La ricetta della prima super pappa

Questa sera sono riuscita a trovare un momento per condividere con voi la ricetta della prima pappa della piccola.

Le verdure impiegate sono tutte di provenienza biologica. Come omogenizzato, ho invece utilizzato il pollo della Hipp, anche questo biologico. Per quanto riguarda la cottura, ho l’abitudine di cuocere le verdure nella vaporiera adatta per il microonde. In alternativa, potete anche farle bollire.

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Ingredienti:

1 Zucchina genovese

Mezza carota

3  foglie di scarola

olio biologico

40 grammi di omogenizzato al pollo Hipp

2 cucchiaini di parmigiano

1 cucchiaio e mezzo di sabbiolina Hipp

Procedimento:

Per prima cosa lavate accuratamente le verdure. Prendete la vaporiera  e ponetevi 300 cc di acqua. Ponetevi le verdure tagliate a tocchetti e le foglie di scarola e lasciate cuocere per 15 minuti. Dopo di che, passate le verdure nel passapomodoro, in modo da salvaguardare le fibre e aggiungete l’acqua di cottura che si è depositata.

In un pentolino fate bollire il brodo e mettetevi  il cucchiaino di sabbiolina, avendo cura di mescolare con il cucchiaio di legno. Mettete qualche goccia di olio e 40 grammi di omogenizzato.

A questo punto lasciate cuocere per 3  minuti. A cottura ultimata, aggiungete il parmigiano.

La pappa è pronta!

Buon appetito!

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Quelle teste…

Ci vuole un vero e serio cambiamento… non bastano le giornate della memoria, i cortei,  gli alberi, le navi. Bisogna cambiare i cuori !

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“Giovanni, ho preparato il discorso da tenere in chiesa dopo la tua morte: “Ci sono tante teste di minchia: teste di minchia che sognano di svuotare il Mediterraneo con un secchiello… quelle che sognano di sciogliere i ghiacciai del Polo con un fiammifero… ma oggi signori e signore davanti a voi, in questa bara di mogano costosissima, c’è il più testa di minchia di tutti… Uno che aveva sognato niente di meno di sconfiggere la mafia applicando la legge”.

P. Borsellino

Svezzamento: una tappa super importante

Sono diverse settimane che non scrivo un post , sebbene ci abbia provato senza successo diverse volte.Questa sera parliamo di svezzamento, una tappa importante per mamme e i piccoli che pian piano stanno crescendo.

Come neo mamma, ho atteso il compimento del sesto mese con trepidazione, principalmente per il desiderio di accompagnare la mia piccola nel percorso di scoperta di un mondo fatto di colori, nuovi sapori e consistenze.

La mia attesa non è stata delusa. La bimba fin dalla prima pappa, si è mostrata entusiasta mangiando, toccando, sperimentando ed imparando sempre qualcosa di nuovo.

Dopo una masterclass con la pediatra, ecco un piccolo schema per orientarsi.

Prima regola:  gli ortaggi per la preparazione del brodo devono  provenire da agricoltura biologica.

Trovare un negozio biologico non è stato complicato anche perché tra vegetariani, celiaci, intolleranti, le richieste sono aumentate.  Ho saccheggiato il negozio e ho cominciato a studiare, forse in maniera un po’ paranoica, provenienza dei prodotti, stagionalità, apporti nutrizionali davanti agli occhi stupiti e perplessi della gente che mi sta intorno.

Seconda regola: le verdure vanno passate con il passa pomodoro e non frullate.

Sembra una banalità ma  questo passaggio è fondamentale per evitare la stipsi e mantenere le proprietà nutritive ed organolettiche.

Terza regola:  40 grammi di carne o pesce.

Ho deciso, non avendo tempo a sufficienza, di non omogenizzare. In compenso ho trovato una marca di omogeneizzati biologici, ottimi! Anche in questo caso ho fatto una serie di ricerche prima di arrivarci e devo dire che la Hipp, questo il nome dell’azienda, mi ha convinto.

Per il resto, sono una mamma che si emoziona molto quando vede la piccola che giorno dopo giorno, diventa più grande e scruta il mondo con attesa, meraviglia e speranza. Lei sta educando, nel senso letterale del termine, questa neo mamma che, tra mille dubbi e quesiti, cerca di darle il suo amore più che può ogni giorno.

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Le mani della madre

Quella della madre non è la semplice attesa di un evento che può accadere nel mondo, ma di qualcosa che, sebbene lei lo porti con sé, dentro di sé, in sé, nel proprio ventre, nelle proprie viscere, appare come un principio di alterità che rende possibile un altro mondo. L’attesa è una figura profondissima della maternità perché rivela che il figlio viene al mondo come una trascendenza incalcolabile, impossibile da anticipare, destinata a modificare il volto del mondo. Accade anche nell’amore, quando attendiamo, quando continuiamo ad attendere chi ci manca, chi amiamo, pur conoscendo bene il suo corpo e il suo nome.

