WIslawa Szymborska: la fiera dei miracoli e altre poesie

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Oggi vi presento una delle mie poetesse preferite. Si tratta di WIslawa SZymborka, scomparsa due anni fa. Amo il suo modo di scrivere perché i suoi versi liberi, sebbene affrontino tematiche esistenziali e dure, riescono a trasmettere una dimensione d’incanto.
WIslawa nasce il 2 luglio del 1923 a KOrnik. Nel 1931 si trasferisce a Cracovia con la famiglia, una città alla quale sarà sempre particolarmente legata. Con lo scoppio del Secondo conflitto mondiale, WIslawa prosegue i suoi studi liceali in forma clandestina, riuscendo nonostante tutte le difficoltà a diplomarsi nel 1941. Due anni dopo, inizia a lavorare come dipendente delle ferrovie, riuscendo ad evitare la deportazione. È proprio in questo periodo che comincia la sua carriera di letterata e artista, collaborando come illustratrice per un libro grazie anglosassone.
A partire dal 1945, inizia a frequentare corsi di letteratura polacca e sociologia presso l’Università di Jagellonica, non riuscendo a conseguire la laurea a causa di profonde ristrettezze economiche. In questo periodo incontra Czesław Miłosz, che la influenzò profondamente. Due anni dopo sposa Adam Włodek, dal quale divorzia nel 1954. A partire dagli anni 50, lavora come segretaria per una rivista didattica, muovendo ancora pochi passi come illustratrice di libri. Dopo il divorzio, sposa lo scrittore e poeta Kornel Filipowicz.
La prima raccolta di poesie di WIslawa venne pubblicata nel 1952. Il titolo era certamente paradigmatico|: “Per questo viviamo”, Dlatego żyjemy.

Molti dei suoi componimenti, prima del 52, non vennero pubblicati per motivi di carattere ideologico. I suoi testi non avevano superato la censura e tradivano la mancanza dei valori socialisti. Sebbene WIslava non condivideva la politica socialista, almeno per i primi tempi fu costretta a rimanerne fedele. Firmò petizioni politiche e in alcuni componimenti della raccolta del 1952 non poté fare a meno di elogiare Stalin,Lenin e il realismo socialista. Ben presto prese le distanze dall’ideologia socialista ed anche dalle raccolte di poesie di quel tempo, definendole un peccato commesso in gioventù. Nella sua riflessione, è interessante la raccolta “Domande a me stessa” del 1954.

Dal 1953 al 1966 fu redattrice del settimanale letterario di Cracovia «Życie Literackie» («Vita letteraria»), al quale ha collaborato fino al 1981. IL vero successo,però, sarebbe arrivato soltanto con la sua terza raccolta poetica, Wołanie do Yeti (Appello allo Yeti), del 1957.
Negli anni ottanta , collabora al periodico samizdat «Arka» con lo pseudonimo «Stanczykówna» e a «Kultura».
Nel 1996 è stata insignita del Premio Nobel per la letteratura «per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d’umana realtà».

La sua ultima raccolta è del 2005 ed ha venduto oltre quarantamila copie in due mesi circa.

MUore a CRacovia il 19 febbraio 2012.

Il critico REich RAnicki afferma che WIslawa SZymborska sia stata la poetessa più rappresentativa della sua nazione, la cui poesia lirica, ironica e profonda, tende verso la poesia lirica filosofica.

La fiera dei miracoli

Un miracolo comune:
l’accadere di molti miracoli comuni.

Un miracolo normale:
l’abbaiare di cani invisibili
nel silenzio della notte.
Un miracolo fra tanti:
una piccola nuvola svolazzante,
che riesce a nascondere una grande pesante luna.
Più miracoli in uno:
un ontano riflesso sull’acqua
e che sia girato da destra a sinistra,
e che cresca con la chioma in giù,
e non raggiunga affatto il fondo
benché l’acqua sia poco profonda.
Un miracolo all’ordine del giorno:
venti abbastanza deboli e moderati,
impetuosi durante le tempeste.
Un miracolo alla buona:
le mucche sono mucche.
Un altro non peggiore:
proprio questo frutteto
proprio da questo nocciolo.
Un miracolo senza frac nero e cilindro:
bianchi colombi che si alzano in volo.
Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti:
oggi il sole è sorto alle 3,14
e tramonterà alle 20.01
Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:
la mano ha in verità meno di sei dita,
però più di quattro.
Un miracolo, basta guardarsi intorno:
il mondo onnipresente.
Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
l’inimmaginabile
è immaginabile.

