L’uomo e la valigia

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Che strano l’uomo postmoderno, corre con la sua valigetta piena zeppa di sogni e desideri, inascoltati. Corre come una formica laboriosa tutto il giorno, dimenticando ogni giorno un pezzetto di se stesso, di ciò che era o che forse avrebbe voluto essere. Cellulare,  macchina, tablet, tv… la mente è inzuppata  di tante parole inutili, vuote che nulla dicono di cosa alberga nel cuore, di quel desiderio di ritrovare se stesso, di riannodare i fili del tempo perduto.

Viaggiare con l’orizzonte davanti e il profumo dell’estate attraverso i finestrini. Ricordi, persi nel tempo. Basta un odore e d’un tratto riaffiorano vivide immagini di giorni assolati, spensierate ore a sognare ad occhi aperti, a meravigliarsi e a stupirsi della natura, di una piccola margherita solitaria su un prato immenso.

Che strano l’uomo postmoderno, per minimizzare i tempi impossibili ha ridotto al minimo anche la comunicazione: brevi messaggi, a volte vocali, affannati, sintetici su impegni, calendari e appuntamenti.  Sono ormai ricordi troppo vecchi quelli in cui ci si fermava a scrivere una lettera, fatta di carta e penna e ad attendere una risposta, pensando, meditando, riflettendo, avendo pazienza.

Non c’è più tempo, non ho più tempo. Tutto deve essere incasellato, imbrigliato in un qualcosa di ben definito e così anche il tempo sta facendo la medesima fine. Spazio ristretto e tempo definito.

Quando ti deciderai , caro uomo, ad aprire quella valigia che ti porti sempre dietro?

Daniela F.

 

La mia tavola sensoriale montessoriana

Per  alcuni potrà sembrare una perdita di tempo. Del resto confezionare un gioco è sempre un’ impresa difficile a maggior ragione quando hai una bimba di quasi otto mesi che desidera tutte le attenzioni, è pur vero però che una mamma sa di cosa ha bisogno il proprio bambino.

Ho scelto di fare una piccola  tavola montessorriana sensoriale per aiutare la mia piccola a sviluppare alcune capacità  e consolidarne alcune già acquisite.

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I viandanti e il platano

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D’estate, verso il mezzogiorno, due viandanti che durante il cammino erano esausti dal caldo, come si imbatterono in un platano, si ripararono immediatamente sotto le sue alte chiome, e, sdraiatisi all’ombra, si riposarono. A un certo punto, guardando in alto verso i rami, cominciarono a scambiarsi tra loro alcune considerazioni sull’inutilità, secondo loro, di quell’albero che non fa frutti; allora il platano esclamò: “Bella gratitudine, uomini irriconoscenti! Proprio voi dite queste cose di me, che nel frattempo vi sto dando beneficio facendovi ombra.”

Esopo

Storia di un maestro e del suo discepolo

 

 

 

m3.jpgC’era una volta un Maestro zen che era un vero campione nell’arte del tiro con l’arco. Una mattina invitò il suo discepolo preferito a osservare una dimostrazione della sua abilità.

Il discepolo lo aveva visto centinaia di volte, ma comunque obbedì al suo Maestro. Si recarono nel bosco accanto al monastero e raggiunsero un albero di quercia. Lì, il Maestro prese un fiore che aveva infilato nella sua cintura e lo mise su uno dei rami. Poi aprì la borsa che aveva portato con sé e tirò fuori tre oggetti:

il suo splendido arco in legno pregiato,

una freccia

un fazzoletto bianco ricamato.

Successivamente si spostò allontanandosi di cento passi dal punto in cui aveva riposto il fiore.

A quel punto chiese al suo discepolo di bendargli accuratamente gli occhi con il fazzoletto ricamato. Il discepolo lo fece.

– “Quante volte mi hai visto praticare lo sport nobile e antico del tiro con l’arco?” – chiese il Maestro.

– “Ogni giorno” – rispose il discepolo.

– “E sono sempre riuscito a colpire il centro del bersaglio da trecento passi?”

– “Certo!”

Con gli occhi coperti dal fazzoletto, il Maestro piantò saldamente i piedi per terra, tirò indietro la corda con tutte le sue forze e poi scoccò la freccia.

La freccia sibilò nell’aria, ma non colpì il fiore e nemmeno l’albero: mancò il bersaglio con un margine imbarazzante.

– “L’ho colpito?” – chiese il Maestro, rimuovendo subito dopo il fazzoletto dagli occhi.

– “No, l’hai mancato completamente – rispose il discepolo con un po’ di disagio, poi aggiunse:

– “Pensavo che tu volessi dimostrami il potere del pensiero e della sua capacità di eseguire magie”.

– “E’ così. Ti ho appena insegnato la lezione più importante circa il potere del pensiero” – rispose il Maestro – “Quando vuoi conquistare un obiettivo, concentrati solo su di esso, perché nessuno potrà mai colpire un bersaglio che non vede!”.

