata, che mai spaziava fino in fondo.

Spesso quel mare adorava stare in riva a se stesso come gli uomini amano stare sulla sua riva, in silenzio ed è proprio uno scienziato, medico filosofo, alchimista del quattrocento “Paracelso” che ha spiegato perchè amiamo stare sulla riva del mare perchè è il luogo dove vi è più energia al mondo, dove l’ elemento Acqua si unisce all’elemento Terra, al Sole, dove anche l’ elemento Fuoco è presente.

Qui si unisce la forza dell’ aria data dalla brezza del vento; insomma la riva del mare come luogo dove si concentrano i quattro elementi del mondo!

E dove manca il mare ognuno di noi dove trova pace, equilibrio e bellezza…forse nelle nuvole!?

Non c’ è niente di più bello nell’Universo quando il mare cerca di baciare la spiaggia, il cielo e persino le nuvole.

Dunque, Miei Cari Piccoli e Grandi Lettori, in un giorno di calda estate il mare sereno, profumato e quasi immobile,fece un sussulto in se stesso vedendo attraversare il cielo azzurro, azzurro da una vaporosissima e disinvolta nuvola…

Ohibo’ – sentenziò il mare spaventato da eventuali, altre nuvole al seguito…Vuoi vedere che cambia il tempo, così all’improvviso…Che peccato, sono tutti così felici e spensierati e quei piccolini in riva non riuscirebbero nemmeno a finire il loro castello di sabbia…è da stamattina che ci lavorano da perfetti ingegneri!?…

La nuvola allora, sentiti gli umori del mare lo rassicurò immediatamente.

Stai tranquillo, sono sola e di passaggio, non imbronciarti – soffiò la nuvola nell’orecchio del mare che così provocato esplose con un’ improvvisa onda fragorosamente imperlata !

S può sapere da dove salti fuori e cosa ci fai sopra di me in una giornata così tranquilla e soleggiata!?

Appunto – rispose la nuvola dondolandosi morbida in cielo e specchiandosi nel mare trasparente…

Sono qui per ammirarti quando sei pacato; in genere quando passiamo a frotte, ti vediamo sempre imbronciato per poi vederti addirittura tumultuoso e persino cambiare di colore…sì,…sì…diventi persino poco galante e burrascoso…

Hai sempre un gran fascino – proseguì la nuvola – ma io voglio “scrutarti” magicamente dall’alto mentre sei sereno…

Ma senti un po’ questa Principessa – interruppe il mare stupito ed inorgoglito come non mai…

Allora, dunque mi stai vedendo…puoi rientrare negli infiniti cieli, prima che ti raggiungano le tue sorelle e scoppi un temporale di piena estate…!

Io un’ idea l’avrei, mio Mare…- insistette la soffice e candida nuvola – Balliamo!

Cosa!???!!!!???! – rispose il mare – Io e Te!????

Sì…sì…sì…- lo incoraggiò la nuvola.

Ma succederebbe un maremoto – asserì inebetito il mare – o Io vengo da Te in Cielo o Tu vieni da Me negli Abissi!…E ti pare possibile !?

Fu allora che, come in tutte le fiabe che si rispettino, dove tutto è magicamente possibile, che Mare e Nuvola si incontrarono a metà strada, sotto gli occhi commossi ed innamorati di tutti, tutti grandi e piccoli per danzare il valzer di Strauss come in un Gran Ballo d’ Estate indimenticabile, tant’è che quando la nuvola soffice e nivea scivolò via dalla stretta del Mare,quest’ ultimo, sorpreso di se stesso le lanciò una sua lacrima diventata perla.

E. Ferrante di Ruffana

Tre ragioni

Ci sono tre ragioni nella giornata per essere felici e sorridere.

La prima ragione è quando mi sveglio,
perché ho tutta una giornata davanti a me per fare bene tutto ciò che non ho potuto fare ieri e quindi sono felice.

La seconda ragione è a mezza giornata,
perché, se non sono riuscito a fare molto,ho ancora davanti a me una mezza giornata per migliorare
e me ne rallegro.

La terza ragione è alla sera,
perché la giornata è finita :
se è andata bene,sono felice.

 

Un dono prezioso

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Un giorno un’insegnante chiese ai suoi studenti di fare una lista dei nomi degli altri studenti nella stanza su dei fogli di carta, lasciando un po’ di spazio sotto ogni nome. Poi disse loro di pensare la cosa più bella che potevano dire su ciascuno dei loro compagni di classe e scriverla. Ci volle tutto il resto dell’ora per finire il lavoro, ma all’uscita ciascuno degli studenti consegnò il suo foglio.

