Notte amica

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Questa sera vi propongo un passo delle lettere dal deserto di Carlo Caretto,uno scrittore che amo molto perché mi spinge a meditare e a riflettere.
Proprio qualche giorno fa, ho fatto un ‘esperienza veramente incredibile. Probabilmente, a seguito della potente ondata di caldo che ha investito le nostre città, nella località dove mi trovo, c’e stato un black out che è durato un’intera notte. Ciò ha comportato non soltanto la mancanza di corrente elettrica nelle case,ma anche per strada. Interi quartieri sono rimasti al buio fino all’indomani, un buio pesto di cui mai avevo fatto esperienza. Ad illuminare, seppur fiocamente, vi eraun meraviglioso manto di stelle. Il cielo sembrava una coperta trapuntata di tante piccole lucine. Stando con lo sguardo rivolto all’insu’, mi è venuta  in mente questa pagina di Carretto che mi ha aiutato a valorizzare quella notte tenebrosa per molti, predisponendo la mia anima alla contemplazione e alla preghiera.
Buona lettura e sogni d’oro.

Quando venni nel Sahara, cinque anni fa, non amavo la notte. Essa era in me troppo legata al modo di vivere europeo, che non è certo il migliore e soprattutto è il meno adatto a farci conservare la calma e i nervi distesi.
Notte significa, per molti, fatica da aggiungere a quella del giorno; per altri dissipazione, per altri ancora insonnia, noia e cose del genere: il tutto sotto la grande insegna estenuante delle luci artificiali.
Qui è tutt’altra cosa.
La notte è innanzitutto riposo, vero riposo. Al tramontar del sole la natura si placa, si distende come sotto l’azione di un improvviso cenno divino.
Il vento che ci ha accompagnato col suo urlo e la sua rabbia quasi tutto il giorno, cessa, il caldo si mitiga, l’atmosfera si fa chiara e tersa, e ovunque si stende una grande pace, come se elementi e uomini volessero rifarsi dopo la gran battaglia del giorno e del sole.
Sì, la notte quaggiù è un’altra cosa; non ha perduto la sua verginità, il suo mistero: è rimasta come Dio l’ha fatta, creatura sua, apportatrice di bene e di vita.
Finito il lavoro, fermata la carovana, ti stendi sulla sabbia con una coperta sotto il capo e resti così a respirare lungamente e saporosamente la brezza che ha preso il posto di quel nemico, arido e infuocato vento del giorno.
Poi ti allontani dall’accampamento e vai sulle dune per la preghiera. Il tempo passa non turbato dalla fretta né dall’orologio. Nessun impegno ti assilla, nessun rumore ti disturba, nessun importuno ti attende; il tempo è tutto tuo. Ti sazi così di preghiera e di silenzio mentre nel cielo si accendono le stelle.
Chi non ha visto non può credere ciò che sono le stelle per il deserto! Sarà anche la mancanza assoluta di luci artificiali e la vastità immensa dell’orizzonte ad aumentarne il numero e il fulgore: è certo che è uno spettacolo impressionante.
Solo il fuocherello dell’accampamento sul quale bolle l’acqua per il the e sotto il quale cuoce il pane per la cena s’inquadra con una luce discreta e guizzante in tutto quello scintillio di cielo.
Mi sono bastate le prime notti vissute quaggiù per chiedere d’urgenza libri di astronomia e carte del cielo; e per mesi e mesi ho occupato il mio tempo libero a rendermi un tantino conto di ciò che mi transitava lassù, nelle profondità abissali del cosmo.

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