Tanto lavoro da fare

Un giorno una persona salì sulla montagna dove si rifugiava una donna eremita che meditava, e le chiese:
– “Cosa fai in tanta solitudine?”
Al che lei rispose:
– “Ho un sacco di lavoro da fare.”
– “E come fai ad avere così tanto lavoro? …non vedo niente qui…”
– “Devo allenare due falchi e due aquile, tranquillizzare due conigli, disciplinare un serpente, motivare un asino e domare un leone.”
– “E dove sono? …non li vedo…”
– “Li ho dentro.”
– “I falchi si lanciano su tutto quello che mi viene presentato, buono o cattivo, devo allenarli a lanciarsi su cose buone. Sono i miei occhi.”
– “Le due aquile con i loro artigli feriscono e distruggono, devo insegnare loro a non fare del male. Sono le mie mani.”
– “I conigli vogliono andare dove vogliono, scappano dall’affrontare situazioni difficili, devo insegnare loro a stare tranquilli anche se c’è sofferenza o ostacoli. Sono i miei piedi.”
– “L’asino è sempre stanco, è testardo, molto spesso non vuole portare il suo peso. È il mio corpo.”
– “Il più difficile da domare è il serpente. Anche se è rinchiuso in una gabbia robusta, è sempre pronto a mordere e avvelenare chiunque sia vicino. Devo disciplinarlo. È la mia lingua.”
– “Ho anche un leone. Oh… è fiero, vanitoso, crede di essere il re. Devo domarlo. È il mio ego.”
– “Come vedi, amico, ho molto lavoro da fare. E tu? A cosa stai lavorando?”

(Antica leggenda Zen)

Pensiero del venerdì

Ho bisogno di dare un nuovo nome alle situazioni, mettere un punto e lasciarmi trasportare dove vuole il vento.

Ho bisogno di dare un volto nuovo alle relazioni, smettere di avere aspettative sempre prontamente deluse.

Ho bisogno di aria fresca, pulita capace di far rifiorire nel mio cuore la speranza di un nuovo giorno che nasce.

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Prima di giudicare e criticare il mio operato e le mie scelte, indossa le mie scarpe…ti renderai conto di quanti sassolini ci siano all’interno e di come anche pochi passi siano già un inizio.

Novembre

La lezione che ho appreso è che la felicità, a volte risiede in piccole attenzioni, in piccole cose che alla fine si rivelano grandi atti d’amore, carezze dolci in un viso rigato di lacrime.

Settembre

Uno spazio indeciso, un nuovo inizio, un lungo respiro

Un’occasione.

Si iniziano diete, scuole, lavori e amori.

Si tagliano capelli e ponti.

Si comprano vestiti, libri,biglietti aerei.

Settembre spegne gli entusiasmi estivi e riporta alla realtà invernali.

A settembre si fa la muta.

Si lascia il vecchio, si abbraccia il nuovo.

Nella mia testa è a settembre che inizia un nuovo anno, non a gennaio.

E’ a settembre che decidiamo di vivere l’inverno immersi in maglioni pesanti

calzini con i fiocchi di neve, tè alla cannella e candele accese quando è buio.

Ma con il sole di agosto sugli occhi.

Questo è quello che auguro a me stessa per questo inverno,e anche a tutti voi.

Buon inizio, buon anno.

E. Bianconi

Tu tienimi

Tu tienimi
e io mi trasformerò in meraviglia
tra le tue mani,
al caldo,
quel caldo che di notte fa crescere il grano.

Tu tienimi
come guscio di noce
nel pugno
fessura tra i mondi.
C’è silenzio tra te e me
c’è perla.
Ti tengo.

Chandra Livia Candiani

Respiro

“Guarda cosa fa un respiro,
trasforma la luce in carne
sfonda il cuore d’affanno
trasporta sangue fino al mignolo
toglie paura, allarga le vene
porta la quiete
s’infila nel mondo
ci unisce al cielo
tiene la terra in bilico
sulla punta di uno spillo.

Guarda cosa fa un respiro
in un battito, ci riempie di vita”

Giuseppe Semeraro

Cedi la strada agli alberi

Abbiamo bisogno di contadini,
di poeti, gente che sa fare il pane,
che ama gli alberi e riconosce il vento.
Più che l’anno della crescita,
ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.
Attenzione a chi cade, al sole che nasce
e che muore, ai ragazzi che crescono,
attenzione anche a un semplice lampione,
a un muro scrostato.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere
più che aggiungere, rallentare più che accelerare,
significa dare valore al silenzio, alla luce,
alla fragilità, alla dolcezza.”

F. Arminio

Vivi come l’ostrica

Vivi come l’ostrica.Quando le entra dentro un granello di sabbia,o una pietruzza che la ferisce, non si abbatte, si difende dall’attacco imprevisto del mare burrascoso generando e rivestendolo di una sostanza lattea e dura, la madreperla, proteggendo i suoi tessuti.Giorno dopo giorno trasforma il suo dolore in una perla.La perla è la grazia che nasce dal dolore, letteralmente. La sua natura conservativa e rivoluzionaria ci insegna che il dolore ha soltanto due epiloghi possibili: può farci piccoli e meschini o renderci preziosi.L’ostrica prende la pena che sente e la trasforma in perla rara.Oggi più di ieri, siamo tutti chiamati a farci perla.”

Antonia Storace