M. Recalcati

 

Pensiero

Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore e cerca di amare le domande,
che sono simili a stanze chiuse a chiave e a libri scritti in una lingua straniera.
Non cercare ora le risposte, che non possono esserti date
poiché non saresti capace di convivere con esse.
E il punto è vivere ogni cosa. Vivi le domande ora.
Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga,
di vivere fino al lontano giorno in cui avrai la risposta.
Rainer Maria Rilke

Silenzio

Abbiamo bisogno di trovare Dio, ed Egli non può essere trovato nel rumore e nella irrequietezza. Dio è amico del silenzio. Guarda come la natura – gli alberi, i fiori, l’erba – crescono in silenzio; guarda le stelle, la luna e il sole, come si muovono in silenzio …. Abbiamo bisogno di silenzio per essere in grado di toccare le anime.
(Madre Teresa di Calcutta)

Buona Pasqua!

Campane di Pasqua festose
che a gloria quest’oggi cantate,
oh voci vicine e lontane
che Cristo risorto annunciate,
ci dite con voci serene:
“Fratelli, vogliatevi bene!
Tendete la mano al fratello,
aprite la braccia al perdono;
nel giorno del Cristo risorto
ognuno risorga più buono!”
E sopra la terra fiorita,
cantate, oh campane sonore,
ch’è bella, ch’è buona la vita,
se schiude la porta all’amore.

