Riflessione d’Avvento

Condivido una riflessione che ha scritto mio marito questo pomeriggio.Sento e vivo con lui il peso di queste parole. Ogni virgola scritta su questo post,ogni lacrima sommessa, ogni grido inascoltato, il solco profondo della solitudine, il vuoto ma anche la Provvidenza, la presenza di un Dio che ci accompagna, asciuga le lacrime e mette la sua mano sulle nostre spalle, sul petto ferito.

Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Tu eri dentro di me ed io ero fuori.

Che bello meditare su queste parole di S. Agostino, soprattutto in prossimità del Natale. Siamo tutti alla ricerca di Dio, lo cerchiamo spasmodicamente, ci arrabbiamo con Lui perché non ci risponde, perché non corre in nostro aiuto nel momento del bisogno.

E prima o poi siamo tentati di giungere a rapide conclusioni: Dio non c’è, non esiste, e se c’è se ne frega. Ah… quante volte lo abbiamo pensato, quante volte lo abbiamo detto.

Forse è questo quello che vuole, che alla fin fine ce ne freghiamo di Lui, che alla fine di tutto ci stanchiamo di preghiere e preghierine, santi, santini e santuzze, corone, coroncine e novene. Basta, basta! A che serve, se poi «con un coltello piantato nel fianco gridai la mia pena e il suo nome», e lui era «stanco, forse troppo occupato e non ascoltò il mio dolore, davvero lo nominai invano» ?

Forse è proprio questo che Dio vuole, vuole essere dimenticato, vuole che torniamo a qualcosa che dovremmo conoscere bene e non conosciamo. Vuole semplicemente che torniamo a casa, che torniamo in noi stessi. Dovrebbe essere più facile credere in sé stessi… no?

Tu eri dentro di me ed io fuori… fuori da che? fuori da me stesso. Viviamo tutti fuori da noi stessi, continuamente rivolti all’esterno. Quand’è l’ultima volta che abbiamo ascoltato il battito del nostro cuore? E il delicato ritmo del nostro respiro? Quando l’ultima volta che abbiamo provato a far scendere il più possibile l’aria nei nostri polmoni?

Torniamo a noi stessi, torniamo a prendere contatto con la parte più intima di noi. Riprendiamo a volerci bene, a guardarci con uno sguardo di benevolenza. Rientriamo, rientriamo in noi ed è lì che troveremo Dio, lo troveremo lì, in noi, a soffrire con noi per quel «coltello piantato nel fianco». Non ci sentiremo mai più soli, tutta la nostra vita diventerà preghiera, rendimento di grazie. Ed allora, e solo allora, finalmente avremo pace.

(Ascoltando F. De Andrè – Il Testamento di Tito – da cui sono prese le citazioni tra virgolette!)

8 pensieri su “Riflessione d’Avvento

  1. Quanto male fa…”il silenzio di Dio”!
    Io ho dubitato persino della sua esistenza.
    Dopo le perdite delle due giovanissime sorelle, una crisi profonda di fede mi impediva di vivere, nonostante la responsabilità e le gioie donate dalle mie due innocenti creaturine.
    Mi bastava sapere che LUI c’è…anche se MISTERO…per poter riprendere in mano la mia vita.
    Se LUI esiste, anche la morte perde il suo gelo.
    Parlare, domandare, lottare con CHI potrebbe non esistere. Perseverare nella bruciante speranza nonostante l’atroce dolore. Una risposta, un piccolo segno…per poter “lasciar andare”..e affidare l’amore all’Amore cosmico, che non muore mai.
    La mia fede bambina ha avuto bisogno di tre lunghi anni di “orgoglioso” combattimento.
    I bimbi crescevano assieme ad una mamma robot, che donava gelide carezze.
    il marito, discretamente, tentava di riportarmi alle gioie della vita, senza capire che non era di medici che avevo bisogno.
    Il “faccia a faccia” con Dio è una battaglia che si fa in DUE…perché ognuno è “solo” in questa vita.
    Io non l’ho saputo finché LUI non ha detto BASTA! Finché non mi ha ri-chiamato e imposto di tacere riportandomi a polvere, come per Giobbe. LUI mi chiedeva di affidare e affidarmi per amore, al fine meraviglioso di percepire la Sua carezza, la Sua tenerezza che riscaldava il cuore e l’anima.
    Era il Natale 1979, la sorpresa dell’esistenza di un altro figlio in arrivo…mi ha chiamata a rispondere al Mistero della Vita, nonostante non fossi che polvere. (Sapevo che avrei rischiato di morire per dare alla luce la vita di questo figlio).
    Ma TUTTO è SUO. La vita e la morte sono suoi. Noi siamo solamente strumenti d’amore, nelle Sue misericordiose e prodighe Mani. Secondo la Sua mirabile e Misteriosa Volontà, TUTTO è benedizione.
    La tenerezza e la vulnerabilità della vita…ora mi parlano dell’ Amore cosmico del Dio Vivente.
    E confido…
    Buon Natale!
    Nives

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