Il mio Cristo rotto

Qualche giorno fa mi sono imbattuta, per caso, in un quaresimale di Padre Ramòn Cuè SJ . Si tratta di un breve testo in forma di racconto che fa riflettere molto sul modo in cui siamo abituati a gestire le nostre vite e sulla nostra scala di valori. Buona lettura a tutti!

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II mio Cristo rotto lo trovai a Siviglia. Lo comprai di giovedì, ma anche Giuda lo vendette di giovedì. Permettetemi una confidenza: la cosa che più mi affascina nell’arte è il viso di Cristo in croce. Le mie preferenze vanno ai Cristo di stile barocco, se volete, ancora più ai Cristo andalusi. Ciò vi spiega perché quel giovedì cercassi, in un mercato, un piccolo Cristo sivigliano. Mi trovavo insieme ad un a-

mico. Anche lui va in cerca di Cristo, anzi, diciamo, cammina dietro a Cristo.
Andammo al mercato, perché il Cristo si può trovare dappertutto: tra chiodi, scarpe vecchie, libri usati, bambole rotte o litografie romantiche; ciò che importa è saperlo cercare, perché Cristo sta in tutte le cose di questo povero insieme che è la vita. Ma, quella mattina, non lo trovammo al mercato; continuammo per la nostra strada e giungemmo al negozio di un antiquario dove, in un certo senso, è più facile trovare un Cristo; ma cercarlo costa di più, perché è un Cristo con tassa di lusso, reso così dai dollari del turismo perché, da quando c’è il turismo, anche Cristo è diventato più caro…
Avevamo già visitato inutilmente parte del negozio…
“Vuole qualcosa, Padre?” ci domandò il proprietario. “Guardare e girare un po’ fra queste belle cose, nient’altro” risposi.

Improvvisamente davanti a me, posato su un tavolo ad incrostazioni, vidi un Cristo senza croce! Stavo per piombarvi sopra, ma riuscii a dominarmi: avevo visto il mio Cristo! Lo guardai di sfuggita… mi aveva conquistato fin dal primo istante. Non era proprio quello che credevo di cercare: era un Cristo interamente rotto, ma, per questo stesso fatto, mi affascinava, non so perché. Finsi indifferenza mentre il mio sguardo si posava su altri oggetti, fino a che le mie due mani non si impadronirono del Cristo…; dovetti dominare le mie dita che voleva- no accarezzarlo! Non ero stato ingannato dai miei occhi! Era il mio CRISTO ROTTO!

Informe massa amorfa… mutilata, non aveva più croce; gli mancava mezza gamba, un braccio intero e, anche se aveva la testa, aveva perduto il viso. Continuavo a pensare: Sarà troppo caro? Bisognava decidersi. Domandai il prezzo di varie cose, poi con indifferenza chiesi: “E questo?”. Non osavo chiamarlo Cristo, tanto era mutilato… era quasi più una cosa che un uomo. “E questo?”.

Forse, chiedendo cosi avrei avuto un prezzo più economico, ma mi sbagliavo. L’antiquario incominciò ad elogiarne la fattura, dichiarandolo un autentico gioiello d’arte. “Ma…. così rotto?”. Risposi.

“Che importa! Conosco un amico capacissimo di restaurarlo perfettamente… lei vedrà… si fidi…” diceva, ed intanto lo aveva preso tra le mani, lo accarezzava; ma non accarezzava il Cristo, accarezzava la mercanzia che gli si sarebbe trasformata in sonante denaro. Insistetti ancora: “Quanto?”.

Fece una pausa. Guardò ancora il Cristo, finse di provare dolore nel separarsi da lui e poi disse: “Proprio un affare! Non ci guadagno nulla, sa Padre? Facciamo £ 300.000”.

Sussultai… E incominciammo mercanteggiare su di un Cristo: lui, il venditore, esaltava il valore del Cristo per venderlo, io, sacerdote, ne diminuivo i pregi perché mi diminuisse il prezzo. Disputammo sul Cristo come se fosse una mercanzia! Però, quante volte vendiamo e compriamo il Cristo, ma non un Cristo di legno, bensì di carne… nel nostro prossimo! Mi ricordai di Giuda. Non era stata anche quella una compravendita di Cristo? Indubbiamente, anche Giuda avrebbe voluto più denaro mentre i sacerdoti tiravano sul prezzo…

Poi cedemmo da ambedue le parti, come avvenne tra Giuda e i giudei… e chi perdette, come sempre, fu il Cristo: ne risultò deprezzato: me lo lasciò per 100.000 lire. Prima di andarmene, chiesi all’antiquario se conoscesse il perché di quelle orrende mutilazioni. Non ricordava bene, ma, secondo lui, risalivano a una profanazione durante il periodo della guerra di Spagna. Lo avevo immaginato! Strinsi a me il Cristo con affetto e scesi

in strada… Finalmente di sera, chiusi la porta della mia camera e mi trovai solo, faccia a faccia con il mio Cristo.
Povero Cristo, insanguinato, mutilato… vedendolo così osai domandare: “Cristo, chi ha osato ridurti cosi? Non hanno tremato quelle mani, quando strapparono le tue dalla croce, brutalmente? Che faccia fece quando guardò la tua? Ascoltami, che ne è di lui? Vive ancora? Dov’è? Si è pentito? Che farebbe oggi se ti vedesse nelle mie mani?”.

