Destrezza…?

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Quell’uomo era convinto che tutto si vendeva e che tutto si comprava. 

Un giorno sua moglie gli diede un figlio e l’uomo aspettò con impazienza che il bambino acquisisse la capacità di chiedere molte cose per provare la soddisfazione di insegnargli a contrattare per ciascuno dei suoi capricci.

Quando il figlio ebbe l’eta giusta, l’uomo lo invitò a sottoporgli l’elenco delle sue esigenze. 

Il bambino chiese il sipario dei tramonti, la chiave del sole, un meteorite, il solletico che sentirono alla bocca dello stomaco gli astronauti che scesero per la prima volta sulle praterie della luna, il bosco degli abbracci, un corso di lingue per sapere cosa dicono ballando le code dei cani, i ruscelli d’acqua che mormorano nei tronchi degli alberi e le parole fosforescenti che cantano negli occhi dei gatti, la corrente elettrica generata dai baci, un mouse di computer che gli insegnasse a evitare le trappole per topi delle risposte e lo guidasse invece sempre al formaggio delle domande, e un po’ del suono del mare con la possibilità di infilarlo dentro una conchiglia. 

L’uomo non seppe che fare perché quelle cose non erano in vendita da nessuna parte.

Sua moglie, allora, lo condusse per mano al negozio dell’infanzia.

 

– Jairo Aníbal Niño –

Notti bianche

Fonte ignota di luce
imbeve graniti e giardini.
La Neve ha riversato in cielo rossori,
il cielo nel fiume fremiti d’azzurro.

E spalla a spalla due giovani
vanno con passo cauto e lento –
per non disperdere questa luce
che da cuore a cuore trabocca.

B.Dimitrova

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La venditrice di lampade e nasi

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In quella città quasi nessuno aveva le finestre. Le case erano cubi neri.
Non si conosceva la luce. Le strade erano percorse da fiumi di tenebre perché l’atmosfera contaminata formava uno scudo impenetrabile per le carezze del sole. Gli abitanti di questo mondo non avevano il naso.
Sentendosi felici, abitavano nell’ ombra, preoccupati solo di lavorare per riempire lo stomaco e soddisfare i loro desideri sessuali.
Un bel giorno comparve un’anziana che gridava: “Vendo una lampada e un naso!”.
Un tizio che passava di lì si sentì attratto da quella strana signora: i suoi occhi brillavano al buio come due lucciole. Comprò la lampada e il naso. Quando stava per pagare, l’anziana non volle i suoi soldi.
L’uomo tornò in tutta fretta nel suo cubicolo. Appena ebbe chiuso la porta, un odore insopportabile gli invase le fosse nasali fino a scuotergli il cervello.
Allora accese la lampada: quella che aveva sempre creduto una stanza bella, pulita, tranquilla, era in realtà un nido di ragni, spazzatura, cibi imputriditi, mobili tarlati, strati di unto, escrementi di ratto.
Non riuscì più a vivere in quel posto schifoso! Vagò per le strade finché incontrò di nuovo la vecchia signora. “Strega, cos’hai fatto alla mia casa elegante? Prima vivevo bene, come tutti gli altri, ma appena ho messo il naso e ho acceso la lampada, quei due oggetti hanno cambiato il mio mondo. Perché tanta cattiveria?” L’anziana signora rispose: “Il tuo mondo non è cambiato: è sempre stato così! Prima non te ne accorgevi e credevi di stare bene in un posto che presto o tardi ti avrebbe distrutto. Quando si acquisiscono organi nuovi e si accende la luce, soffriamo perché riusciamo a vedere noi stessi come siamo davvero e non come crediamo di essere. Adesso che sai com’è la tua realtà, devi aprire le finestre, uccidere i parassiti, pulire le pareti, disinfettare la tua casa e solo allora potrai essere felice. E a quel punto dovrai dare la lampada e il naso a qualcun’ altro, proprio come ho fatto io.