G. RodariIMG-20170416-WA0001

Il mio Cristo rotto: parte terza

Cristo, ho sempre visto che quando un uomo, accecato dall’ira, grida ad un altro uomo: “Stai attento che ti rompo la faccia”, la minaccia si risolve, normalmente, con un pugno, uno schiaffo o, al più, una coltellata. Solo per te, essa si è realizzata in pieno.
Ti hanno rotto completamente il viso con un colpo secco. Te lo avrei restaurato subito, prima di ogni altra cosa, ma tu non hai voluto.. Per questo, mi dedico, ogni giorno, con un gioco di fantasia e d’amore, a restaurarlo idealmente, collocando sulla sua testa quei visi che, per Cristo, ha dipinto l’arte universale. Impiego, in questo gioco, tutto il mio tempo e ne provo una dolcezza infinita. A tratti, mi sento Velasquez, o il dolcissimo frate Angelico o Leonardo…; non finirei mai, ma, da qualche giorno, non posso fare più neppure questo. Il mio Cristo rotto è tremendamente esigente, non dà tregua e me lo ha proibito. Credevo che, in fondo, il mio gioco gli piacesse o, almeno, lo accettasse silenziosamente fino a quando, un giorno, non potendone più gridò:
“Basta! Non mettermi più visi presi in prestito dall’arte degli uomini, ho già pazientato abbastanza. Basta, ti dico: voglio rimanere senza volto. Hai promesso che non mi avresti restaurato mai…”.
Quasi tremando e confuso, ma sincero sussurrai dolcemente: “E continuo a prometterlo, Signore!”.
“A meno che – continuò Cristo – tu non voglia iniziare un altro gioco, mettendomi altri visi. Questi, si li accetterei!”.
“Quali, Signore, dimmelo e lo faccio subito”.
“Non lo credo, perché ti conosco”.
“Dimmelo, Signore! Perché no?”.
“Temo che addirittura potresti scandalizzarti come i farisei”.
“Mi sforzerò di comprenderti. Dimmi, quali altri visi vorresti?”.
“Altri, ma reali, non finti come quelli che mi mettevi prima, visi umani che sono proprio miei… come quello che mi hanno tagliato con un colpo solo”.
“Ah! credo di cominciare a capire, Signore… ti riferisci al volto dei santi, degli apostoli, delle vergini, dei martiri…”.
“Vedi come non comprendi – sorrise il mio Cristo tristemente – non ne indovini una: Anche questi visi sono miei; ma già li possiedo e nessuno me li nega. No, no… mi riferisco ad altri visi… ma pochissimi oserebbero mettermeli…”.
“Bene, Signore, io oserò senza dubbio, fidati di me…Dimmi…”.
“E va bene! Lo hai voluto tu, ma poi non lamentarti… “.
Fece una pausa, come per prendere forza. Respirò profondamente, dubitò, e, per un attimo, mi sembrò che volesse tornare indietro. Ebbi paura del mio Cristo! Ma ormai non c’era rimedio. Egli già mi chiedeva:
“Ascoltami. Non hai una fotografia del tuo peggior nemico; di chi ti ha tradito, di chi parla sempre male di te; di chi, per sistema, interpreta male ogni cosa che fai o dici; di chi ti ha denunziato, di chi ha messo in carcere tuo fratello; di chi ha approfittato della guerra e ha ammazzato tuo padre?”.
“Cristo, non continuare!”.
“Lo vedi? Non te lo avevo detto? È troppo, vero?”.
“È inumano… è assurdo!… Però, non farmi caso, continua… continua a parlare”.
“Va bene! Hai mai osservato il viso del lebbroso, del mendico sudicio e ripugnante, dell’imbecille, dell’anormale, del pazzo, dell’alcolizzato? …” .
“E mi vuoi dire, Cristo, che questi visi sono tuoi? E che te li metta?”.
“Certo! E me li porrai”.
“Impossibile!”.
“Aspetta, non ho ancora finito! Tieni bene in mente quanto sto per dirti e non dimenticare nessuno dei visi che ti dirò: Pensa a quello del suicida, del blasfemo, della prostituta, del traditore, del criminale, dell’assassino, del vizioso, del degenerato”.
Tacevo, era impossibile rispondere.
“Non hai sentito? Ho bisogno di questi visi sul mio viso “.
“Non so, Signore, non capisco nulla… Questi visi sul tuo viso!… “.
“Si, sul mio viso. E ti meravigli? Ma non vedi che li porto nel mio cuore che è di più, infinitamente di più che avere il loro viso sul mio? Non sai che ho versato il mio sangue per tutti, per tutti, hai capito? per tutti! Guarda, ora cercherò di farti comprendere un po’ quella che fu la Redenzione, ascolta…
lo mi sono volontariamente reso responsabile dei peccati e della degenerazione di tutti gli uomini di ogni epoca…tutto, tutto pesava su di me.
Mio Padre si affacciò dal cielo per guardarmi. Lui si guarda sempre nei miei occhi, sono il suo specchio nel quale si contempla, il suo viso…; Dio non ha un volto visibile, sono io la sua faccia visibile. Si affacciò, dicevo, dal cielo per guardarmi sulla croce e contemplarsi nel mio volto.
Fissò i suoi occhi su di me e il suo dolore fu infinito; sul mio volto vide sovrapposto successivamente e vertiginosamente il viso di tutti, assolutamente tutti gli uomini.
Nel mio viso stavano tutti i visi e cosi rimasi senza faccia.
Dal cielo, durante le tre ore della mia agonia sulla croce, Egli rimase a contemplare, sul mio volto, la sfilata di tutti quei volti. Era orribile, ma intanto io dicevo: “Padre, perdonali, non sanno quel che fanno”.
E mio Padre li perdonava, non li condannava, li amava perché stavano sul mio volto e ne rimanevo privo, perché essi stessi diventavano il mio viso. Non ero solo sulla croce, ne morivo solo: tutti stavate appoggiati a me e tutti siete morti con me.
Avevo innumerevoli, infiniti volti.
Mai si è visto, su uno schermo, una sfilata cosi terribilmente ripugnante e grossolana.
Mio Padre non toglieva gli occhi da me: vide passare sul mio viso quello del superbo, dell’assassino freddo e calcolatore, del settario che cerca di ordire piani contro Dio, labbra ripugnanti col marchio dell’ingiuria, narici curve; e, ancora, il pallore del viso, sguardi turbolenti di misteriose anormalità. Sentivo, sulle mie povere labbra, la droga, l’oppio, l’alito cattivo dell’alcolizzato, il veleno, il vomito, il riso amaro, ricco soltanto di odio, l’agonia, la morte. Come è ridicola l’arte degli uomini e quanto insondabile è l’amore di Dio!”.
Il mio Cristo tacque.
Mi aveva dato la più bella e la più difficile lezione e da allora non è più tornato a parlare.
Non dimenticate, amici, la superficie lisa di questo volto, tagliato con un colpo secco: è un portafotografie vuoto, però già ne conosciamo l’uso!
Amico, hai il viso di qualche nemico che non riesci ancora a perdonare, che ti ha fatto troppo male o te ne fa ancora? Su, coraggio! Sii eroico, prendi questo viso odioso e avvicinalo sempre più a quello di Cristo, sovrapponilo al suo…
Guarda, ora Cristo sta sulla croce con il volto del tuo nemico. Già non puoi più odiarlo!
Ascolta… non senti una voce, la sua, dolcissima:
“Amatevi come io vi ho amato!” e, nel tuo cuore, allora, incomincerà a svegliarsi l’Amore!

