Le parole oltre il convento: le lettere di Tomasina Fieschi

Per adesso non dico in ve mando altro che Christo vostro, suave e giocondo comò alla  vera amante e sposa novella e questo ve basta. (…) Or non altro che Christo benedito in vostro core, amandolo da puro e affogato amore, bramando e cridando semper: Amor, amore mio.

                                             Epistola 30.

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Ci troviamo a Genova, nella seconda metà del Quattrocento. La città è devastata da lotte intestine che ne compromettono la stabilità e l’equilibrio. Molti intellettuali vengono esiliati, altri semplicemente ridotti al silenzio.  In un simile quadro s’inserisce suor Tomasina Fieschi, appartenente al monastero cittadino dedicato ai Santi Giacomo e Filippo.

Tomasina  era figlia di Innocenzo Fieschi di Savignone ed era stata sposa di Francesco Fieschi, un ricco ed influente mercante. Dunque la sua vocazione non nasce, come si potrebbe essere indotti a pensare fin dalla più giovane età, ma pian piano nel corso del tempo. Mariola, il nome di battesimo di suor Tomasina, fa esperienza  diretta della degenerazione progressiva di Genova. le lotte violente tra dogato e magistrature e tra le diverse fazioni condurrà la famiglia dei Fieschi alla perdita progressiva dei propri possedimenti e alla morte del marito di Mariola, ucciso dai Turchi.

Tra le amiche di Mariola, c’è una monaca di nome Caterina, appartenente all’ordine delle Domenicane osservanti del Corpus Christi .Le due donne, legate da una profonda amicizia, si troveranno altresì legate da una comunanza d’intenti spirituali e pastorali, anche se con delle profonde differenze. Mentre Caterina  è pervasa da un’intensa attività spirituale al punto da non riuscire ad esprimere ciò che prova nel suo cuore, Tomasina comincerà a scrivere per raccontare non solo di se stessa, ma anche di Dio e della sua relazione con lui. La scrittura diventerà per Tomasina uno strumento di rielaborazione non solo del proprio vissuto ma principalmente un modo, essendo monaca di clausura, per raggiungere il mondo esterno. Si tratta di “visitazioni” ossia di lettere che cercano di dare supporto, consolazione a quanti si trovano in difficoltà. ma l’operazione pastorale di Tomasina non si ferma qui. Sono state ritrovate quarantadue lettere indirizzate a consorelle, laici, secolari, giovani, aristocratici che vengono spinti a riflettere sui pericoli del potere e sulla violenza che ne scaturisce.  Ci sono, però, anche delle l delle lettere indirizzate  all’unico  figlio, ancora in vita di Tomasina, fra Filippo. Tra i due comincia un intenso scambio epistolare che chiama in causa non soltanto l’amore tra una mamma ed il proprio figlio, ma anche la sollecitudine di una monaca nei confronti di un giovane frate alla prima esperienza con il mondo della teologia scolastica.

Le lettere di Tomasina ci permettono di penetrare all’interno di una storia culturale che diviene microstoria, un intreccio incredibile di soggettività e mondo esterno all’interno di una macro storia, fatta di avvenimenti, guerre  e date.

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Un pensiero su “Le parole oltre il convento: le lettere di Tomasina Fieschi

  1. Considerando i tempi in cui è vissuta, Tomasina è diventata suora per vera vocazione e non perché costretta dalle leggi, come nel romanzo che ho letto della Agnello Hornby “La monaca”, per cui il suo trasporto (vero) religioso appare già da queste poche righe, le leggo ora per la prima volta.

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