Lucia: il martirio e il culto. Seconda parte

Era il tempo in cui i cristiani venivano perseguitati. Vi erano stati una serie di editti che condannavano il cristianesimo e quanti lo professavano. Lucia, avendo rifiutato il suo pretendente, venne denunciata e dovette sostenere di fronte all’arconte Pascasio la sua fede con fermezza e coraggio. Venne minacciata di essere esposta fra le prostitute, provarono a costringerla ma le fonti raccontano che il corpo di Lucia divenne così pesante da rendere impossibile lo spostamento. L’arconte tentò ogni strada per farla abiurare ma senza alcun successo. Le fece preparare un fuoco alimentato da resina, pece ed olio per fare in modo che Lucia fosse consumata il prima possibile. Le fiamme ardevano ma non toccavano la vergine. La santa non si piegò ad alcun tormento. Inginocchiatasi, venne decapitata. Prima di morire annunciò che Diocleziano sarebbe stato destituito e che la Chiesa avrebbe goduto di un periodo di pace.

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La Santa viene di solito ritratta con degli occhi su un piatto e  un pugnale conficcato in gola. Essi richiamano la modalità del martirio che secondo gli atti latini non avvenne per decapitazione ma per jugulatio.

Una testimonianza del 1646 racconta di una quaglia che fu vista volteggiare all’interno della cattedrale nel corso di una celebrazione eucaristica. La colomba venne interpretata come un segno della fine della carestia. Si racconta, nella stessa giornata, il 13 maggio 1646, dell’arrivo in porto di un bastimento carico di cereali. Questo miracolo venne attribuito a Santa Lucia, perché la popolazione aveva rivolto preghiere di intercessione affinché cessasse la carestia.

Questo episodio spiega perché il 13 dicembre, il dies natalis dovrebbe essere un giorno di preghiera, di astensione dal pane e dalla pasta.

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