 

Il mio Cristo rotto: parte seconda

La stessa notte in cui comprai il mio Cristo chiesi all’antiquario: “Dov’è il braccio destro, non sarà possibile trovarlo?”. “Impossibile – rispose – Creda, abbiamo cercato dappertutto nel luogo in cui fu trovata l’immagine mutilata. Trovammo, in effetti, la gamba destra e gliela incollammo, ma, della mano destra, neppure l’ombra; solo il Signore saprà dove è andata a finire la mano destra del Cristo”.
L’antiquario, Signore, non lo sa, ma Tu, Tu sì che lo sai, figuriamoci se non sai dove sta la tua mano destra! Vero? Chi può localizzarla? La stai schiodando continuamente e ti sfugge sempre; non mi meraviglia che tu non l’abbia, ti si strappa e vaga dappertutto invisibile, ma efficace…
Amico, chi non sente, di tanto in tanto, il tocco soave della mano piagata del Cristo, questa mano irresistibile che, senza bussare alla porta, penetra ovunque: nell’ospedale, sul letto di morte, in ufficio, nelle officine, nelle fabbriche, al cinema, nei teatri; avanza, in punta di piedi, come una raffica luminosa e musicale, nel cabaret, nel letamaio, nel fango. È un allarme inquietante.
Ssst. ..chi è che va da quella parte? No, no, non è niente, non preoccuparti, è la mano destra del Cristo. Non si può dare un passo nella vita, senza inciampare nella mano destra di Dio. Però tu, Cristo, Cristo mio rotto, hai solo la mano sinistra!
Mi sta venendo in mente una sciocchezza: ….e se tu fossi solamente uomo! Potremmo dire, di te, che hai una buona mano sinistra, ma non nel senso che applichiamo agli uomini: “il tale ha una mano sinistra!”. Tu, Cristo mio, non hai neppure mano sinistra in questo senso, mano di maneggi tortuosi e subdoli. No! Nella vita bisogna maneggiare molto la sinistra, se no, si finisce male come te. Con una sola mano non si resta a galla a lungo, bisogna nuotare con tutte e due le mani e a te mancò la sinistra. Così è accaduto a te: ti hanno crocifisso e ora ti mutilano…
Chi possiede una buona mano sinistra non è mai crocifisso. Qui sta proprio tutto.
Sentivo che il mio Cristo sorrideva silenzioso:
“Come mi conoscete poco e male! Certo, ho anch’io la mano sinistra!”.
“Tu, Signore?”.
“Oh! Che sarebbe di voi uomini se non avessi la mano sinistra… Si, ce l’ho! Non per evitare che mi mettano in croce, ma per salvare voi uomini dall’inferno. Lo comprendi adesso?”.
“A metà, Signore!”.
Tutta l’avventura tragica e divina della nostra vita sta nel lasciarci prendere dalla mano di Dio, ma c’è in noi un elemento difficile e pericoloso: la libertà. Dio la rispetta misteriosamente, infinitamente. Per conquistarci, Egli si serve di due mani, la destra e la sinistra, che rappresentano due tecniche e due tattiche: la mano destra è chiara, luminosa, trasparente, si manifesta apertamente; quella sinistra cerca a tentoni, va per vie tortuose, fa calcoli diplomatici, non ha fretta, agisce a distanza; la voce, però, anche se sinistra, non è machiavellica né traditrice, perché la guida l’Amore!
Per ogni anima Dio ha due mani che impiega in maniera diversa, perché non tutti gli uomini sono uguali. Alcuni si lasciano prendere dalla destra; per altri, è necessario che Dio usi un po’ l’una e un po’ l’altra mano, ma se non ha esito la destra, Egli usa la sinistra.
Con la destra, come bianche colombe o docili pecorelle, Dio prese S. Giovanni Evangelista, un S. Giovanni della Croce, un Francesco Saverio, le due Terese…Ma per conquistare Pietro, Paolo, Agostino, Maddalena o Ignazio di Loyola, Egli dovette usare la sinistra. Davanti alla mano destra alcuni si rivoltano, si ribellano, si impuntano e allora è necessario che entri in gioco la sinistra.