Alejandro Jodorowsky

Mettere ordine

In un barattolo di vetro,

ho rinchiuso i giorni da ricordare,

in una bottiglia scura,

le ore d’ansia e le sere di lacrime.

In una valigia,

i rancori,

i conti in sospeso,

le paure e le vigliaccherie.

Per i miei capricci,

gli errori e le cattiverie,

ho dovuto cercare un baule,

di quelli grandi,

per le coperte e i vestiti pesanti.

Voglio fare

il cambio di stagione.

Voglio mettere ordine, Signore.

Ma il vetro si incrina,

la tela si strappa,

il legno

si screpola.

Non c’è chiusura ermetica,

serratura o chiavistello

che possano reggere alla realtà.

Tutto, di nuovo, si confonde:

i dubbi macchiano la fede,

la malinconia scolora la speranza,

i peccati corrodono la carità.

Da sola non ci riesco, Signore.

Aiutami tu,

che mi conosci come nessun altro,

che sei l’autore della mia biografia,

che mi hai voluta fin dall’eternità.

Riordinami, Signore.

In te solo,

posso trovare la mia pace.

P. Righero

Intervista a Melania, ideatrice de ” Il libro infinito”

 

Con grande piacere pubblico l’intervista realizzata alla stimata amica e collega Melania che ha avuto l’idea di aprire un canale dedicato alla lettura dei libri per bambini. Si tratta di un’iniziativa differente rispetto a quello che offre la piattaforma:   no canzoncine o coreografie ma un concreto stimolo all’ascolto, alla fantasia e alla creatività.

1. Come mai hai deciso di aprire un canale YouTube?

La decisione di aprire un canale YouTube è stata presa in seguito alle svariate richieste di mio figlio. Adriano ha 10 anni e come la maggior parte dei ragazzini di questa età è un fruitore assiduo di questa applicazione. Già da tempo lo proponeva, ma io ero sempre restia, perché serviva qualcosa di interessante e differente. Poi un giorno, chiacchierando, mi è venuta in mente l’idea.

2. Com’è nata l’idea del ” libro infinito?”

Sin da quando ero ragazzina amavo leggere, non tanto per me ma per gli altri. La prima sensazione di amore nei confronti della “lettura per l’altro” l’ho provata quando partecipavo alla celebrazione della messa, e mi proponevo per proclamare le letture. In seguito, nel 1999 ho svolto il servizio civile presso l’Unione Italiana Ciechi e qui si è ancora di più consolidata la mia passione nei confronti della “lettura per l’altro”. Infine la mia professione di insegnante mi ha permesso di sviluppare questa mia passione. Da qui l’idea de “Il Libro Infinito” che unisce la mia professione e la mia passione per la lettura. Il nome lo ha scelto mio figlio Adriano.

3. Quanto ha influito il tuo essere insegnante?

Insegno dal ’98 e questo ha influito non poco. In questi anni di insegnamento mi sono resa conto che i bambini vanno sempre più perdendo la capacità di ascolto e concentrazione, soprattutto perché fagocitati da questo uso spasmodico e incontrollato di cellulari o tablet. Dunque, mi sono sentita in dovere di attivarmi, cercando di coniugare l’utilizzo da parte dei ragazzini delle nuove tecnologie e le vecchie buone pratiche.

4. In quanto addetto ai lavori, cosa hai notato in merito alla capacità di ascolto dei più piccoli?

In questi anni oltre ad aver osservato in prima persona l’evoluzione dei tempi e i cambiamenti comportamentali dei bambini/famiglie/società, ho avuto modo di confrontarmi anche con altre colleghe. E da entrambe le parti ne viene fuori un quadro preoccupante.  Molto spesso i genitori non hanno più il tempo o le forze per coinvolgere i figli in attività di lettura e ascolto, momento intimo e formativo e molte volte non si riesce neanche più a comunicare. Spesso i bambini sono incapaci di “ascoltare” e decifrare il messaggio percepito. C’è la necessità di favorire nei bambini e ragazzi l’acquisizione della competenza dell’ascolto favorendo un ascolto costruttivo. Ritengo che le influenze sociali, ambientali e familiari sono più forti e hanno un impatto maggiore sui bambini che sono lo specchio della società e riflettono i cambiamenti che avvengono nel corso degli anni. Suppongo che anche lo sviluppo neurobiologico e comportamentale rifletta il cambiamento dei tempi.

