La mia torta alle mele

Pubblico nuovamente la mia ricetta della torta all’acqua a base di mele… E’ un ottima ricetta light ma anche poco dispendiosa.

IMG_20200329_101522

DADAWORD

Oggi vi propongo una torta alle mele buonissima e super soffice senza burro, latte e uova! Credetemi, non ve ne pentirete!

image

Ingredienti:

300grammi di farina

150 grammi di zucchero

200 grammi d’acqua

2 mele

1bustina di lievito

3 gocce di essenza di vaniglia

Mezzo limone

50 grammi di olio di semi

Zucchero a velo

cannella

Procedimento:

In una ciotola mettete l’olio e l’acqua e sbatteteli insieme fino a raggiungere un composto ben amalgamato. Successivamente aggiungete la farina, lo zucchero, il lievito, l’essenza di vaniglia, la scorza di limone e mescolate bene, fino a raggiungere un composto ben amalgamato. Aggiungete le mele tagliate precedentemente a tocchetti e incorporate il tutto.

Prendete una tortiera, mettete la carta forno. Versate l’impasto e infornate a 200 gradi per 35 minuti.

Ogni tanto controllate con lo stecchino.

Buon appetito!

View original post

Lazzaro di Betania

La Pasqua è ormai vicina, e la chiesa ci invita a meditare sul grande segno della resurrezione di Lazzaro, profezia della resurrezione di Gesù.
“Un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato”. Gesù amava molto questi amici, che frequentava nei periodi di sosta a Gerusalemme: nella casa di Betania trovava l’accoglienza premurosa di Marta, l’ascolto attento di Maria (cf. Lc 10,38-42) e l’affetto fedele di Lazzaro.
Le sorelle mandano ad avvertirlo della malattia di Lazzaro, ma egli è lontano, al di là del Giordano. Come può Gesù permettere che un suo amico si ammali, soffra e muoia? Che senso ha? Sono domande affiorate all’interno della rete di amicizie di Gesù, ma che ancora oggi risuonano quando nelle nostre relazioni appaiono la malattia e la morte; è l’ora in cui la nostra fede e il nostro essere amati da Gesù sembrano essere smentiti dalle sofferenze della vita.

Gesù risuscita Lazzaro

 

 

Gesù, informato di tale evento, dice: “Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato”, ovvero è un’occasione perché si manifesti il peso che Dio ha nella storia e così si manifesti la gloria del Figlio, gloria dell’amare “fino alla fine” (Gv 13,1). Egli parla un linguaggio che sembra contraddire l’evidenza: sempre nella malattia la morte si staglia all’orizzonte con la sua ombra minacciosa, eppure Gesù rivela che la malattia di colui che egli ama non significherà vittoria della morte su di lui.
Gesù giunge con i suoi discepoli a Betania quando “Lazzaro è già da quattro giorni nel sepolcro”. Marta, saputo del suo arrivo, gli va incontro e gli rivolge parole che sono insieme una confessione di fede e un rimprovero: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”. Poi aggiunge: “Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, te la concederà”. Marta è una donna di fede e confessa che dove c’è Gesù non può regnare la morte, che la morte di Lazzaro è accaduta perché Gesù era lontano. Essa crede in Gesù e, sollecitata da lui, confessa la propria fede nella resurrezione finale della carne.

Ma Gesù la invita a compiere un passo ulteriore: “Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”. E Marta replica prontamente: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”.

Anche Maria, chiamata dalla sorella, corre incontro a Gesù e, gettandosi ai suoi piedi, esclama a sua volta: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”. I toni sono più affettivi, Maria esprime con le lacrime il proprio dolore. Essa ama Gesù e si sa da lui amata, si mostra pronta a incontrarlo e si inginocchia davanti a lui, ma non dà segni di una fede che possa vincere la sua sofferenza: è interamente definita dal suo inconsolabile dolore. Le sue lacrime sono contagiose: piangono i giudei presenti e piange lo stesso Gesù
Qui l’evangelista ci chiede di sostare sugli umanissimi sentimenti vissuti da Gesù. Innanzitutto egli si commuove, freme interiormente. Di fronte alla morte di un amico, di una persona da lui amata, la prima reazione è il fremito che nasce dal constatare l’ingiustizia della morte: come può morire l’amore? Perché la morte tronca l’amore, la relazione? Poi Gesù si turba: il fremito di indignazione diventa turbamento, esperienza del sentirsi ferito e del sentire dolore e angoscia. Gesù prova questa reazione emotiva anche di fronte alla prospettiva della propria morte imminente (cf. Gv 12,27), e quando nell’ultima cena annuncia ai suoi il tradimento di Giuda (cf. Gv 13,21). Infine, alla vista della tomba Gesù scoppia in pianto, reazione che i presenti leggono come il segno decisivo del suo amore per Lazzaro.

