Donne mie

Donne mie che siete pigre,
angosciate, impaurite,
sappiate che se volete diventare persone
e non oggetti, dovete fare subito una guerra
dolorosa e gioiosa, non contro gli uomini,
ma contro voi stesse che vi cavate gli occhi
con le dita per non vedere le ingiustizie
che vi fanno. Una guerra grandiosa contro chi
vi considera delle nemiche, delle rivali,
degli oggetti altrui; contro chi vi ingiuria
tutti i giorni senza neanche saperlo,
contro chi vi tradisce senza volerlo,
contro l’idolo donna che vi guarda seducente
da una cornice di rose sfatte ogni mattina
e vi fa mutilate e perse prima ancora di nascere,
scintillanti di collane, ma prive di braccia,
di gambe, di bocca, di cuore,
possedendo per bagaglio
solo un amore teso, lungo, abbacinato e doveroso
(il dovere di amare vi fa odiare l’amore, lo so)
un amore senza scelte, istintivo e brutale.
Da questo amore appiccicoso e celeste
dobbiamo uscire
donne mie,
stringendoci fra noi per solidarietà
di intenti, libere infine di essere noi
intere, forti, sicure, donne senza paure.

Donne mie dalle dita che puzzano di aglio,
donne mie dalle vene varicose, gli occhi
feroci, le mani insolenti, la bocca timida,
vi hanno insegnato a essere cretine, povere,
dipendenti, vi hanno insegnato a dire
sempre di sì, con astuzia degradante, con
candore massacrante, con vigore represso.
Vi hanno insegnato a lavorare, a ubbidire,
a tacere, a figliare, con gioia e purezza
senza acrimonia, per servire, aiutare,
sostenere, consolare l’uomo, sempre lui
nella sua smagliante illusione razzista.
Donne di marmo, di pece, di latte cagliato,
voi lavorate ogni giorno senza stipendio
per i figli, il marito, i cugini, i nipoti,
i fratelli, i nonni, i padroni tutti
che vi vogliono belle e pure come oggetti sociali.
Se dite no vi sembra di fare peccato,
per questo dite sempre di sì, con l’animo
sciolto e la testa piena di fumo amaro,
dire di sì e in cambio ricevere un bacio
di buonanotte dal caro figlio del cuore
su una guancia rugosa che sa di lardo e di acqua sporca.

D. Maraini – 1974

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