5. Che consiglio daresti ai genitori?

Il consiglio che mi viene da dare ai genitori, e a me in primis in quanto genitore, è quello di ascoltare e comprendere le reali necessità dei propri figli, che sicuramente non sono quelle di riempire le loro vite di cose materiali per sopperire le carenze affettive, ed inoltre, di cercare di ritagliare anche dei brevi momenti da trascorrere con i propri figli facendo qualcosa che soddisfi entrambe:realizzare un dolce insieme, fare una passeggiata, visitare un museo, colorare insieme, cantare insieme, etc. cercando di costruire delle memorie esperienziali che rafforzino ancora di più il legame che li unisce.

6. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Vivo la mia vita giorno per giorno, senza progettare nulla, tutto quello che accadrà spero sia meraviglioso e sorprendente. L’unica certezza è mio figlio che mi dà la carica in questa nuova avventura, ci crediamo e, ritornando alla risposta precedente, stiamo realizzando insieme la nostra memoria esperienziale che ci accompagnerà per tutta la vita.

Ci impegniamo noi…

Ci impegniamo noi e non gli altri
unicamente noi e non gli altri,
né chi sta in alto né chi sta in basso,
né chi crede né chi non crede.
Ci impegniamo
senza pretendere che altri s’impegnino,
con noi o per suo conto,
come noi o
in altro modo.
Ci impegniamo
senza giudicare chi non s’impegna,
senza accusare chi non s’impegna,
senza condannare chi non s’impegna,
senza disimpegnarci perchè altri non s’impegna.
Ci impegniamo
perchè non potremmo non impegnarci.
C’è qualcuno o qualche cosa in noi,

un istinto, una ragione, una vocazione, una grazia,
più forte di noi stessi.
Ci impegniamo
per trovare un senso alla vita,
a questa vita, alla nostra vita,
una ragione che non sia una delle tante ragioni,
che ben conosciamo e che non ci prendono il cuore.
Si vive una sola volta
e non vogliamo essere “giocati”.
in nome di nessun piccolo interesse.
Non ci interessa la carriera,
non ci interessa il denaro,
non ci interessa la donna o l’uomo
se presentati come sesso soltanto,
non ci interessa il successo né di noi né delle nostre idee,
non ci interessa passare alla storia.
Ci interessa di perderci
per qualche cosa o per qualcuno
che rimarrà anche dopo che noi saremo passati
e che costituisce la ragione del nostro ritrovarci.
Ci impegniamo
a portare un destino eterno nel tempo,
a sentirci responsabili di tutto e di tutti,
ad avviarci, sia pure attraverso un lungo errare,
verso l’amore.
Ci impegniamo
non per riordinare il mondo,
non per rifarlo su misura, ma per amarlo;
per amare
anche quello che non possiamo accettare,
anche quello che non è amabile,
anche quello che pare rifiutarsi all’amore,
poichè dietro ogni volto e sotto ogni cuore
c’è, insieme a una grande sete d’amore,
il volto e il cuore dell’amore.
Ci impegniamo
perché noi crediamo all’amore,
la sola certezza che non teme confronti,
la sola che basta per impegnarci perpetuamente.

don Primo Mazzolari

Banana cake

Cosa fare con 3 banane molto mature  a parte un frullato che non consumerebbe nessuno?  Verrebbe da pensare una torta, ma se scopri che a casa non hai farina per dolci?

Niente paura, è arrivato il momento di sperimentare. Questa domenica condivido con voi una mia nuova ricetta. Doveva essere un banana bread ma alla fine è diventata una banana cake molto light.

