Buona Pasqua

“A volte le persone sono per me come case con la porta aperta. Io entro e giro per corridoi e stanze, ogni casa è arredata in modo un po’ diverso ma in fondo è uguale alle altre, di ognuna si dovrebbe fare una dimora consacrata a Te, mio Dio. Ti prometto, Ti prometto che cercherò sempre di trovarTi una casa e un ricovero. In fondo è una buffa immagine: io mi metto in cammino e cerco un tetto per Te. Ci sono così tante case vuote, a loro offro Te come commensale più importante.”

(Etty Hillesum Diario-17 settembre 1942)

Auguro a ciascuno di voi una serena Pasqua di resurrezione.

Con grande affetto,

Dada

Il mio canto per oggi…in attesa della Pasqua

La mia vita è un sol attimo, un’ora di passaggio.
La mia vita è solo un giorno che svanisce e fugge.
O mio Dio, tu sai che per amarti sulla terra
non ho che l’oggi !

Oh, t’amo, Gesù ! L’anima mia a te anela.
Resta per un sol giorno il dolce mio sostegno.
Vieni a regnare nel mio cuore, dammi il tuo sorriso,
solo per oggi.

Che m’importa, Signore, se oscuro è l’avvenire ?
Io pregarti per il domani, oh, no, non posso !
Puro conserva il cuor mio, con la tua ombra coprimi,
solo per oggi.

Se penso a domani, la mia incostanza temo,
e in cuore tristezza e affanno nascere mi sento.
Ma la prova e la sofferenza voglio, Dio mio,
solo per oggi.

Io presto devo vederti sulla riva eterna,
o Pilota Divino che mi porgi la mano.
Sui flutti in tempesta guida la mia nave in pace,
solo per oggi.

Lascia che nel tuo Volto, Signor, io mi nasconda.
Là non udrò più del mondo ogni rumore vano.
Dammi il tuo Amore, la tua grazia serbami,
solo per oggi.

Io tutto dimentico presso il tuo Divin Cuore,
e le paure della notte non temo affatto.
Ah, Gesù, un posto nel tuo Cuore a me concedi,
solo per oggi.

Pane vivo, pane del Ciel, divina Eucaristia,
o Sacro Mistero che l’Amore ci ha donato !
Vieni, Gesù, Ostia Bianca, ad abitarmi il cuore,
solo per oggi.

Degnati, Vite Santa e Sacra, che a te m’unisca
ed il mio fragile tralcio ti darà il suo frutto :
un grappolo dorato potrò, Signore, offrirti
già da quest’oggi.

Ho solo questo giorno fugace per formarti
il grappolo d’amore dove ogni chicco è un’anima.
Dammi, Gesù, il fuoco d’un Apostolo,
solo per oggi.

O Immacolata Vergine, sei la Dolce Stella
che mi dona Gesù e a Lui mi unisce sempre.
Che io riposi sotto il velo tuo, o Madre cara,
solo per oggi.

Sant’Angelo Custode, tu con l’ala coprimi ;
con la tua luce il cammino che seguo illumina.
Vieni a guidarmi i passi e aiutami, ti prego,
solo per oggi.

Senza veli o nubi vederti voglio, Signore,
ma ancora esule languisco da te lontana.
Non mi sia nascosto il tuo viso amabile,
solo per oggi.

A dire le tue lodi volerò io presto.
Quando il giorno senza fine per me scenderà,
allora sulla lira degli Angeli io canterò
l’Oggi Eterno !

Santa Teresa di Liseaux

La rosa di Gerico

Quando avevo circa tredici anni ed ero ignara di ciò che sarebbe accaduto pochi anni dopo, mio padre portò a casa un groviglio di rami secchi.Ricordo che mia madre, non comprendendo cosa avesse portato,non diede peso alla cosa.Io, invece,rimasi incuriosita da quella che sembrava qualcosa di secco e morto. Lì,in quel momento,ho ricevuto un insegnamento che è valso più di mille parole. Mio padre prese un contenitore,lo riempì con acqua e vi adagiò il groviglio smorto. D’un tratto, quello che sembrava qualcosa di inutile da buttar via, cominciò ad aprirsi, a prendere colore e ad allungarsi.Ai miei occhi era accaduto un miracolo.

Quella lezione si rese più chiara qualche anno dopo, con la malattia di mio padre e nell’ ultimo mese. In una situazione di grande difficoltà e sofferenza,ho regalato la rosa di Gerico a mio marito ( È quella in foto)per ricordare a lui, a me stessa e a ciascuno di noi che anche un ramo apparentemente secco, è vita che va custodita, difesa,tutelata con tanto amore. Anche nella notte più buia, in cui tutto sembra perduto la Luce filtra e pian piano sfolgora.

Ballata dei desideri

Non si dovrebbe mai smettere di desiderare
che l’iniziale del proprio nome
si faccia dedica, da parte di chi
amiamo e stimiamo.

Non si dovrebbe mai smettere di desiderare,
da chi abbiamo accanto,
di illuminarci e mai farci essere ombra.

Non si dovrebbe mai smettere di desiderare
di voler separare chi ha provato ad essere presente
da chi ha saputo costantemente essere assente.

Non si dovrebbe mai smettere di desiderare
di essere capaci a donare e perdonare,
anche quando si attraversa la notte più nera.

Non si dovrebbe mai smettere di desiderare
che qualcuno diventi “casa” con le sue parole,
che sappia indicarci il riparo con un semplice sguardo,
e ci accompagni lungo questa strada.

