Biscotti di mandorle e mele

È trascorso tanto tempo da quando ho pubblicato l’ultima ricetta. Oggi condivido con voi una ricetta super dietetica e buonissima a base di farina di mandorle, mele e sesamo. Non ci sono zuccheri, vanillina o lievito. Quando l’ho letta per la prima volta, ero abbastanza scettica ma successivamente mi sono dovuta ricredere!

Ingredienti:

250 grammi di farina di mandorle

2 mele

Sesamo a.b.

Un pizzico di sale

Procedimento:

Per prima cosa sbucciate le mele, tagliatele a pezzetti e bollitele. Non appena pronte, schiacciatele con una forchetta. Non buttate il succo.

In una terrina versate 250 grammi di farina di mandorle, le mele. Aggiungete un pizzico di sale e un cucchiaio di acqua proveniente dalle mele bollite.

Foderate una teglia con carta forno e cominciate a fare delle palline che immergerete nel sesamo e poi riporrete nella teglia.

Infornate a 180 gradi per 30 minuti. Il risultato è sorprendente: un biscotto veramente leggero e gustoso.

Sullo stato attuale dell’umano

In queste ultime ore ho ricevuto tanti messaggi di buon anno, un 2022 che di spera essere diverso ma in realtà a cambiare in maniera radicale dovremmo essere noi…

Condivido una riflessione molto interessante della Candiani che afferma che “il Coronavirus siamo noi, indifferenti alla distruzione del pianeta. Indifferenti all’ invasione costante di habitat non nostri. Indifferenti al disgelo dei ghiacci artici che conservano da secoli chissà quali batteri. Indifferenti alla spettacolarizzazione costante di tutto. Alla mancanza di silenzio. Di ascolto senza consigli. All’ attesa quieta per poter capire”.( cit. Questo immenso non sapere).

Dobbiamo cambiare noi tutti, ogni singolo essere umano su questa terra. Non il fantomatico sistema, i vertici. Tutti.

Imparare a scoprire l’umano buono che c’è in noi, capace di azioni meravigliose, di rispetto nei confronti della casa comune, di accoglienza e condivisione nei confronti della vita, questi dovrebbero essere gli obiettivi da perseguire.

Nuove prospettive per il 2022

Per questo nuovo anno ti auguro di poter afferrare la vita nei suoi frammenti d’eternità, di scoprirti meraviglioso germoglio di luce e amore.

Ti auguro di saper ricominciare sempre, nonostante tutto.

Ti auguro uno sguardo aperto, sollecito, attento alle vibrazioni del mondo.

Ti auguro un cuore aperto e libero, pronto ad accogliere tutto.

Sii per te stesso e per gli altri uno splendido nido in cui tornare.

Buon 2022!Con affetto Daniela

Kintsugi: una riflessione per il 2021


“Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell’oro. Essi credono che quando qualcosa abbia subito una ferita ed abbia una storia, diventi più bella. Questa tecnica è chiamata “Kintsugi.”
Oro al posto della colla. Metallo pregiato invece di una sostanza adesiva trasparente. E la differenza è tutta qui: occultare l’integrità perduta o esaltare la storia della ricomposizione? Chi vive in Occidente fa fatica a fare pace con le crepe. “Spaccatura, frattura, ferita” sono percepiti come l’effetto meccanicistico di una colpa, perchè il pensiero digitale ci ha addestrati a percorrere sempre e solo una delle biforcazioni: o è intatto o è rotto. Se è rotto, è colpa di qualcuno. Il pensiero analogico-arcaico, mitico, simbolico invece, rifiuta le dicotomie e ci riporta alla compresenza degli opposti, che smettono di essere tali nel continuo osmotico fluire della vita.
La Vita è integrità e rottura insieme, perché è ri-composizione costante ed eterna. Rendere belle e preziose le “persone” che hanno sofferto… questa tecnica si chiama “amore”. Il dolore è parte della vita. A volte è una parte grande, e a volte no, ma in entrambi i casi, è una parte del grande puzzle, della musica profonda, del grande gioco. Il dolore fa due cose: ti insegna, ti dice che sei vivo. Poi passa e ti lascia cambiato. E ti lascia più saggio, a volte. In alcuni casi ti lascia più forte. In entrambe le circostanze, il dolore lascia il segno, e tutto ciò che di importante potrà mai accadere nella tua vita lo comporterà in un modo o nell’altro. I giapponesi che hanno inventato il Kintsugi l’hanno capito più di sei secoli fa e ce lo ricordano sottolineandolo in oro”.