La mano sinistra di Dio! Qui sta Cristo!
È questa quella che ti lasciarono? Sembra che non faccia nulla.
Spesso allontaniamo volgarmente, brutalmente da noi questa soave mano destra di Dio che cerca di essere freno: “Fermati!” Vuole sollevarci dal fango in cui siamo caduti…
“Oggi non ho voglia di volere… forse domani… lasciami!”.
Cerca di penetrare per vedere se può addolcire il nostro cuore…”Questo vale per i bambini e i vecchi, io sono un uomo, lasciami in pace!”.
E lui allora lascia cadere molte volte la mano destra che abbiamo reso praticamente inutile per noi. Altre volte, molte…che felicità però allora! Dio non si dà per vinto, lascia cadere la mano destra, ma schioda quella sinistra, lascia la destra in riserva, già si daranno altre opportunità per tornare ad usarla… Nessuno sa usare la mano sinistra meglio di Dio. Le sue trovate sono infinite! Ieri la mascherò in un modo primitivo, oggi la maschera in modo moderno.
È l’Essere più attuale!
Un incidente uccide mia moglie e il mio unico figlio! …sono rimasto solo nella vita…
Non ho mai avuto malattie, però dice il medico che ho qualcosa al cuore per cui niente fumo, niente alcool… e questo alla mia età!…
Ho una figlia di ventidue anni, stupenda creatura già laureata; ieri mi ha detto che vuole diventare carmelitana…
Ho venti anni, conteso da tutte le più belle ragazze del rione. Da due mesi, soffro di dolori strani ad una gamba e mi hanno ricoverato all’ospedale. Un caro amico mi ha detto che ho un cancro. Morire di cancro a vent’anni! No, è atroce!
Davanti alla mano sinistra di Dio, il primo istinto è di ribellione e di disperazione. Dimentichiamo l’incidente, il cancro, il dolore, la morte perché sappiamo che non sono loro la causa delle nostre sofferenze; sentiamo che il responsabile ultimo del nostro dolore non può essere altri che Dio e allora imprechiamo contro di Lui, lo condanniamo, gli togliamo la nostra fiducia.
“Padre… Padre… se fossi veramente tale non ci tratteresti così!”.
Ci ribelliamo…; poi giungono le prime lacrime nervose e, senza rendercene conto, la prima preghiera… Torniamo ancora ad imprecare… poi una grande stanchezza ci assale, le lacrime si fanno ora più serene e preghiamo ormai senza protestare.
Abbiamo voglia di baciare qualcosa,.. Che? Ah! si… ecco le nostre labbra si posano sul crocifisso…con un bacio gli diciamo: “Va bene, come vuoi!”.
Dura, terribile, violenta, implacabile, benedetta mano sinistra di Dio!
Si formano allora altre espressioni assurde:
“Ho venti anni e un cancro alle ossa, ma non sono mai stato felice come ora”.
“Mia figlia monaca? Che sarebbe di me senza di lei? Vuoi sapere la verità? Ha offerto la sua vita per la salvezza della mia anima. Ero troppo lontano da Dio!”…
Cristo mio rotto! Te lo dico a nome mio e di tutti i miei amici; meglio, te lo dico a nome di tutti perché ora abbiamo capito, guardandoti privo della destra e offrendoci la sinistra: Signore, se per salvarci non basta la tenerezza della tua destra, usa pure con noi la sinistra. Mascherala come vuoi: calunnie, cancro, incidente, malattie, dolori, morte… Cristo, che possiamo essere figli delle tue mani, della tua destra o della tua sinistra…
Al tuo capezzale, amico, hai certo un Cristo in croce, baciagli la mano sinistra e accada quel che accada!
Osa pure! Coraggio!