Giungiamo quindi al vero vertice del racconto: l’incontro tra Gesù e Lazzaro. Gesù, ancora una volta fremendo nel suo spirito, si reca alla tomba e vede la pietra che chiude il sepolcro: colui che è la vita (cf. Gv 14,6) comincia un duello, una lotta contro la morte. Il testo apre uno squarcio sulla relazione di profonda intimità tra Gesù e Dio. “Gesù alzò gli occhi e disse: ‘Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto’”, così come Gesù stesso ascolta sempre il Padre (cf. Gv 5,30).

È l’unica volta che prega prima di compiere un segno, ma la sua è una preghiera di ringraziamento al Padre, a colui che è il fine stesso della preghiera: Gesù desidera che i presenti giungano a credere che egli è l’Inviato di Dio, dunque un segno che rimanda alla realtà ultima, alla fonte di ogni bene, il Padre.
La risposta di Dio giunge immediata, percepibile nella parola efficace di Gesù, che compie ciò che dice: “Lazzaro, vieni fuori!”. Gesù aveva annunciato “l’ora in cui coloro che sono nei sepolcri udranno la voce del Figlio di Dio e ne usciranno” (cf. Gv 5,28-29). Ecco un’anticipazione: Lazzaro, morto e sepolto, esce dalla tomba ancora avvolto dalle bende, e con la sua resurrezione profetizza la resurrezione di Gesù.

Non solo, ma la resurrezione di Lazzaro, “colui che Gesù ama”, manifesta la ragione profonda per cui il Padre richiamerà Gesù dai morti alla vita eterna: nel duello tra vita e morte, tra amore e morte, vince la vita, vince l’amore vissuto da Gesù. Gesù è la vita, è l’amore che strappa alla morte le sue pecore, le quali non andranno perdute (cf. Gv 10,27-28); se Gesù ama e ha come amico chi crede in lui, non permetterà a nessuno, neppure alla morte, di rapirlo dalla sua mano!

Avvenuto il segno, la sua lettura e interpretazione spetta a quanti lo hanno visto. “Molti dei giudei credettero in lui”. La fede non fa certo sfuggire alla morte fisica: tutti gli esseri umani devono passare attraverso di essa, ma in verità per chi aderisce a Gesù, la morte non è più l’ultima, definitiva realtà. Chi crede in Gesù ed è coinvolto nella sua amicizia, vive per sempre e porta in sé la vittoria sulla malattia e sulla morte. Non solo, come si legge al termine del Cantico, “l’amore è forte come la morte” (Ct 8,6), ma l’amore vissuto e insegnato da Gesù è più forte della morte, è profezia e anticipazione per tutti gli amici del Signore, tutti destinati alla resurrezione.
Questa è la gloria di Gesù, gloria dell’amore, anche se all’apparenza egli sembra sconfitto: in cambio di questo gesto, infatti, riceve una sentenza di morte dalle autorità religiose, per bocca del sommo sacerdote Caifa (cf. Gv 11,46-53). Dare la vita a Lazzaro è costato a Gesù la propria vita: ecco cosa accade nell’amicizia vera, quella vissuta da Gesù, che ha donato la propria vita per gli amici (cf. Gv 15,13).

L’amore, l’amicizia di Gesù, dunque, vince la morte. Se siamo capaci di mettere la nostra fede-fiducia in lui, questa pagina ci rivela che non siamo soli e che anche nella morte egli sarà accanto a noi per abbracciarci nell’ora in cui varcheremo quella soglia e per richiamarci definitivamente alla vita con il suo amore.