Ingredienti:

3 Banane mature

250 grammi di farina di riso

150 grammi di zucchero

3 cucchiai di latte

2 uova

70 grammi di olio di semi

1 bustina di lievito

1 bustina di vanillina

cannella

Procedimento:

Per prima cosa schiacciamo con una forchetta le tre banane. In un’altra ciotola versiamo tutti gli altri ingredienti e in ultimo il lievito. Con un cucchiaio di legno, mescoliamo accuratamente il composto. Se dovesse essere troppo duro, aggiungete altro olio. Incorporate le banane e mescolate il tutto. Accendete il forno a 180 gradi, ventilato.

Imburrate una teglia e versate il composto. Sopra la superficie cospargete con zucchero q.b per la crosta.

Infornate per 50 minuti e controllate di tanto in tanto la cottura con uno stecchino. Spolverate con zucchero a velo e cannella in polvere.

Buon appetito!

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PS: Potete arricchire la ricetta con scaglie di cioccolato fondente e noci.

Storia di una formica e di un chicco di grano

Un chicco di grano, rimasto nel campo dopo la mietitura, aspettava la pioggia per tornare a nascondersi sotto le zolle. Lo vide una formica,e, caricatoselo addosso, si avviò faticosamente verso la sua tana.

“Perché ti affatichi a portarmi?”, disse il chicco di grano. “Lasciami nel mio campo!”.
“Se ciascuna di noi”, rispose la formica, “non porta un po’ di cibo nella dispensa, non avremo provviste bastanti per quest’inverno”.
“Ma io non sono fatto soltanto per essere mangiato”, replicò il chicco. “Io sono un seme pieno di vita, e il mio destino è quello di far nascere una pianta. Facciamo un patto…”.
Contenta di riposarsi un po’, la formica depose il chicco e gli chiese: “Quale patto?”.
“Se mi lasci qui nel mio campo, rinunciando a portarmi a casa tua, io fra un anno mi impegno a restituirti cento chicchi uguali a me”. “Cento chicchi in cambio di uno solo!”, pensò la formica. “Ma che buon affare! E come farai?”, chiese al chicco di grano.

“Questo è un mistero”, rispose il chicco. “E’ il mistero della vita. Scava una piccola fossa, seppelliscimi lì dentro, e poi torna qui tra un anno”.

La formica gli diede ascolto.
Prese il seme, lo depose fra le zolle, e l’anno dopo tornò a vedere se ci stava.

Si, il chicco di grano aveva mantenuto la promessa.

P.Ferrucci

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Mandorle pralinate

Quest’oggi vi propongo una ricetta molto facile da realizzare. Si tratta delle mandorle pralinate. Vi avviso subito che si tratta di una prelibatezza zuccherata e calorica.

Ingredienti:

300 grammi di mandorle  tostate

300 grammi di zucchero

250 grammi di acqua

procedimento:

Per prima cosa prendiamo una pentola di acciaio dal fondo spesso e dai bordi larghi. Dopo aver pesato tutti gli ingredienti, lasciamo bollire a fiamma sostenuta le mandole con l’acqua e lo zucchero, utilizzando un cucchiaio di acciaio per girare il tutto. Non appena osserviamo che lo zucchero comincia ad imbrunire e a cristallizzare, abbassiamo la fiamma e continuiamo a mescolare in modo tale che lo zucchero si attacchi ad ogni singola mandorla.

Nel frattempo prendiamo un piatto rivestito di carta forno e adagiamo le mandorle avendo cura di separarle qualora si siano attaccate l’una all’altra.

Se notiamo zucchero sul fondo, occorre rimettere le mandorle nuovamente dentro la pentola.

Lasciate raffreddare e buon appetito!

Ps: Per quanto riguarda la conservazione, è opportuno riporre le mandorle in un barattolo di vetro. In questo modo manterranno la  croccantezza.

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