Si è perduta una croce

Un annunzio breve e non commerciale: “Signori, Attenzione! Si è perduta una croce e non riusciamo a trovarla. Qualcuno l’ha trovata per caso? E’ la croce del mio Cristo rotto”.
Lui, certo, sa dove si trova, ma non parla…è muto! L’antiquario che me l’ha venduto non sa darmi neppure un minimo indizio. Vorrei tanto ridargli la croce, perché sopportare la croce, senza croce, deve essere terribilmente crudele. Per questo, amici, vi chiedo aiuto. Si è perduta una croce. Qualcuno l’ha vista?
Volete saperne le misure? Circa 90 centimetri per 60, non è troppo grande, ma è una croce e nessuna croce è piccola. Oltretutto è una croce per Cristo e quindi non ha misura. Tali dati bastano, perché tutte le croci sono uguali. Scusate la mia insistenza, amici, qualcuno di voi ha trovato una croce? Sapete di qualche parente, amico o vicino che l’ha trovata? Si!? Già so quello che state rispondendo: “Scusi, ma cosa domanda lei, una croce? una croce sola? Ne abbiamo trovate tante e tutti!”.
È vero, avete completamente ragione, per questo cambio ora la domanda: “Chi di voi, amici, chi di noi non ha trovato una croce, o meglio, ancora non ha la sua croce?”. È un diritto di proprietà a cui non si può rinunciare. Contro questa personalissima proprietà privata non può nulla neppure il comunismo. Ogni comunista ha la sua croce inalienabile; è impossibile socializzarla, e tutti, anche se non si vede, anche se sorridiamo, portiamo addosso la nostra croce. Quanto più occulta tanto più pesante.
Anch’io ho la mia croce e voi la vostra, tutti…; tutti stiamo lavorando con la nostra croce.
Scena fantastica di eterna Passione: questa notte, quando andremo a letto, non potremo lasciarla appesa alla gruccia e, domani, ci sveglieremo già con lei addosso. All’entrata dell’ufficio lasceremo la nostra macchina posteggiata…magari potessimo posteggiare almeno per qualche ora al giorno la nostra croce, ma, per le croci, non ci sono problemi di posteggio. Non occupano posto, anche se occupano e assorbono una vita intera! Chi ha trovato una croce? Tutti, sani e malati, buoni e cattivi; santi e criminali, tutti, non si fanno distinzione di parti…
La povera prostituta che, truccata e annoiata davanti al bar, aspetta l’ora strategica, porta la sua favolosa croce, pesa tanto che si appoggia al muro dell’angolo della strada. Una croce più pesante di quanto non si possa immaginare. Chi si avvicina a Lei, cercando il piacere, lo fa per sfuggire ad un’altra croce. Promettendosi il piacere, mercanteggiano entrambi con le loro croci addosso; vanno insieme, con fretta tutti e due con le loro croci addosso; quando poi hanno già bevuto alla coppa del piacere, cercando di appagare la loro sete di felicità, sentono, con disgusto, che è aumentata la croce a tutti e due e allora si sentono defraudati, provano delusione, avvilimento… No… non valeva la pena, per ritornare ad avere, domani, lo stesso desiderio e poi la stessa nausea, sempre con la stessa croce.
Una notte, a New York, ebbi un incubo terribile: Sognai una città fantastica i cui grattacieli si allargavano, in alto, in forma di croce, una città allucinante come un film di Bergman… le cui porte e le cui finestre illuminate, di notte, si dividevano in forma di croci e mi mostravano, attraverso i vuoti, un uomo disteso su di una croce. Che incubo atroce quella notte! Attraversavo, da solo, quelle strade tragicamente deserte, sotto lo sguardo lacerante di infiniti uomini crocifissi alle finestre dei grattacieli e io, unico cittadino, trascinavo la mia croce che risuonava sull’asfalto di quella interminabile strada solitaria…
Ogni città è un bosco, una selva.
Amico, sai perché, alla fine, la nostra croce è insopportabile? Perché arriva a convertirsi, a volte, fino all’esasperazione e al suicidio? Perché è una croce sola, una croce senza Cristo.
La croce si può portare, solo se porta in braccio Cristo.
Una croce laica, senza sangue né amor di Dio, è insopportabile, non ha senso, te lo concedo.
Per questo, amico, ho un’idea. lo ho un Cristo senza croce, e tu forse hai una croce senza Cristo, questa che hai ora. Entrambi siete incompleti. Il mio Cristo non riposa perché gli manca la sua croce, tu non puoi sopportare più la tua croce perché ti manca Cristo.
Un Cristo senza croce, una croce senza Cristo, perché non ci uniamo e ci completiamo? Perché non regali questa notte la tua croce a Cristo? Guadagneremo entrambi. Tu hai una croce sola, nera, vuota, gelida, senza sangue, una croce senza Cristo; non ce la fai più, anzi non so come tu ce l’abbia fatta a sopportarla fino a questo momento; soffrire cosi è irrazionale, ti comprendo. Hai in mano il rimedio, vieni, avvicinati, dammi questa tua croce; avvicinala ancora di più, io ti do il mio Cristo senza croce e senza riposo; prendilo, te lo avvicino, lo stai vedendo, è tuo, dagli la tua croce, prendi il mio Cristo; abbraccialo, bacialo, tienilo stretto a te e tutto sarà diverso.
Il mio Cristo rotto riposerà sulla tua croce, la tua croce si farà più leggera col mio Cristo in essa.
Ho iniziato dando un avviso: “Si è perduta una croce!” Lo ritiro, non serve più… Si è trovata una croce, la nostra, che risulta essere la stessa di Cristo.

Il mio Cristo rotto

Qualche giorno fa mi sono imbattuta, per caso, in un quaresimale di Padre Ramòn Cuè SJ . Si tratta di un breve testo in forma di racconto che fa riflettere molto sul modo in cui siamo abituati a gestire le nostre vite e sulla nostra scala di valori. Buona lettura a tutti!