Quel sabato l’insegnante scrisse il nome di ognuno su un foglio separato, e vi aggiunse la lista di tutto ciò che gli altri avevano detto su di lui/lei.

Il lunedì successivo diede ad ogni studente la propria lista. Poco dopo, l’intera classe stava sorridendo. ‘Davvero?’ sentì sussurrare. ‘Non sapevo di contare così tanto per qualcuno!’ e ‘Non pensavo di piacere tanto agli altri’ erano le frasi più pronunciate.. Nessuno parlò più di quei fogli in classe, e la prof non seppe se i ragazzi l’avessero discussa dopo le lezioni o con i genitori, ma non aveva importanza: l’esercizio era servito al suo scopo. Gli studenti erano felici di se stessi e divennero sempre più uniti.

Molti anni più tardi, uno degli studenti venne ucciso in Vietnam e la sua insegnante partecipò al funerale. Non aveva mai visto un soldato nella bara prima di quel momento: sembrava così bello e così maturo… La chiesa era riempita dai suoi amici. Uno ad uno quelli che lo amavano si avvicinarono alla bara, e l’insegnante fu l’ultima a salutare la salma. Mentre stava lì, uno dei soldati presenti le domandò ‘Lei era l’insegnante di matematica di Mark?’.

Lei annuì, dopodiché lui le disse ‘Mark parlava di lei spessissimo’ Dopo il funerale, molti degli ex compagni di classe di Mark andarono insieme al rinfresco. I genitori di Mark stavano lì, ovviamente in attesa di parlare con la sua insegnante. ‘Vogliamo mostrarle una cosa’, disse il padre, estraendo un portafoglio dalla sua tasca. ‘Lo hanno trovato nella sua giacca quando venne ucciso. Pensiamo che possa riconoscerlo’ Aprendo il portafoglio, estrasse con attenzione due pezzi di carta che erano stati ovviamente piegati, aperti e ripiegati molte volte. L’insegnante seppe ancora prima di guardare che quei fogli erano quelli in cui lei aveva scritto tutti i complimenti che i compagni di classe di Mark avevano scritto su di lui. Grazie mille per averlo fatto, disse la madre di Mark. ‘Come può vedere, Mark lo conservò come un tesoro’.

Tutti gli ex compagni di classe di Mark iniziarono ad avvicinarsi. Charly sorrise timidamente e disse ‘Io ho ancora la mia lista. E’ nel primo cassetto della mia scrivania a casa’. La moglie di Chuck disse che il marito le aveva chiesto di metterla nell’album di nozze, e Marilyn aggiunse che la sua era conservata nel suo diario. Poi Vicky, un’altra compagna, aprì la sua agenda e tirò fuori la sua lista un po’ consumata, mostrandola al gruppo. ‘La porto sempre con me, penso che tutti l’abbiamo conservata’. In quel momento l’insegnante si sedette e pianse. Pianse per Mark e per tutti i suoi amici che non l’avrebbero più rivisto.

Ci sono così tante persone al mondo che spesso dimentichiamo che la vita finirà un giorno o l’altro. E non sappiamo quando accadrà. Perciò dite alle persone che le amate e che vi importa di loro, che sono speciali e importanti.

Diteglielo prima che sia troppo tardi. Quello che metti nella vita degli altri tornerà a riempire la tua.

Attesa

La gente aspettava per tutta la vita. Aspettava per vivere, aspettava per morire. Aspettava in fila per comperare la carta igienica. Aspettava in fila per prendere i quattrini. E se non aveva quattrini aspettava in file più lunghe. Aspettavi per dormire e poi aspettavi per svegliarti. Aspettavi per sposarti e poi aspettavi per divorziare. Aspettavi che piovesse, poi aspettavi che smettesse. Aspettavi per mangiare, poi aspettavi per mangiare di nuovo. Aspettavi nello studio di uno strizzacervelli con una masnada di psicopatici e ti chiedevi se lo fossi anche tu.
(Charles Bukowski)

La pittrice

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Pennellate lente e profonde

solchi sulla tela vergine

in attesa di ricevere il dono prezioso…

Lo sguardo fisso,

gli occhi stanchi ma vivi.

Un cuore bambino che palpita.

Meraviglia, stupore, emozione.

Il suono delle onde

un bisbiglio, un dolce sussurro

un passo di colomba che

placa il cuore e asciuga le lacrime.

Daniela F.