Settembre

Uno spazio indeciso, un nuovo inizio, un lungo respiro

Un’occasione.

Si iniziano diete, scuole, lavori e amori.

Si tagliano capelli e ponti.

Si comprano vestiti, libri,biglietti aerei.

Settembre spegne gli entusiasmi estivi e riporta alla realtà invernali.

A settembre si fa la muta.

Si lascia il vecchio, si abbraccia il nuovo.

Nella mia testa è a settembre che inizia un nuovo anno, non a gennaio.

E’ a settembre che decidiamo di vivere l’inverno immersi in maglioni pesanti

calzini con i fiocchi di neve, tè alla cannella e candele accese quando è buio.

Ma con il sole di agosto sugli occhi.

Questo è quello che auguro a me stessa per questo inverno,e anche a tutti voi.

Buon inizio, buon anno.

E. Bianconi

Tu tienimi

Tu tienimi
e io mi trasformerò in meraviglia
tra le tue mani,
al caldo,
quel caldo che di notte fa crescere il grano.

Tu tienimi
come guscio di noce
nel pugno
fessura tra i mondi.
C’è silenzio tra te e me
c’è perla.
Ti tengo.

Chandra Livia Candiani

9 Agosto 1945

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Il Rosario di MIdori che venne ritrovato da Takashi

Il mattino dell’8 agosto Midori mi salutò con il suo abituale sorriso. Ma, fatto qualche passo, mi accorsi che avevo dimenticato di prendere la colazione. Rientrai in casa e trovai mia moglie nell’anticamera che si sforzava di nascondere le lacrime. Questo fu il nostro addio.

Il mattino del 9 scoppiò la bomba atomica e io fui ferito. Come un lampo, il viso di Midori mi si presentò davanti, ma ero troppo occupato con i feriti […] Ebbi allora il presentimento della morte di Midori […]

La sera del terzo giorno, finiti i faticosi lavori di assistenza ai malati, rientrai in casa. Non c’era altro che un mucchio di cenere. Nel luogo dove doveva trovarsi la cucina, trovai alcuni resti ancora caldi e completamente calcinati: tutto quello che restava di Midori! Molto vicino brillava la catena del suo rosario e la sua piccola croce […] Per mettere al sicuro i resti di mia moglie, non trovai altro che un secchio rosicchiato dal fuoco: fu così che li portai al cimitero, stringendoli al mio cuore […] Ora i suoi resti riposavano tra le mie braccia. E sentivo la sua voce sussurrare: “perdono, perdono”». 

(Takashi Paolo Nagai, Il Rosario di Nagasaki)

Takashi Paolo Nagai: Il rosario di Nagasaki

MI siedo in mezzo alle ceneri e mentre il tempo passa mi godo la bellezza di questi tesori decaduti”.

Questa sera desidero condividere con voi il bellissimo libro di Takashi Paolo Nagai “ Il rosario di Nagasaki, un fiore nella desolazione atomica”. Si tratta della ricostruzione in chiave autobiografica del medico radiologo giapponese Takashi Nagai, malato di leucemia e sopravvissuto alla bomba atomica. L’autore ripercorre gli anni in cui era studente a medicina, anni in cui egli stesso si definiva un convinto materialista fino a giungere alla conversione al cattolicesimo grazie alla moglie Midori.

E’ un libro struggente e realistico che riesce a far comprendere bene quanta desolazione, disperazione e morte abbia portato la bomba atomica non solo per i defunti ma principalmente per i sopravvissuti, vite che hanno dovuto fare i conti l’orrore più profondo della guerra, la distruzione della terra e l’annientamento dei propri cari.

Colpisce il tono intimo del libro che permette di cogliere come di fondo al di là di tutto santi si diventa nella propria quotidianità, negli affetti e nelle relazioni che viviamo.

E’ un testo che invita a riflettere su se stessi, sulla realtà che viviamo e che ci spinge a guardare al nostro percorso esistenziale cogliendo luci ed ombre di ciò che siamo.

Quello che sei per me

In una torrida estate, ho sentito il bisogno di prendermi una sosta spirituale e dedicarmi alla lettura e alla meditazione delle pagine del libro di L.M.Epicoco “ Quello che sei per me”,un toccasana per il cuore e lo spirito.

Una prima riflessione che intendo condividere con voi è legata al tempo.

Ci comportiamo come esseri immortali posti sul piedistallo dell’onnipotenza. Tardi ci rendiamo conto che non facciamo un buon uso dei giorni che ci vengono concessi non solo per ciò che riguarda il sistema delle priorità e delle necessità ma principalmente sotto il profilo delle relazioni.