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II mio Cristo rotto lo trovai a Siviglia. Lo comprai di giovedì, ma anche Giuda lo vendette di giovedì. Permettetemi una confidenza: la cosa che più mi affascina nell’arte è il viso di Cristo in croce. Le mie preferenze vanno ai Cristo di stile barocco, se volete, ancora più ai Cristo andalusi. Ciò vi spiega perché quel giovedì cercassi, in un mercato, un piccolo Cristo sivigliano. Mi trovavo insieme ad un a-

mico. Anche lui va in cerca di Cristo, anzi, diciamo, cammina dietro a Cristo.
Andammo al mercato, perché il Cristo si può trovare dappertutto: tra chiodi, scarpe vecchie, libri usati, bambole rotte o litografie romantiche; ciò che importa è saperlo cercare, perché Cristo sta in tutte le cose di questo povero insieme che è la vita. Ma, quella mattina, non lo trovammo al mercato; continuammo per la nostra strada e giungemmo al negozio di un antiquario dove, in un certo senso, è più facile trovare un Cristo; ma cercarlo costa di più, perché è un Cristo con tassa di lusso, reso così dai dollari del turismo perché, da quando c’è il turismo, anche Cristo è diventato più caro…
Avevamo già visitato inutilmente parte del negozio…
“Vuole qualcosa, Padre?” ci domandò il proprietario. “Guardare e girare un po’ fra queste belle cose, nient’altro” risposi.

Improvvisamente davanti a me, posato su un tavolo ad incrostazioni, vidi un Cristo senza croce! Stavo per piombarvi sopra, ma riuscii a dominarmi: avevo visto il mio Cristo! Lo guardai di sfuggita… mi aveva conquistato fin dal primo istante. Non era proprio quello che credevo di cercare: era un Cristo interamente rotto, ma, per questo stesso fatto, mi affascinava, non so perché. Finsi indifferenza mentre il mio sguardo si posava su altri oggetti, fino a che le mie due mani non si impadronirono del Cristo…; dovetti dominare le mie dita che voleva- no accarezzarlo! Non ero stato ingannato dai miei occhi! Era il mio CRISTO ROTTO!

Informe massa amorfa… mutilata, non aveva più croce; gli mancava mezza gamba, un braccio intero e, anche se aveva la testa, aveva perduto il viso. Continuavo a pensare: Sarà troppo caro? Bisognava decidersi. Domandai il prezzo di varie cose, poi con indifferenza chiesi: “E questo?”. Non osavo chiamarlo Cristo, tanto era mutilato… era quasi più una cosa che un uomo. “E questo?”.

Forse, chiedendo cosi avrei avuto un prezzo più economico, ma mi sbagliavo. L’antiquario incominciò ad elogiarne la fattura, dichiarandolo un autentico gioiello d’arte. “Ma…. così rotto?”. Risposi.

“Che importa! Conosco un amico capacissimo di restaurarlo perfettamente… lei vedrà… si fidi…” diceva, ed intanto lo aveva preso tra le mani, lo accarezzava; ma non accarezzava il Cristo, accarezzava la mercanzia che gli si sarebbe trasformata in sonante denaro. Insistetti ancora: “Quanto?”.

Fece una pausa. Guardò ancora il Cristo, finse di provare dolore nel separarsi da lui e poi disse: “Proprio un affare! Non ci guadagno nulla, sa Padre? Facciamo £ 300.000”.

Sussultai… E incominciammo mercanteggiare su di un Cristo: lui, il venditore, esaltava il valore del Cristo per venderlo, io, sacerdote, ne diminuivo i pregi perché mi diminuisse il prezzo. Disputammo sul Cristo come se fosse una mercanzia! Però, quante volte vendiamo e compriamo il Cristo, ma non un Cristo di legno, bensì di carne… nel nostro prossimo! Mi ricordai di Giuda. Non era stata anche quella una compravendita di Cristo? Indubbiamente, anche Giuda avrebbe voluto più denaro mentre i sacerdoti tiravano sul prezzo…

Poi cedemmo da ambedue le parti, come avvenne tra Giuda e i giudei… e chi perdette, come sempre, fu il Cristo: ne risultò deprezzato: me lo lasciò per 100.000 lire. Prima di andarmene, chiesi all’antiquario se conoscesse il perché di quelle orrende mutilazioni. Non ricordava bene, ma, secondo lui, risalivano a una profanazione durante il periodo della guerra di Spagna. Lo avevo immaginato! Strinsi a me il Cristo con affetto e scesi

in strada… Finalmente di sera, chiusi la porta della mia camera e mi trovai solo, faccia a faccia con il mio Cristo.
Povero Cristo, insanguinato, mutilato… vedendolo così osai domandare: “Cristo, chi ha osato ridurti cosi? Non hanno tremato quelle mani, quando strapparono le tue dalla croce, brutalmente? Che faccia fece quando guardò la tua? Ascoltami, che ne è di lui? Vive ancora? Dov’è? Si è pentito? Che farebbe oggi se ti vedesse nelle mie mani?”.

“Taci!” mi ordinò una voce invisibile e imperiosa!

“Domandi troppo! Come siete voi uomini! Quando si tratta dei peccati altrui non vi manca – no davvero – né domande né curiosità… ma soprattutto quanto costa agli uomini imparare a dimenticare! Credete abbia un cuore piccolo e meschino come il vostro?