Ecco il dono estremo fatto da Gesù a quanti si lasciano coinvolgere dalla sua vita: la morte non ha l’ultima parola, e chiunque aderisce a lui, lo ama e si lascia da lui amare, non morirà in eterno! Canta Gregorio di Nazianzo: “Signore Gesù, sulla tua parola tre morti hanno visto la luce: la figlia di Giairo, il figlio della vedova di Nain e Lazzaro uscito dal sepolcro alla tua voce. Fa’ che io sia il quarto!”.

Enzo Bianchi

Sorridi

62E76D80-962D-4762-846F-EC9277359E20

 

 

Solo per oggi, e domani ancora…
Alzati presto. Fai un sorriso
Lascia andare i sensi di colpa, non guardarti indietro.
Fai un piano, credi in te stesso.
Goditi ciò che sei. Accetta la tua umanità.
Chiedi aiuto, e accetta ciò che gli altri hanno da darti.
Ringrazia.
Cambia, senza indugio e con coraggio.
Accetta ciò che non puoi cambiare. Sii paziente.
Mantieni le promesse, quelle del tuo cuore.
Non indugiare sul passato.
Vivi con amore ogni momento. Costruisci un domani migliore.
Apri il tuo cuore, esplora la tua anima.
Ricorda, i miracoli accadono.
Sorridi.

Stephen Littleword, Aforismi

Caramelle gommose agli agrumi

IMG_20200326_183604

 

In questo periodo non si può certo andare al supermercato per comprare le caramelle. Come accontentare una bambina di tre anni?

Le facciamo insieme, a casa.

Ingredienti:

300  ml di Succo di arance e limoni

250 gr zucchero

5  fogli di colla di pesce

Procedimento:

Per prima cosa spremiamo le arance e i limoni. Per mio gusto personale, metto un limone soltanto. Filtriamo il succo  e pesiamolo. Dopo di che prendiamo una pentola mettiamo il succo filtrato, lo zucchero e portiamo ad ebollizione mescolando con un cucchiaio di legno.  Quando comincia a bollire, abbassiamo completamente la fiamma, strizziamo i fogli di colla di pesce e li uniamo al succo. Mescoliamo in modo da farli sciogliere per bene.

Prendiamo un contenitore e versiamo il liquido. Il contenitore non deve essere pieno perchè altrimenti ci verranno fuori dei mattoni.

Poniamo tutto in frigo per circa 3 ore.

Trascorso il tempo necessario, sformiamo la gelatina. Tagliamola  a piccoli quadrati  e passiamo nello zucchero.

Le nostre caramelle sono pronte.

Per conservarle, vi consiglio di collocarle in un barattolo di vetro e di metterle in frigo.

 

Pasta c’anciova e muddica

FF3D3543-7A76-42B3-8149-4155BB67B787
Quest’oggi vi propongo una ricetta molto semplice da realizzare non soltanto per la preparazione ma principalmente per la reperibilità degli ingredienti. Non sappiamo chi l’abbia inventata, alcuni ritengono che appartenga al mondo contadino. Mia nonna invece mi diceva che era la pasta che i gli emigrati (tra cui mio nonno) preparavano spesso quando si trovavano all’estero per lavorare. Era un modo per ricordarsi della propria terra.
Ingredienti per 4 persone
400 g di bucatini o margherita
mezza cipolla
uno spicchio d’aglio
8 acciughe salate
200 g estratto di pomodoro
100 g di pangrattato
una manciata di uva sultanina e pinoli
olio extra vergine d’oliva,
 sale e pepe
Procedimento:
Tritiamo finemente la cipolla e soffriggiamola nell’olio. Non appena la cipolla è appassita, aggiungiamo l’aglio e i filetti d’acciuga privi delle spine e puliti sotto l’acqua. Questa operazione serve per evitare che siano troppo salati. Lasciamo soffriggere facendo sciogliere l’acciuga. La fiamma deve essere tenuta bassa. Mettiamo l’uva passa in un pò d’acqua a temperatura ambiente così da farla rinvenire. Aggiungiamo a questo punto l’estratto di pomodoro e un pò di acqua calda  e mescoliamo. Sulle quantità d’acqua vi consiglio un o al massimo due bicchieri. Uniamo l’uva passa ben strizzata e i pinoli. Aggiungiamo pepe e lasciamo cuocer per 15 minuti, fino a quando il tutto non sarà denso.
Nel frattempo, prendiamo una padella e mettiamo olio e pangrattato con sale, pepe. Lasciamo abbrustolire a fiamma bassa mescolando con un cucchiaio di legno. Lasciamolo in padella fino a quando il pangrattato non si sarà ambrato.
Cuociamola al dente, rimettiamola nella pentola con il condimento e mescoliamo. Dopo averla messa nel piatto, aggiungiamo ancora salsa e la mollica atturrata.
Buon appetito!