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Alla ricerca di Dio

Tre giovani avevano compiuto diligentemente i loro studi alla scuola di grandi maestri. Prima di lasciarsi fecero una promessa: avrebbero percorso il mondo e si sarebbero ritrovati, dopo un anno, portando la cosa più preziosa che fossero riusciti a trovare.

Il primo non ebbe dubbi: partì alla ricerca di una gemma splendida ed inestimabile. Attraversò mari e deserti, salì sulle montagne e visitò città fino a quando non l’ebbe trovata: era la più splendida gemma che avesse mai brillato sotto il sole. Tornò allora in patria in attesa degli amici.

Il secondo tornò poco dopo tenendo per mano una ragazza dal volto dolce ed attraente. “Ti assicuro che non c’è nulla di più prezioso di due persone che si amano” – disse al primo amico. Si misero ad aspettare il terzo.

Molti anni passarono prima che quest’ultimo arrivasse. Era infatti partito alla ricerca di Dio. Aveva consultato i più famosi maestri di spiritualità esistenti sulla terra, ma non aveva trovato Dio. Aveva studiato e letto, ma senza trovare Dio. Aveva rinunciato a tutto, ma non era riuscito a trovare Dio.

Un giorno, stremato per il tanto girovagare, si abbandonò nell’erba sulla riva di un lago. Incuriosito seguì le affannate manovre di un’anatra che in mezzo ai canneti cercava i suoi piccoli, che si erano allontanati da lei. I piccoli erano numerosi e vivaci, e sino al calar del sole l’anatra cercò, nuotando senza sosta tra le canne. Proseguì instancabile riconducendo sotto la sua ala fino all’ultimo dei suoi nati.

Allora l’uomo sorrise e decise di ritornare al paese.

Quando gli amici lo rividero, uno gli mostrò la gemma e l’altro la ragazza che era diventata sua moglie. Poi, pieni di attesa, gli chiesero:

“E tu, che cosa hai trovato di tanto prezioso? Deve essere qualcosa di magnifico se hai impiegato tanti anni. Lo vediamo dal tuo sorriso…”

“Ho cercato Dio” – rispose il giovane.

“E lo hai trovato? E’ per questo che hai impiegato così tanto tempo?” – chiesero i due, sbalorditi.

“Sì, l’ho trovato. E se ho impiegato tanto tempo era perché commettevo l’errore di andare a cercare Dio, mentre in realtà, era Lui che stava cercando me.”.

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Polpette di lenticchie rosse e farro

Dopo tanto peregrinare, sono riuscita a trovare le lenticchie rosse decorticate.

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Le lenticchie rosse non sono solo buone ma fanno molto bene all’organismo. Sono povere di grassi, contengono ferro, contribuiscono  a tenere a bada i picchi glicemici e contengono una buona dose di ferro,  sono utili per  le funzioni intestinali.

Ingredienti:

40 grammi di farro

80 grammi di lenticchie rosse lessate, cipollotto scalogno

250 grammi di zucchina genovese

curry

paprika, pepe e sale,

un cucchiaino di olio

 

Procedimento:

Fate cuocere le lenticchie e il farro insieme per 25 minuti. Aggiungete acqua fino a coprire. Durante la cottura aggiungete una manciata di sale.
A parte tagliate la zucchina a fettine e metterela a cuocere a vapore per 10 minuti. Triturate finemente un cipollotto scalogno.
A questo punto passato il tempo di cottura, unite le zucchine alle lenticchie e al farro, aggiungendo gli aromi e la cipolla. A questo punto aggiungere al vostro impasto il cucchiaino di olio. Prendete il piatto crisp e con l’aiuto di un cucchiaio, fare delle polpette che pian piano disporrete sul vostro piatto. Mettete al forno in modalità crisp  per 15 minuti.

Buon appetito!

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Riflessione in musica

Perché le idee sono come le farfalle
che non puoi togliergli le ali,
perché le idee sono come le stelle
che non le spengono i temporali,
perché le idee sono voci di madre
che credevamo di avere perso,
e sono come il sorriso di Dio
in questo sputo di universo.

R. Vecchioni

In cucina con le patate viola

La prima volta che ho assaggiato le vitelotte è stato molto tempo fa. Non potevo certo lasciarmele sfuggire quando sono andata a comprare le verdure per la piccola.

Si tratta di un tipo di patata molto buona, un vero e proprio scrigno di  potassio, ferro e vitamina C.

La consistenza è poco più farinosa delle patate normali ed il gusto richiama leggermente le nocciole e le castagne.

Come le altre patate, si possono friggere, bollire oppure possono essere l’ ingrediente sfizioso per uno sformato di patate, una torta salata o una zuppa, magari a base di lenticchie rosse.

Io, questa sera, le ho lavate, sbucciate e fatte al crisp, un antipasto rapido e gustoso.