Parole

Ecco come sono le parole, nascondono molto, si uniscono pian piano fra di loro, sempre non sappiano dove vogliono andare, e all’improvviso, per via di due o tre, o di quattro che all’improvviso escono, parole semplici, un pronome personale, un avverbio, un verbo un aggettivo, ecco lì che ci ritroviamo la commozione che sale irresistibilmente alla superficie della pelle e degli occhi, che incrina la compostezza dei sentimenti, a volte sono i nervi a non reggere, sopportano molto, sopportano tutto, come se indossassero un’armatura, si dice…
José Saramago
Cecità

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Pioggia

 

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La pioggia ha un vago segreto di tenerezza
una sonnolenza rassegnata e amabile,
una musica umile si sveglia con lei
e fa vibrare l’anima addormentata del paesaggio.
È un bacio azzurro che riceve la Terra,
il mito primitivo che si rinnova.
Il freddo contatto di cielo e terra vecchi
con una pace da lunghe sere.
È l’aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori
e ci unge con lo spirito santo dei mari.
Quella che sparge la vita sui seminati
e nell’anima tristezza di ciò che non sappiamo.
La nostalgia terribile di una vita perduta,
il fatale sentimento di esser nati tardi,
o l’illusione inquieta di un domani impossibile
con l’inquietudine vicina del color della carne.
L’amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,
il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,
ma il nostro ottimismo si muta in tristezza
nel contemplare le gocce morte sui vetri.
E son le gocce: occhi d’infinito che guardano
il bianco infinito che le generò.
Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco
e vi lascia divine ferite di diamante.
Sono poeti dell’acqua che hanno visto e meditano
ciò che la folla dei fiumi ignora.
O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,
pioggia tranquilla e serena di campani e di dolce luce,
pioggia buona e pacifica, vera pioggia,
quando amorosa e triste cadi sopra le cose!
O pioggia francescana che porti in ogni goccia
anime di fonti chiare e di umili sorgenti!
Quando scendi sui campi lentamente
le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.
Il canto primitivo che dici al silenzio
e la storia sonora che racconti ai rami
il mio cuore deserto li commenta
in un nero e profondo pentagramma senza chiave.
La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,
tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,
ho all’orizzonte una stella accesa
e il cuore mi impedisce di contemplarla.
O pioggia silenziosa che gli alberi amano
e sei al piano dolcezza emozionante:
da’ all’anima le stesse nebbie e risonanze
che lasci nell’anima addormentata del paesaggio.

F. García Lorca

 

Estate

C’è un giardino chiaro, fra mura basse,
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. È una luce che sa di mare.
Tu respiri quell’erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.
Cesare Pavese

 

Pane fritto dolce

Questa ricetta si perde nella notte dei tempi. Ricordo che le mie nonne, specialmente la mia nonna materna aveva l’abitudine di preparare il pane fritto a merenda. Io ne ero molto ghiotta. È una ricetta semplice che permette di riciclare il pane raffermo  in modo creativo e goloso.

Ingredienti:

300 gr Pane raffermo a fettine
latte q.b.
3 uova
olio extravergine d’oliva
zucchero semolato

Procedimento
Prendete una ciotola e sbattete le uova con una forchetta.  In un piatto fondo, versate il latte addolcito con lo zucchero.  A questo punto  immergete le  fette di pane nel latte, avendo cura di bagnarle prima da un lato e poi dall’altro. Il pane non si deve inzuppare. Passate il pane nelle uova sbattute, avendo cura di sgocciolatele bene. Prendete una padella e mettetevi l’olio, friggete le fette di pane facendole dorare da entrambe le parti. Non appena sono dorate, ponetele in un piatto rivestito con carta assorbente e cospargete di zucchero ciascuna fetta.

Servite le fette calde. Buon appetito!

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Pasta cu riquagghiu

Quest’ oggi vi propongo una ricetta antica, semplice e molto buona. Si tratta della pasta cu riquagghiu. L’ingrediente principale è l’uovo.

Ingredienti:

– 300 gr di penne (o pasta corta)
– 50 gr di pecorino grattugiato
– 2 uova
– prezzemolo
– olio EVO
– sale
– pepe

Procedimento:

Per prima cosa pulite e tritate il prezzemolo finemente. In una ciotola sbattete due uova aggiungete sale e pepe. Se vi piace, potete aggiungere qualche pezzetto di cipolla.