F: Urbani, psicoterapeuta

Dunque c’è la luce

Dunque c’è la luce
e ogni foglia è attaccata al ramo
con esatto amore
e ogni foglia in orario
lascia il ramo
con audace resa
e ogni uscire dalla soglia
del corpo è ricevuto
con unanime benvenuto
da quella scienza della gioia
che proprio ora proprio qui
riempie il foglio di ghirigori
per dirti che dunque
la luce c’è.
e ogni foglia è attaccata al ramo
con esatto amore
e ogni foglia in orario
lascia il ramo
con audace resa
e ogni uscire dalla soglia
del corpo è ricevuto
con unanime benvenuto
da quella scienza della gioia
che proprio ora proprio qui
riempie il foglio di ghirigori
per dirti che dunque
la luce c’è.
C.L. Candiani

Sofferenza

Il mio cuore vorrebbe dire tanto sul dolore e sulla sofferenza che sto vivendo, immersa in un deserto con oasi lontane. Le labbra cominciano ad essere spaccate per l’arsura e la testa rincorre spasmodicamente mille pensieri che tarlano la speranza. In tutto questo buio, la Luce entra comunque e spero possa aiutarmi…

Camel caravan going through the sand dunes in the Sahara Desert, Merzouga, Morocco

Credere

„Se tu affermi di credere in Dio devi anche essere coerente, devi abbandonarti completamente e devi avere fiducia. E non devi neppure preoccuparti per l’indomani.

Etty Hillesum

La felicità è sempre semplice…

Condivido con voi un interessante articolo dello psicoterapeuta Francesco Urbani sui difficili momenti che, a volte, ci troviamo a vivere.

C’è un momento, o meglio diversi momenti nella vita, in cui sentiamo il bisogno di lasciar andare.
I pensieri e sentimenti si accumulano e ci distolgono da quello che veramente siamo e da quella che sappiamo essere la nostra direzione. Verrebbe quasi da dirla con Kavafis, che siamo persi nel chiacchiericcio della vita.
Tutto il rumore che ci si è depositato addosso, e che facciamo fatica a togliere. Soprattutto in un momento come questo, dove le abituali coordinate dell’esistenza, sono alterate a causa della pandemia e di tutto quello che inevitabilmente ne consegue.
Siamo stanchi, e questa stanchezza ci porta lontano dalle nostre radici, come se non potessimo più avere memoria. E questa assenza ne crea un’altra non meno dolorosa. Quello del sentirci soli.
L’altro diventa quindi qualcuno che infastidisce, che non alleggerisce perché è ridotto (suo malgrado, o forse no) a un troppo intollerabile.

La vita non è più armonica, perché a non essere in armonia siamo soprattutto noi con noi non stessi. E siamo soli perché i primi ad abbandonarci siamo proprio noi.

Sappiamo che è giunto il momento di cambiare prospettiva. Cambiare posizione nei confronti della vita. Ma questo non sempre ci riesce, e soprattutto non sempre è possibile.
Il quotidiano sa essere una macchina molto potente e difficilmente arrestabile.
Quello che però non dobbiamo mai dimenticare (e anche questo è il ruolo della memoria) è che abbiamo la forza di cambiare. In un certo senso ne abbiamo il dovere, perché quella ruota ha evidentemente preso una direzione, o una velocità, che non ci appartiene e non ci piace.

Rompere gli schemi, anche in modo piccolo e minuto, può essere l’elemento che rivoluziona questo andamento.

Il troppo, allora, può scivolare via. E la vita ritrova la sua semplicità, e in fondo c’è la reminiscenza di ciò che affermava Borges, che la felicità è sempre semplice.

Si può, solo in quel cambiamento, impercettibile ma eccezionale, ritrovare il contatto, innanzitutto con noi stessi. Con la nostra capacità di andare al ritmo che veramente ci appartiene. Quel ritmo che se rispettato può essere vero concerto con il mondo. Con cui finalmente possiamo riappacificarci, non essendo più singoli, ma elemento dei tanti elementi della natura.

Ritroviamo in noi stessi, e quindi all’esterno e nell’altro, quella luce che pensavamo perduta. Le angosce che svaniscono.
E soprattutto la naturalezza del nostro essere e della nostra essenza.
L’autenticità che spesso non sono gli altri a negare a toglierci, ma siamo noi stessi a negare e rifiutare.

Ritrovare leggerezza, e seguire il desiderio del lasciare andare, è sempre un ritrovarsi e rispettarsi. E’ il coraggio di ammettere la propria natura e la propria essenza.
E’ guardare in faccia la nostra differenza dagli altri, che è si differenza ma anche possibilità di incontro e vicinanza.
Ritrovare la capacità di lasciar andare ci rende un po’ più soli e a contatto con la nostra finitudine,  ma ci dona quella vicinanza a noi stessi senza la quale ci sentiremmo sempre invariabilmente soli.

Francesco Urbani, psicoterapeuta

Il tuo cuore, i tuoi occhi

Il tuo cuore lo porto con me
Lo porto nel mio
Non me ne divido mai.
Dove vado io, vieni anche tu, mia amata;
qualsiasi cosa sia fatta da me,
la fai anche tu, mia cara.
Non temo il fato
perché il mio fato sei tu, mia dolce.
Non voglio il mondo, perché il mio,
il più bello, il più vero sei tu.
Questo è il nostro segreto profondo
radice di tutte le radici
germoglio di tutti i germogli
e cielo dei cieli
di un albero chiamato vita,
che cresce più alto
di quanto l’anima spera,
e la mente nasconde.,
Questa è la meraviglia che le stelle separa.
Il tuo cuore lo porto con me,
lo porto nel mio.
E. Cummings