La gioia di scrivere

Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
Ad abbeverarsi ad un’acqua scritta
che riflette il suo musetto come carta carbone?
Perché alza la testa, sente forse qualcosa?
Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,
da sotto le mie dita rizza le orecchie.
Silenzio – anche questa parola fruscia sulla carta
e scosta
i rami generati dalla parola “bosco”.

Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
lettere che possono mettersi male,
un assedio di frasi
che non lasceranno scampo.

In una goccia d’inchiostro c’è una buona scorta
di cacciatori con l’occhio al mirino,
pronti a correr giù per la ripida penna,
a circondare la cerva, a puntare.

Dimenticano che la vita non è qui.
Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
Un batter d’occhio durerà quanto dico io,
si lascerà dividere in piccole eternità
piene di pallottole fermate in volo.
Non una cosa avverrà qui se non voglio.
Senza il mio assenso non cadrà foglia,
né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.

C’è dunque un mondo
di cui reggo le sorti indipendenti?
Un tempo che lego con catene di segni?
Un esistere a mio comando incessante?

La gioia di scrivere
Il potere di perpetuare.
La vendetta d’una mano mortale.

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3 pensieri su “WIslawa Szymborska: la fiera dei miracoli e altre poesie

      • anni fa commentai una poesia della Szymborska:
        UNA POESIA DI WISLAWA SZYMBORSKA
        [polacca, premio Nobel per la letteratura nel 1996]
        LA FINE E L’INIZIO

        Dopo ogni guerra
        c’e’ chi deve ripulire.
        In fondo un po’ d’ordine
        da solo non si fa.

        C’e’ chi deve spingere le macerie
        ai bordi delle strade
        per far passare
        i carri pieni di cadaveri.

        C’e’ chi deve sprofondare
        nella melma e nella cenere,
        tra le molle dei divani letto,
        le schegge di vetro
        e gli stracci insanguinati.

        C’e’ chi deve trascinare una trave
        per puntellare il muro,
        c’e’ chi deve mettere i vetri alla finestra
        e montare la porta sui cardini.

        Non e’ fotogenico
        e ci vogliono anni.
        Tutte le telecamere sono già partite
        per un’altra guerra.

        Bisogna ricostruire i ponti
        e anche le stazioni.
        Le maniche saranno a brandelli
        a forza di rimboccarle.

        C’e’ chi con la scopa in mano
        ricorda ancora com’era.
        C’e’ chi ascolta
        annuendo con la testa non mozzata.
        Ma presto
        gli gireranno intorno altri
        che ne saranno annoiati.

        C’e’ chi talvolta
        dissotterrerà da sotto un cespuglio
        argomenti corrosi dalla ruggine
        e li trasporterà sul mucchio dei rifiuti.

        Chi sapeva
        di che si trattava,
        deve far posto a quelli
        che ne sanno poco.
        E meno di poco.
        E infine assolutamente nulla.

        Sull’erba che ha ricoperto
        le cause e gli effetti,
        c’e’ chi deve starsene disteso
        con la spiga tra i denti,
        perso a fissare le nuvole.

        Con riferimento all’ultima guerra mondiale ed a tutte le guerre.
        E’ anche la scena che si presenta a quelli che accorrono dopo un attentato terroristico. Non c’è bisogno di una guerra.
        Noi ci troviamo in questa strofa:

        “Chi sapeva
        di che si trattava,
        deve far posto a quelli
        che ne sanno poco.
        E meno di poco.
        E infine assolutamente nulla.”

        sulla difficoltà a trasmettere i ricordi alle generazioni future.

        biografia di: WISLAWA SZYMBORSKA
        http://members.xoom.virgilio.it/mailinv … borska.htm

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