Nel frattempo cuocete la pasta che deve essere al dente. Poco prima di scolarla, prendete una padella e mettetevi l’olio. Non appena l’olio è caldo, versate la pasta e fatela rosolare, aggiungete le uova a filo e mescolate. Aggiungete il prezzemolo e mescolate il tutto. Unite il pecorino continuando a mescolare.

La pasta è pronta. Potete aggiungere  del prezzemolo fresco per guarnire.

Buon appetito!

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Le mani della madre

La nascita di un figlio non è solo la venuta al mondo di qualcuno di cui attendevamo di vedere il volto, di qualcuno che attendevamo di accogliere fra le nostre braccia. Insieme alla vita del figlio viene nuovamente alla vita anche il mondo. L’attesa della madre apre alla possibilità della venuta alla luce di un altro mondo che trova la sua espressione incarnata nella vita nuova del figlio. In questo senso il dono della vita è un dono che fa ricominciare il mondo.

M. Recalcati

Strade assolate

Esplode come un desiderio

intimo,nascosto,profondo.

L’anima è leggera,

l’aria profuma di sale,

I furori dell’ inverno sono ormai un ricordo.

Irrompe estate con le risate notturne e le mattine silenziose.

Meraviglia e stupore per gli occhi.

Daniela F.

86.400 Euro

Immagina di avere un conto in banca sul quale ogni mattina vengono accreditati 86.400 Euro. Sì, hai capito bene: 86.400 Euro al giorno.

Ogni sera a mezzanotte però, la banca, da quello stesso conto, cancella qualsiasi cifra tu non sia riuscito a spendere durante la giornata.

Riesci a immaginare cosa faresti ogni giorno con 86.400 Euro al giorno?

Non cercheresti forse di spenderli fino all’ultimo centesimo?

In realtà tu già disponi di un deposito simile: si chiama Tempo.

Ogni giorno sul tuo conto vengono accreditati 86.400 secondi e, a mezzanotte in punto, puoi considerare perso qualsiasi ammontare tu non abbia investito saggiamente durante la giornata.

Non puoi andare in rosso e non puoi accumulare tempo. Non puoi chiedere anticipi o dilazioni di pagamento. Devi vivere nel presente.

 

L’albero triste

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C’era una volta un bellissimo giardino, con alberi e fiori di ogni tipo, meli, aranci e rose. Tutti felici e soddisfatti. C’era solo felicità in quel giardino, tranne che per un albero che era molto triste. Il povero albero aveva un problema: non sapeva chi fosse!

“Ti manca la concentrazione” gli disse il melo “se davvero ti impegni, puoi fare mele deliziose. Guarda com’è facile”.

“Non ascoltarlo” intervenne il cespuglio di rose “e guarda quanto siamo belle noi!”.

L’albero disperato provò a seguire ogni consiglio. Cercò di produrre mele e far sbocciare rose ma, non riuscendo, a ogni tentativo si sentiva sempre più frustrato.

Un giorno un gufo arrivò nel giardino.

Era il più saggio di tutti gli uccelli e vedendo la disperazione dell’albero esclamò: “Non ti preoccupare. Il tuo problema non è così serio. È lo stesso di tanti esseri umani! Ti darò io la soluzione: non passare la tua vita ad essere ciò che gli altri vogliono che tu sia. Sii te stesso. Conosci te stesso e per far ciò ascolta la tua voce interiore”. Poi il gufo scomparve.

“La mia voce interiore? Essere me stesso? Conoscere me stesso?” l’albero disperato pensava tra sé e sé alle parole del gufo quando all’improvviso comprese. Si tappò le orecchie e aprì il suo cuore e sentì la sua voce interiore che gli stava dicendo “Non darai mai mele perché non sei un melo, e non fiorirai ogni primavera perché non sei un cespuglio di rose. Tu sei una Sequoia, e il tuo destino è crescere alto e maestoso. Sei qui per offrire riparo agli uccelli, ombra ai viaggiatori, bellezza al paesaggio! Tu hai questa missione! Seguila!”.

A queste parole l’albero si sentì forte e sicuro di sé e cessò ogni tentativo di diventare qualcun altro ed esattamente quello che gli altri si aspettavano da lui. In breve tempo riempì il suo spazio e divenne ammirato e rispettato da tutti. Solo da quel momento il giardino divenne completamente felice.