L’ultima lezione

 

Poesie-per-le-maestre

 

 

L’insegnamento è una cosa seria. Non può essere qualcosa d’improvvisato, condotto alla meno peggio.Non basta la preparazione ed essere “un pozzo di scienza” se non si è in grado di trasmettere la conoscenza. Non si può avere la pretesa di insegnare qualcosa all’altro, se non lo si guarda,  negli occhi, con il cuore aperto.

Mi rendo conto che questa visione potrebbe sembrare fantascientifica ma parto dal presupposto che ciascun di noi ha una storia  che è giusto prendere in considerazione. L’insegnante deve essere sollecito ad aiutare gli alunni, a tirar fuori il potenziale che c’è in loro, non secondo la mera logica della promozione o della bocciatura, ma in relazione al proprio orizzonte di senso perché lo studio, finalizzato a se stesso, è tempo perso.

Studiare, non significa imparare a memoria le quindici pagine di storia per l’interrogazione, significa imparare a leggere la realtà, ad interpretarla.  Tutti gli alunni, nessuno escluso, dovrebbero essere aiutati a riflettere su stessi, sulla realtà presente, a pensare al proprio futuro e, perché no, anche a sognarci un po’ sopra. Quante volte ci siamo trovati di fronte persone che purtroppo non sognano, giovani e meno giovani che non riescono a distinguere il desiderio dal bisogno.

Un bellissimo contributo sull’argomento è stato offerto, ormai qualche tempo fa, da Randy Pausch con un libro che è stata anche una conferenza dal titolo ” The Last Lecture”.

Negli ambienti accademici americani si è soliti, prima di concludere con l’insegnamento per limiti di età, impartire un’ultima lezione. Randy, all’epoca poco più che quarantenne, di certo non avrebbe pensato di dover tenere la sua ultima lezione in breve tempo. Un cancro lo stava lentamente consumando… Era opportuno che concentrasse tutte le sue energie per l’ultima occasione che avrebbe avuto. Di cosa avrebbe parlato?

I sogni dell’infanzia…

Chi mi conosce a volte si lamenta del fatto che per me le cose sono bianche o nere. In effetti, qualche mio collega potrebbe dire: “Se cerchi un consiglio netto, o bianco o nero, vai da Randy. Ma se cerchi un’idea o un consiglio che abbia una qualche sfumatura, non è lui la persona giusta”.

Okay, ammetto di essere colpevole, e da giovane ero peggio. Dicevo che la mia scatola di pastelli conteneva solo due colori: bianco e nero. Credo sia questo il motivo per cui mi piace l’informatica, perché quasi tutto è vero o è falso.

Invecchiando, però, ho imparato a capire che una scatola di pastelli ha più colori. Ma penso ancora che se si vive la vita nel modo giusto, il bianco e nero si consumeranno prima degli altri colori.

In ogni caso, qualsiasi sia il colore, amo i pastelli.”

Leggendo questo libro,  struggente ed intenso, commovente fino alle lacrime,  mi sono resa conto che, nonostante le enormi difficoltà contingenti, per quanto sia possibile, è opportuno vivere la propria vita godendo  delle persone che incrociamo lungo il cammino, quelle stesse persone che danno sapore e senso alle nostre giornate.

Per chi volesse guardare il video della conferenza, ecco a voi il link:

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2 pensieri su “L’ultima lezione

  1. C’è chi fa dell’insegnamento una professione, chi un mezzo per arrotondare le entrate finanziarie e chi una vocazione.Nel primo caso c’è come prioritario lo stipendio e poi la voglia di essere utili agli altri, nel secondo caso solo un aspetto economico fregandosene del danno che si provoca. Nel terzo caso l’obbiettivo principe è quello di formare gli uomini e le donne di domani spendendo tutte le proprie energie e le proprie conoscenze; certo bisogna anche vivere e quindi un pensiero va rivolto anche alla retribuzione.

    • L’insegnante ha il privilegio, che è anche un dono, di farsi compagno di cammino degli alunni, piccoli o grandi che siano…Le parole di un buon insegnante si ricordano anche quando si è ormai avanti negli anni.

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