Mi spiego meglio. Ci lamentiamo costantemente su ciò che non va, su una pietanza che magari viene preparata per noi da un familiare, un amico. Ci limitiamo a dire che non va bene, pretendendo chissà che cosa senza renderci conto che dietro la preparazione di un pasto, l’altro ci ha donato il suo tempo. Noi consumiamo, insieme al pasto, il tempo che ha impiegato nel prepararlo. Quel tempo è offerto gratuitamente, è un dono prezioso da custodire. Dovremmo imparare a guardare le persone come un dono di grazia: perchè l’amore non è un’illusione, l’amore fa guardare le cose nella loro profondità, l’amore sa ascoltare con gli occhi. Tutto questo vale ancor di più nella vita spirituale. In questi ultimi tempi, la mia vita è stata scossa in un modo inaspettato ed io mi sono ritrovata ad essere come Elia, assetata ed impaurita in mezzo al deserto. Eppure, nonostante i momenti di crisi profonda, di tristezza e dispiacere, posso dire di aver percepito la presenza di Dio come un meraviglioso vento leggero che mi ha ricordato il senso di tutto. Mi ha consolato, asciugato le mie lacrime ed aiutato a rialzarmi. Quel vento ti fornisce il viatico, il giusto nutrimento per proseguire il cammino tortuoso e difficile che ti aspetta.

Di qui si dipana la seconda riflessione sull’amore che non è quello che ci viene raccontato, quello è mero sentimentalismo. Amore è realismo, è caricare le spalle, custodire, proteggere e essere disposti a perdere la propria vita, se stessi pur di salvare chi amiamo. Dice Epicoco che da quando Cristo si è incarnato, ogni frammento della realtà è potenzialmente un luogo dove posso incontrare il Signore.

Per mettere ordine, è necessario distinguere, discernere ,è necessario il silenzio. Quando riusciamo a fare silenzio? Lo trovo molto complicato e difficile. Ho la mente piena di parole.

L’ultima riflessione riguarda la vita eterna. MI ripeto che dovremmo vivere pregustando a piene mani ciò che il Signore ha pensato per noi. Riempire i nostri occhi di eternità ogni giorno. Non possiamo vivere questa vita come un secchio vuoto che attende di essere riempito e che, purtroppo, nella maggior parte dei casi, viene riempito di roba sostanzialmente inutile.

Trasformarci in poesia, scavare in profondità per cogliere il senso della nostra vita alla luce di Cristo poi alla fine scoprire di essere vivi, vivi per davvero in attesa di un giorno senza fine. Questo è il mio augurio.

Piccoli racconti di un’infinita giornata di primavera

Ho terminato da poco il libro di Natsume Soseki, uno dei pilastri della letteratura giapponese contemporanea conosciuto in Italia per il celebre romanzo “ Io sono un gatto”.

Chi si trova davanti questi brevi racconti, all’inizio non comprende cosa sta leggendo.E’ importante cogliere il senso di questi scritti all’interno della vicenda biografica dell’autore. Si tratta, infatti, di testi composti durante il periodo di permanenza a Londra, intorno al 1909 in un periodo di relativa calma per l’autore, costantemente imbrigliato nei fantasmi del passato e in crisi esistenziali sempre più acute.

I racconti hanno carattere differente per lo stile e per il tono che, a volte è intimo, a volte distaccato e compilativo. Ad ogni modo, ad emergere, è il tentativo di cristallizzare gli attimi di una vita che scorre troppo velocemente e che, a tratti risulta opprimente. Occorre apprezzare ogni singolo momento anche se si tratta di percorrere sempre le stesse strade, incontrare gli stessi volti in una tela di grigi. I personaggi dei racconti così eterogenei, restano in attesa costante di un’evento, di un’emozione, di una persona sperando che quel sentimento non finisca mai. Sembrano immersi in una sorta di nostalgica e romantica attesa. In effetti, il titolo originale dell’opera esprime molto chiaramente questo concetto. Il termine è eijitsu, una parola che nell’antico cinese indicava una giornata meravigliosa in cui il sole non tramonta mai.

Credo che questo testo meriti attenzione e cura nella lettura. Va assaporato pian piano, racconto dopo racconto, cogliendone la delicatezza nipponica.

Pane al limone con semi di papavero

Ambientato a Mallorca, il primo romanzo di Cristina Campos offre interessanti spunti di riflessione. Due sorelle, due vite completamente antitetiche ed una panetteria in rovina che viene ereditata da una donna sconosciuta. Fin dalle prime pagine il lettore viene coinvolto in un’atmosfera d’altri tempi, il profumo del pane appena sfornato, il sapore del mare che resta sulla pelle e un circolo di relazioni che danno sostanza a ciò che chiamiamo vita, una vita che non sempre va come desideriamo.