“Taci!” mi ordinò una voce invisibile e imperiosa!

“Domandi troppo! Come siete voi uomini! Quando si tratta dei peccati altrui non vi manca – no davvero – né domande né curiosità… ma soprattutto quanto costa agli uomini imparare a dimenticare! Credete abbia un cuore piccolo e meschino come il vostro?

Taci e non chiedermi più nulla su colui che mi mutilò. Che sai tu? cosa credete di sapere voi uomini? Lascia… io ho già perdonato! lo dimentico subito i peccati di colui che si pente. Perdono completamente, non facendo meschini baratti come fate voi! Non sono come voi uomini!”.

“Sì, Signore, insegnami a dimenticare e a perdonare!”.
Ma il Cristo continuò: “Ascoltami: perché di fronte alle mie mutilazioni ti ricordi di quelli che, nella guerra del ‘36, mutilarono le mie immagini e non pensi a quanti feriscono e mutilano gli uomini, loro fratelli, nella guerra? Qual è il maggior peccato? Mutilare un’immagine di legno o una vera di carne nella quale palpito e vivo io per la grazia del battesimo? Ipocriti!

Vi strappate le vesti di fronte al ricordo di quelli che mutilano le immagini di legno, ma stringete la mano e rendete onori a quanti, fisicamente o moralmente, mutilano il Cristo vivo nei fratelli!”.

Rimanevo confuso, senza parole. La sua voce mi tormentava! Per uscire da questo cerchio d’angoscia in cui mi trovavo stretto, e… per rimanere bene col mio Cristo, mi venne in mente di dire: “Ascolta, ti manderò a farti restaurare. Non voglio, non posso vederti mutilato, vedrai, ti manderò a restaurare anche se ciò dovesse co- starmi un patrimonio! Tu meriti tutto! Mi fa soffrire vederti cosi… domani stesso… Vero che approvi? che ti piace il mio piano?”. “No non mi piace affatto” rispose il Cristo con voce secca e dura: “Restaurarmi? Te lo proibisco! Sei come tutti gli altri e parli troppo!”.

Ci fu una pausa di silenzio angoscioso. Poi un ordine tagliente come un raggio venne a spezzare il silenzio. “Te lo proibisco! Mi senti?”. “Si, Signore, te lo prometto, non lo farò”.

“Grazie” mi rispose il Cristo, con profonda dolcezza. Il suo tono tornò a darmi fiducia: “Perché non vuoi? Non ti capisco, sai!”.

“Già, me ne accorgo!”. “Non vedi, Signore, che mi addolora vederti cosi mutilato ogni volta che ti guardo? Non comprendi che mi fa soffrire?”.

“Questo è ciò che voglio! che, al vedermi rotto, tu possa ricordarti di tanti tuoi fratelli che vivono insieme a te, rotti, indigenti, mutilati; senza braccia perché non hanno possibilità di lavoro; senza piedi perché hanno loro tagliato la strada; senza faccia perché hanno tolto loro l’onore…. dimenticati da tutti… Non restaurarmi. Chissà, se vedendomi così, penserai a loro e soffrirai per loro! Rotto e mutilato ti voglio servire come chiave per il dolore degli altri”.

La voce del mio Cristo continuava come l’eco di un vecchio eterno lamento: “Guarda, ci sono molti, moltissimi cristiani che si disperdono in devozioni, baci, fiori su un Cristo bello e dimenticano i loro fratelli, gli uomini, Cristi brutti, vecchi, rotti e sofferenti. Questo io non posso accettarlo!

Ora stesso, in questi ultimi giorni di quaresima e nei prossimi della settimana santa, in ogni città si sprecano le manifestazioni d’amore per i bei Cristi crocifissi, ma questo non basta, questo non vale se manca l’amore al prossimo sofferente.

Ci sono molti cristiani che tranquillizzano la loro coscienza, baciando un Cristo bello, opera d’arte, mentre offendono il piccolo Cristo di carne che è il loro fratello. Questi baci mi ripugnano! Mi fanno schifo! Li tollero forzatamente sui mi piedi intagliati di legno, ma mi feriscono il cuore!

Avete troppi Cristi belli, troppe opere d’arte della mia immagine crocifissa e correte il pericolo di rimanere nell’ambito dell’opera d’arte. Un Cristo bello può essere un pericoloso rifugio in cui ci si può nascondere per sfuggire al dolore altrui, tranquillizzando, allo stesso tempo, la coscienza…

Un falso cristianesimo! Per questo, dovreste avere più di un Cristo rotto! Uno all’entrata di ogni chiesa, uno in ogni settimana santa che vi gridi, con le sue membra rotte e con la sua faccia informe, il dolore e la trage- dia della mia seconda Passione nei miei fratelli, gli uomini.

Per questo ti supplico: Non restaurarmi! lasciami rotto, sopportami rotto. Dammi un bacio!”.

“Si, Signore, te lo prometto! Non ci sarà forza che mi separi da te”.
Un bacio su quell’unico piede fu la firma della mia promessa. Da oggi vivrò con un Cristo rotto!

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