Taci e non chiedermi più nulla su colui che mi mutilò. Che sai tu? cosa credete di sapere voi uomini? Lascia… io ho già perdonato! lo dimentico subito i peccati di colui che si pente. Perdono completamente, non facendo meschini baratti come fate voi! Non sono come voi uomini!”.

“Sì, Signore, insegnami a dimenticare e a perdonare!”.
Ma il Cristo continuò: “Ascoltami: perché di fronte alle mie mutilazioni ti ricordi di quelli che, nella guerra del ‘36, mutilarono le mie immagini e non pensi a quanti feriscono e mutilano gli uomini, loro fratelli, nella guerra? Qual è il maggior peccato? Mutilare un’immagine di legno o una vera di carne nella quale palpito e vivo io per la grazia del battesimo? Ipocriti!

Vi strappate le vesti di fronte al ricordo di quelli che mutilano le immagini di legno, ma stringete la mano e rendete onori a quanti, fisicamente o moralmente, mutilano il Cristo vivo nei fratelli!”.

Rimanevo confuso, senza parole. La sua voce mi tormentava! Per uscire da questo cerchio d’angoscia in cui mi trovavo stretto, e… per rimanere bene col mio Cristo, mi venne in mente di dire: “Ascolta, ti manderò a farti restaurare. Non voglio, non posso vederti mutilato, vedrai, ti manderò a restaurare anche se ciò dovesse co- starmi un patrimonio! Tu meriti tutto! Mi fa soffrire vederti cosi… domani stesso… Vero che approvi? che ti piace il mio piano?”. “No non mi piace affatto” rispose il Cristo con voce secca e dura: “Restaurarmi? Te lo proibisco! Sei come tutti gli altri e parli troppo!”.

Ci fu una pausa di silenzio angoscioso. Poi un ordine tagliente come un raggio venne a spezzare il silenzio. “Te lo proibisco! Mi senti?”. “Si, Signore, te lo prometto, non lo farò”.

“Grazie” mi rispose il Cristo, con profonda dolcezza. Il suo tono tornò a darmi fiducia: “Perché non vuoi? Non ti capisco, sai!”.

“Già, me ne accorgo!”. “Non vedi, Signore, che mi addolora vederti cosi mutilato ogni volta che ti guardo? Non comprendi che mi fa soffrire?”.

“Questo è ciò che voglio! che, al vedermi rotto, tu possa ricordarti di tanti tuoi fratelli che vivono insieme a te, rotti, indigenti, mutilati; senza braccia perché non hanno possibilità di lavoro; senza piedi perché hanno loro tagliato la strada; senza faccia perché hanno tolto loro l’onore…. dimenticati da tutti… Non restaurarmi. Chissà, se vedendomi così, penserai a loro e soffrirai per loro! Rotto e mutilato ti voglio servire come chiave per il dolore degli altri”.

La voce del mio Cristo continuava come l’eco di un vecchio eterno lamento: “Guarda, ci sono molti, moltissimi cristiani che si disperdono in devozioni, baci, fiori su un Cristo bello e dimenticano i loro fratelli, gli uomini, Cristi brutti, vecchi, rotti e sofferenti. Questo io non posso accettarlo!

Ora stesso, in questi ultimi giorni di quaresima e nei prossimi della settimana santa, in ogni città si sprecano le manifestazioni d’amore per i bei Cristi crocifissi, ma questo non basta, questo non vale se manca l’amore al prossimo sofferente.

Ci sono molti cristiani che tranquillizzano la loro coscienza, baciando un Cristo bello, opera d’arte, mentre offendono il piccolo Cristo di carne che è il loro fratello. Questi baci mi ripugnano! Mi fanno schifo! Li tollero forzatamente sui mi piedi intagliati di legno, ma mi feriscono il cuore!

Avete troppi Cristi belli, troppe opere d’arte della mia immagine crocifissa e correte il pericolo di rimanere nell’ambito dell’opera d’arte. Un Cristo bello può essere un pericoloso rifugio in cui ci si può nascondere per sfuggire al dolore altrui, tranquillizzando, allo stesso tempo, la coscienza…

Un falso cristianesimo! Per questo, dovreste avere più di un Cristo rotto! Uno all’entrata di ogni chiesa, uno in ogni settimana santa che vi gridi, con le sue membra rotte e con la sua faccia informe, il dolore e la trage- dia della mia seconda Passione nei miei fratelli, gli uomini.

Per questo ti supplico: Non restaurarmi! lasciami rotto, sopportami rotto. Dammi un bacio!”.

“Si, Signore, te lo prometto! Non ci sarà forza che mi separi da te”.
Un bacio su quell’unico piede fu la firma della mia promessa. Da oggi vivrò con un Cristo rotto!