Dal Web

Buon Natale

Lascia che la Speranza entri nel tuo cuore,allontani il buio e le preoccupazioni di questo tempo che stiamo vivendo. Cogli la bellezza in ogni attimo, nello sguardo delle persone che ami, nel ritagliarti uno spazio in cui fermarti e prendere fiato. Tanti auguri di un sereno Natale. Con affetto Dada

Riflessione d’Avvento

Condivido una riflessione che ha scritto mio marito questo pomeriggio.Sento e vivo con lui il peso di queste parole. Ogni virgola scritta su questo post,ogni lacrima sommessa, ogni grido inascoltato, il solco profondo della solitudine, il vuoto ma anche la Provvidenza, la presenza di un Dio che ci accompagna, asciuga le lacrime e mette la sua mano sulle nostre spalle, sul petto ferito.

Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Tu eri dentro di me ed io ero fuori.

Che bello meditare su queste parole di S. Agostino, soprattutto in prossimità del Natale. Siamo tutti alla ricerca di Dio, lo cerchiamo spasmodicamente, ci arrabbiamo con Lui perché non ci risponde, perché non corre in nostro aiuto nel momento del bisogno.

E prima o poi siamo tentati di giungere a rapide conclusioni: Dio non c’è, non esiste, e se c’è se ne frega. Ah… quante volte lo abbiamo pensato, quante volte lo abbiamo detto.

Forse è questo quello che vuole, che alla fin fine ce ne freghiamo di Lui, che alla fine di tutto ci stanchiamo di preghiere e preghierine, santi, santini e santuzze, corone, coroncine e novene. Basta, basta! A che serve, se poi «con un coltello piantato nel fianco gridai la mia pena e il suo nome», e lui era «stanco, forse troppo occupato e non ascoltò il mio dolore, davvero lo nominai invano» ?

Forse è proprio questo che Dio vuole, vuole essere dimenticato, vuole che torniamo a qualcosa che dovremmo conoscere bene e non conosciamo. Vuole semplicemente che torniamo a casa, che torniamo in noi stessi. Dovrebbe essere più facile credere in sé stessi… no?

Tu eri dentro di me ed io fuori… fuori da che? fuori da me stesso. Viviamo tutti fuori da noi stessi, continuamente rivolti all’esterno. Quand’è l’ultima volta che abbiamo ascoltato il battito del nostro cuore? E il delicato ritmo del nostro respiro? Quando l’ultima volta che abbiamo provato a far scendere il più possibile l’aria nei nostri polmoni?

Torniamo a noi stessi, torniamo a prendere contatto con la parte più intima di noi. Riprendiamo a volerci bene, a guardarci con uno sguardo di benevolenza. Rientriamo, rientriamo in noi ed è lì che troveremo Dio, lo troveremo lì, in noi, a soffrire con noi per quel «coltello piantato nel fianco». Non ci sentiremo mai più soli, tutta la nostra vita diventerà preghiera, rendimento di grazie. Ed allora, e solo allora, finalmente avremo pace.

(Ascoltando F. De Andrè – Il Testamento di Tito – da cui sono prese le citazioni tra virgolette!)

Una mappa per arrivare al tuo cuore

Condivido un articolo che mi ha fatto molto riflettere e che penso possa tornare utile anche a voi.

