Le ceramiche di Caltagirone e la bella Taormina

Veduta dal Belvedere di Taormina

Veduta dal Belvedere di Taormina

Dopo due giorni trascorsi nel catanese, siamo costretti a dover fare strada verso casa. Non volendo rifare la strada dell’andata tra curve e paesini montani, decidiamo di fare una sosta a Taormina, così da prendere l’autostrada Messina-Palermo, molto più agevole.
Taormina è una bellissima città situata sul monte Tauro, sospesa tra cielo e mare. È una delle tappe obbligate per chi decide di fare un giro in Sicilia.
Non appena arrivati  siamo costretti a posteggiare in un parcheggio a 2 piani , un pò abbozzato, dalle salite ripide e pieno di curve e a prendere una navetta stracolma di gente e priva di aria condizionata.  L’inizio della nostra passeggiata in effetti non è stato proprio il massimo!
Non appena arrivati sul corso principale, c’è tanta di quella gente che è  difficile camminare e il caldo comincia a farsi sentire.
Ogni vicolo di Taormina nasconde uno scorcio da immortalare o qualche cosa da scoprire .
Vicolo di Taormina

Vicolo di Taormina

Inaspettatamente mi accorgo di alcune ceramiche  di Caltagirone esposte in bellavista. Noi , in dialetto, le chiamiamo graste.
  La città di Caltagirone, proclamata patrimonio UNESCO qualche anno fa, ha una specifica vocazione per le ceramiche. Secondo alcuni, proprio il nome Caltagirone deriverebbe dall’arabo Qal’at al Ghiran che significa rocca dei vasi.
Alcune ceramiche  rappresentano volti di uomini arabi o donne dai tratti dolci ed affascinanti.
Dietro queste graste, impiegate per abbellire ingressi, salotti e ambienti casalinghi, c’è una leggenda.
Le caratteristiche cermiche di caltagirone

Le caratteristiche ceramiche di Caltagirone

Si narra che nel quartiere palermitano della Kalsa, durante la dominazione araba, vi abitasse una donna di straordinaria bellezza  che era solita trascorrere le giornate a prendersi cura dei fiori del suo balcone.Un giorno, un giovane moro, passando, per caso, sotto il balcone della donna, non potè fare a meno di notarla,innamorandosene perdutamente.  Senza troppo pensare, le  dichiarò  il suo amore e la giovane donna, dopo alcuni momenti di tentennamento, ricambiò il sentimento.

 Purtroppo, però,  il giovane moro non aveva raccontato  con la stessa sincerità di    essere sposato e di avere anche dei figli.Quando la donna capì che l’uomo che lei amava, avrebbe lasciato l’isola per tornare in Oriente, attese la notte e lo uccise, decapitandolo.
La donna fece una “grasta” in cui piantò il basilico e lo mise fuori dal balcone insieme alle altre piante. In questo modo, il giovane moro rimase sempre con la donna. Il basilico, innaffiato dalle sue lacrime, crebbe rigoglioso al punto da creare invidia agli abitanti del quartiere che da quel momento si fecero fabbricare vasi con fattezze di moro.

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