Il mio Cristo rotto: parte terza

Cristo, ho sempre visto che quando un uomo, accecato dall’ira, grida ad un altro uomo: “Stai attento che ti rompo la faccia”, la minaccia si risolve, normalmente, con un pugno, uno schiaffo o, al più, una coltellata. Solo per te, essa si è realizzata in pieno.
Ti hanno rotto completamente il viso con un colpo secco. Te lo avrei restaurato subito, prima di ogni altra cosa, ma tu non hai voluto.. Per questo, mi dedico, ogni giorno, con un gioco di fantasia e d’amore, a restaurarlo idealmente, collocando sulla sua testa quei visi che, per Cristo, ha dipinto l’arte universale. Impiego, in questo gioco, tutto il mio tempo e ne provo una dolcezza infinita. A tratti, mi sento Velasquez, o il dolcissimo frate Angelico o Leonardo…; non finirei mai, ma, da qualche giorno, non posso fare più neppure questo. Il mio Cristo rotto è tremendamente esigente, non dà tregua e me lo ha proibito. Credevo che, in fondo, il mio gioco gli piacesse o, almeno, lo accettasse silenziosamente fino a quando, un giorno, non potendone più gridò:
“Basta! Non mettermi più visi presi in prestito dall’arte degli uomini, ho già pazientato abbastanza. Basta, ti dico: voglio rimanere senza volto. Hai promesso che non mi avresti restaurato mai…”.
Quasi tremando e confuso, ma sincero sussurrai dolcemente: “E continuo a prometterlo, Signore!”.
“A meno che – continuò Cristo – tu non voglia iniziare un altro gioco, mettendomi altri visi. Questi, si li accetterei!”.
“Quali, Signore, dimmelo e lo faccio subito”.
“Non lo credo, perché ti conosco”.
“Dimmelo, Signore! Perché no?”.
“Temo che addirittura potresti scandalizzarti come i farisei”.
“Mi sforzerò di comprenderti. Dimmi, quali altri visi vorresti?”.
“Altri, ma reali, non finti come quelli che mi mettevi prima, visi umani che sono proprio miei… come quello che mi hanno tagliato con un colpo solo”.
“Ah! credo di cominciare a capire, Signore… ti riferisci al volto dei santi, degli apostoli, delle vergini, dei martiri…”.
“Vedi come non comprendi – sorrise il mio Cristo tristemente – non ne indovini una: Anche questi visi sono miei; ma già li possiedo e nessuno me li nega. No, no… mi riferisco ad altri visi… ma pochissimi oserebbero mettermeli…”.
“Bene, Signore, io oserò senza dubbio, fidati di me…Dimmi…”.
“E va bene! Lo hai voluto tu, ma poi non lamentarti… “.
Fece una pausa, come per prendere forza. Respirò profondamente, dubitò, e, per un attimo, mi sembrò che volesse tornare indietro. Ebbi paura del mio Cristo! Ma ormai non c’era rimedio. Egli già mi chiedeva:
“Ascoltami. Non hai una fotografia del tuo peggior nemico; di chi ti ha tradito, di chi parla sempre male di te; di chi, per sistema, interpreta male ogni cosa che fai o dici; di chi ti ha denunziato, di chi ha messo in carcere tuo fratello; di chi ha approfittato della guerra e ha ammazzato tuo padre?”.
“Cristo, non continuare!”.
“Lo vedi? Non te lo avevo detto? È troppo, vero?”.
“È inumano… è assurdo!… Però, non farmi caso, continua… continua a parlare”.
“Va bene! Hai mai osservato il viso del lebbroso, del mendico sudicio e ripugnante, dell’imbecille, dell’anormale, del pazzo, dell’alcolizzato? …” .
“E mi vuoi dire, Cristo, che questi visi sono tuoi? E che te li metta?”.
“Certo! E me li porrai”.
“Impossibile!”.
“Aspetta, non ho ancora finito! Tieni bene in mente quanto sto per dirti e non dimenticare nessuno dei visi che ti dirò: Pensa a quello del suicida, del blasfemo, della prostituta, del traditore, del criminale, dell’assassino, del vizioso, del degenerato”.
Tacevo, era impossibile rispondere.
“Non hai sentito? Ho bisogno di questi visi sul mio viso “.
“Non so, Signore, non capisco nulla… Questi visi sul tuo viso!… “.
“Si, sul mio viso. E ti meravigli? Ma non vedi che li porto nel mio cuore che è di più, infinitamente di più che avere il loro viso sul mio? Non sai che ho versato il mio sangue per tutti, per tutti, hai capito? per tutti! Guarda, ora cercherò di farti comprendere un po’ quella che fu la Redenzione, ascolta…
lo mi sono volontariamente reso responsabile dei peccati e della degenerazione di tutti gli uomini di ogni epoca…tutto, tutto pesava su di me.
Mio Padre si affacciò dal cielo per guardarmi. Lui si guarda sempre nei miei occhi, sono il suo specchio nel quale si contempla, il suo viso…; Dio non ha un volto visibile, sono io la sua faccia visibile. Si affacciò, dicevo, dal cielo per guardarmi sulla croce e contemplarsi nel mio volto.
Fissò i suoi occhi su di me e il suo dolore fu infinito; sul mio volto vide sovrapposto successivamente e vertiginosamente il viso di tutti, assolutamente tutti gli uomini.
Nel mio viso stavano tutti i visi e cosi rimasi senza faccia.
Dal cielo, durante le tre ore della mia agonia sulla croce, Egli rimase a contemplare, sul mio volto, la sfilata di tutti quei volti. Era orribile, ma intanto io dicevo: “Padre, perdonali, non sanno quel che fanno”.
E mio Padre li perdonava, non li condannava, li amava perché stavano sul mio volto e ne rimanevo privo, perché essi stessi diventavano il mio viso. Non ero solo sulla croce, ne morivo solo: tutti stavate appoggiati a me e tutti siete morti con me.
Avevo innumerevoli, infiniti volti.
Mai si è visto, su uno schermo, una sfilata cosi terribilmente ripugnante e grossolana.
Mio Padre non toglieva gli occhi da me: vide passare sul mio viso quello del superbo, dell’assassino freddo e calcolatore, del settario che cerca di ordire piani contro Dio, labbra ripugnanti col marchio dell’ingiuria, narici curve; e, ancora, il pallore del viso, sguardi turbolenti di misteriose anormalità. Sentivo, sulle mie povere labbra, la droga, l’oppio, l’alito cattivo dell’alcolizzato, il veleno, il vomito, il riso amaro, ricco soltanto di odio, l’agonia, la morte. Come è ridicola l’arte degli uomini e quanto insondabile è l’amore di Dio!”.
Il mio Cristo tacque.
Mi aveva dato la più bella e la più difficile lezione e da allora non è più tornato a parlare.
Non dimenticate, amici, la superficie lisa di questo volto, tagliato con un colpo secco: è un portafotografie vuoto, però già ne conosciamo l’uso!
Amico, hai il viso di qualche nemico che non riesci ancora a perdonare, che ti ha fatto troppo male o te ne fa ancora? Su, coraggio! Sii eroico, prendi questo viso odioso e avvicinalo sempre più a quello di Cristo, sovrapponilo al suo…
Guarda, ora Cristo sta sulla croce con il volto del tuo nemico. Già non puoi più odiarlo!
Ascolta… non senti una voce, la sua, dolcissima:
“Amatevi come io vi ho amato!” e, nel tuo cuore, allora, incomincerà a svegliarsi l’Amore!

 

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