I cercatori di giada…

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Ricordo ancora un mio vecchio professore di università che, spiegando l’ermeneutica della sua disciplina, quasi a voler fissare le ultime parole diceva: c’è una grande storia, ricca di date, battaglie, rivoluzioni, eroi ma ricordate che c’è anche la microstoria, quella di cui s’interessano in pochi. E’ la storia della gente comune che ha vissuto, ha lavorato, ha instaurato relazioni e ha dato, a volte, il contributo più doloroso spendendo la propria vita per i sogni e ideali.

Le parole di questo professore di storia moderna mi ritornano alla mente, tutte le volte che rifletto su ciò che ci circonda: sulle guerre, ad esempio, portate avanti dalla follia di uomini che bramano, desiderano potere e sono disposti a tutto pur di averlo, quando mi accorgo che ci sono uomini disposti a commettere crimini legalizzati pur di portare a frutto il proprio tornaconto personale, quando osservo, anche da lontano, i sacrifici della povera gente per “tirare a campare”.

Vi racconto una storia.

Hkum Mai ha speso la sua vita in miniera alla ricerca di una vita meno povera e più dignitosa. Lavorare in miniera non è certo una passeggiata, ancor di più se si tratta di una miniera di giada. Per sopportare il dolore, per non arrendersi alla fatica e al duro lavoro della miniera, ha iniziato a consumare eroina.

“Sono diventato tossicodipendente per sopportare il dolore. Tutti i miei amici dicevano che l’eroina serviva ad alleviare la fatica. E il lavoro che facevamo era duro, molto duro. Scavavo con la speranza che a ogni colpo di piccone avrei trovato giade. Volevo diventare ricco, era il sogno di tutti. Cercavamo una via d’uscita dalla povertà”.

La storia di Hkum Mai non è un caso isolato. Si stima che circa l’80 per cento dei minatori del Kachin siano tossicodipendenti e siero positivi. I minatori del Kachin lavorano in condizioni terribili. Ma non importa a nessuno dato che le giade vengono pagate oltre 100 dollari al chilo a fronte dello stipendio di meno di un dollaro di un minatore.

L’eroina poi viene venduta a prezzi bassissimi, addirittura acquistata dai padroni delle miniere come una sorta di farmaco per i propri lavoratori e, ironia della sorte, è possibile acquistarla anche in delle apposite botteghe vicino alla miniera. Così non deve di certo sconvolgere se si trovano cumuli di siringhe. Accade anche che chi dovrebbe proteggere e tutelare i lavoratori, non lo faccia. Chi dovrebbe aiutare la povera gente, come le forze dell’ordine, preferisca intascare mazzette. Gli aghi puliti scarseggiano e dunque i minatori sono costretti a scambiarseli. la percentuale di sieropositivi è in costante crescita.

Secondo l’attivista Nding La Ja, lo stato non ha interesse a salvare i Kachin, essendo una minoranza etnica di religione cristiana: “Un proiettile può uccidere una sola persona, ma questa droga uccide coppie, bambini, anziani, un intero popolo: stanno usando l’eroina come un arma”.

Ma cosa importa se è possibile intascare milioni di dollari…c’è sempre qualcuno che deve pagare.

IA man polishes a piece of jade at the Jade market in Mandalay

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5 pensieri su “I cercatori di giada…

  1. Purtroppo storie di questo tipo, in cui il profitto e lo sfruttamento poggiano sulla disperazione, sono sempre più frequenti nei paesi “poveri”. E se ne parla sempre troppo poco.
    Grazie a te per averla condivisa.
    Emanuele

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