Marina e Anna, questi i nomi delle due protagoniste, si trovano a dover fronteggiare i limiti delle proprie scelte: il desiderio di una maternità sempre taciuta l’una e un amore autentico e pulito la seconda che la spingerà alla fine, quando ormai sembra troppo tardi, a vivere la relazione con l’uomo che aveva sempre amato. E poi ci sono le altre donne, quelle anziane con l’artrite che raccontano, ricordano tra una ricetta e l’altra, tra un filone e un pa moreno, le vite che hanno incrociato che nè il tempo nè tanto meno la morte possono cancellare.

E’ un romanzo caldo, intenso, intimo in cui i lettori non sono semplici spettatori ma protagonisti, oserei dire, delle trame esistenziali dei singoli personaggi.

Vale la pena leggere queste pagine della Campos e chissà che, prima o poi, non venga fuori anche un lungometraggio.

Respiro

“Guarda cosa fa un respiro,
trasforma la luce in carne
sfonda il cuore d’affanno
trasporta sangue fino al mignolo
toglie paura, allarga le vene
porta la quiete
s’infila nel mondo
ci unisce al cielo
tiene la terra in bilico
sulla punta di uno spillo.

Guarda cosa fa un respiro
in un battito, ci riempie di vita”

Giuseppe Semeraro

Balarm nel cuore della Valtellina

Carissimi lettori vicini e lontani, con grande piacere oggi vi presento il progetto imprenditoriale e culinario di un giovane e talentuoso chef  di Palermo che ha deciso di fare conoscere le leccornie sicule ad una terra che l’ha accolto e l’ha affascinato così tanto da fargli lasciare l’isola.

Vi sembrerà assurdo ma comprendo questo duplice amore. Del resto non ho mai fatto mistero di quanto apprezzi la Valtellina, la  sua cucina( w i pizzoccheri!) e le sue meravigliose bellezze naturali.
Giuseppe dunque ha deciso di intraprendere questo nuovo percorso professionale ed esistenziale chiamando il locale Balarm e attribuendo come simbolo la testa di moro, un atto d’amore verso la sua città natale.


Giuseppe, ringraziandoti per il tempo che ci stai dedicando, ti chiedo com’è nata l’idea di aprire Balarm?

Balarm è nato dal desiderio di condividere un progetto culinario di cui potesse far parte la mia famiglia che mi ha sempre sostenuto ed incoraggiato.


Qual’è l’idea gastronomica di Balarm?

Desidero che i nostri clienti possano apprezzare i sapori, gli odori e i profumi della pasticceria e rosticceria siciliana, rispettando anche le tradizioni del territorio in cui ci troviamo.


Cosa proponete ai vostri clienti? 

Ogni giorno proponiamo menù che prevedono piatti della tradizione siciliana e della cucina valtellinese che possano essere apprezzati da tutti i tipi di palato, anche i più esigenti. Credo fermamente che il buon cibo sia condivisione, calore e relazione.


Qual’è il rapporto con il territorio?

Valorizziamo il territorio scegliendo, mediante i nostri fornitori, alimenti di alta qualità, rispettando la stagionalità dei prodotti e la reperibilità degli stessi.


Perché avete scelto la testa di moro come logo?

La testa di moro è uno dei simboli più conosciuti della nostra Palermo e della Sicilia in generale. Volevamo mantenere vivo il legame con la nostra terra natale.


Quali sono i sogni e le aspettative per questo nuovo progetto?

Desideriamo che ogni cliente possa sentirsi accolto.Il mio pensiero è rivolto anche a tutti coloro i quali sono lontani da casa. Spero che i nostri clienti possano inoltre apprezzare i prodotti che offriamo.


Che consiglio daresti a chi desidera intraprendere la tua stessa strada?

Ai giovani mi permetto di dire che solo la determinazione e il sacrificio sono la chiave vincente per realizzare i propri sogni. Mai arrendersi!

Da palermitana e da amante della buona cucina, invito tutti coloro che si trovano nei pressi di Sondrio, a concedersi una piacevolissima sosta da Balarm. Lì troverete un’accoglienza calorosa e una professionalità fuori dal comune. Vi sentirete a casa e non vorrete più andar via, ve lo assicuro.
Ringrazio Giuseppe per il tempo che ci ha dedicato e ad maiora per questo meraviglioso progetto!