Abbiamo una mappa per arrivare al cuore dell’altro?
A volte ne siamo convinti. Sembra che conosciamo la strada, come la vedessimo stampata in bella vista su una cartina. Oppure, quando ci sentiamo ancora più fortunati, sentiamo che quella strada l’abbiamo già percorsa in passato, e allora non resta altro che ripercorrerla. Ritrovare quei dettagli che possono orientarci, ritrovando così la strada.

Sensazioni, momenti. Nient’altro.

Potremmo forse dire illusioni.

Io non ho la mappa per arrivare al tuo cuore. Non ce l’ho adesso, e in realtà non ce l’ho mai avuta. Al massimo ho creduto di averla. Ma non era vero.

Quando sono arrivato al tuo cuore, è stato per caso, o forse per una capacità di empatia che non possiamo mai dire acquisita per sempre.

Perché l’empatia è una capacità straordinaria che non arriviamo mai a possedere in via definitiva.

Solo a volte la raggiungiamo, per poi perderla immediatamente.

L’empatia è una conquista che è soprattutto determinata da una serie di elementi che devono necessariamente entrare in armonia fra loro. Altrimenti è solo qualcosa che si approssima. E a volte è solo l’illusione di essersi messi nei panni dell’altro. Mentre invece al massimo ci siamo “identificati” con lui (cosa molto diversa).

Tutti questi piccoli avvicinamenti dovrebbero essere alla portata della nostra consapevolezza. I nostri piccoli errori e tentativi. Altrimenti il rischio più grande non è solo quello di non aver capito l’altro, ma anche aver frainteso noi stessi.

Dove posso raggiungerti se non ho una mappa? Puoi aiutarmi?

In parte si. Tu puoi aiutarmi. Non tanto indicandomi la strada, quanto illuminando il percorso quando sono sulla giusta strada. E non rimproverandomi quando invece mi perdo nel buio delle incomprensioni e dei malintesi.

Trovare l’altro ha come ostacolo, e come risorsa, il fatto che incontriamo anche noi stessi. E questo incontro può essere amplificatore di conoscenza, oppure generatore di un rumore assordante e confondente.

Non scordiamo mai il potere degli “intenti”. Che almeno la motivazione sia quella di conoscere, inteso nel senso del capire, del comprendere. Di arrivare al “nodo emotivo” dell’esistenza (e dell’esperienza) dell’altro.

Il cuore è sempre nel corpo, è quello il luogo. Non altro.

Si possono ascoltare, ogni qual volta ci si avvicini, vibrazioni e silenzi che fanno parte di quello spazio. E ogni cammino che si allontano dall’ascolto del corpo (innanzitutto del proprio corpo) è solo idealizzazione o banale sentimentalismo.

Non diffidiamo dell’intelligenza del cuore, mentre spero di potergli chiedere “come stai?” anche oggi. Anche in questo momento. Perché la domanda che faccio a me è la domanda che faccio anche a te.

F.Urbani

Psicologo, psicoterapeuta

Avvento

Mi fermo davanti la finestra,osservo la quiete della campagna con le foglie scosse dal vento, gli agrumeti gravidi di arance e limoni, il ticchettio della pioggia sui vetri.

Di rado mi soffermo ad osservare, corro da una parte all’altra in una routine che non lascia scampo con il cuore appesantito ed intossicato.

Avvento… io ti aspetto come l’aurora, come acqua fresca, pura di sorgente nell’ arsura del mio deserto fatto di croci e desolazione.

E ti sento

E ti sento

leggero

nella timida melodia delle foglie d’autunno

nel profumo dei pini maestosi

tra gli ulivi.

Ti contemplo

negli occhi azzurri

della mia dolce bambina

nello sguardo amorevole di mio marito…

E ti amo Padre celeste

Immenso Amore.

Daniela F.

Prima di giudicare e criticare il mio operato e le mie scelte, indossa le mie scarpe…ti renderai conto di quanti sassolini ci siano all’interno e di come anche pochi passi siano già un inizio.