Pane!

 

IMG_20200323_180656

 

 

Oggi condivido con voi la ricetta del pane che abbiamo sperimentato io e mio marito.  Non avendo abbastanza lievito, abbiamo deciso di fare il poolish utilizzando soltanto un grammo di lievito e lasciando lievitare il pane per 24 h.

Il risultato è andato al di là di ogni nostra aspettativa.

Ingredienti:

400 gr di farina

300gr di acqua

8 gr di sale

1 gr di lievito  di birra fresco

Procedimento:

Prima di tutto prepariamo il poolish.

100 grammi di farina, 100gr di acqua e 1 grammo di lievito vanno collocati in una terrina dai bordi altri. Si mescola il tutto e si ricopre con la pellicola trasparente. Deve riposare a temperatura ambiente per circa 3-4 ore.

Si prepara a queso punto il resto dell’impasto con le dosi rimanenti in un altro contenitore, si ricopre con pellicola e si lascia riposare per 3-4 ore come il poolish.

Dopo 4 ore si uniscono  gli impasti e dopo 2 L’impasto unico si pone in frigo tutta la notte.

Il giorno successivo  si esce dal frigo e si lascia lievitare per altre sei ore. Si forma la pagnotta e si lascia lievitare altre 3 ore.

Trascorso il tempo , si preriscalda il forno al massimo della temperatura per almeno mezz’ora. S’inforna il pane  e subito si scala la temperatura a 200. Si lascia cuocere per un’ora. Per controllare se il pane è pronto, battere con piccoli colpi il retro della pagnotta. Se si percepisce una sensazione di vuoto, il pane è pronto.

Buon appetito!

 

 

Che splenda il sole

9E9D053E-87CE-4ABD-A482-E9DDD99F233C

 

 

Oggi raccolgo brandelli di cielo,
sorrido al nuovo giorno che si accinge a splendere,
raccolgo le forze come fossero coralli sulla spiaggia,
e ne faccio tesoro per l’intera giornata.
Apri le porte al cambiamento e vivi intensamente,
disegna una finestra tra i pensieri più bui
e farla diventare la tua finestra sul cielo interiore.
Che sia un giorno splendido,
uno di quei giorni dove il sole splende,
dentro e fuori di te.
Stephen Littleword, Piccole cose

Sera

La Passione Di Lady Audrey - capitolo 1 - Wattpad

 

Mentre scende la sera
e un velo di mestizia avvolge i cuori,
Gesù, misterioso Pellegrino,
accompàgnati a tutti i viandanti che,
sulle strade del mondo,
vanno senza meta e senza Parola
dissipa le tristezze,
sciogli i dubbi angosciosi
che ci opprimono la mente;
entra nelle case, e resta a cena con noi…
Possano i nostri occhi riconoscerti
nel gesto dello spezzare il pane,
e il nostro cuore gioisca
al fulgore della tua luce di Risorto.
Amen.

Madre Anna Maria Cànopi

Bambina mia

madre-e-figlia.jpg

 

Bambina mia,

Dolce meravigliosa benedizione di Dio

ti stringo al mio petto di mamma.

Accarezzo le tue manine

i tuoi occhi s’illuminano e sorridono.

Vorrei proteggerti e tenerti lontano

da ogni bruttura

e farti scorgere prati sconfinati

ornati di fiori profumati e, insieme,

mano nella mano

correre

libere

senza affanni e angosce.

Daniela F.

Primavera io vengo

Risultato immagini per primavera uggiosa

 

Primavera, io vengo dalla via, dove il pioppo è stupito,

dove la lontananza sbigottisce, dove la casa teme di crollare,

dove l’aria è azzurra come il fagottino della biancheria

di colui che è dimesso dall’ospedale!

Dove la sera è vuota come un racconto interrotto,

lasciato da una stella senza continuazione

per rendere perplessi mille occhi tumultuosi,

insondabili e privi di espressione.

 

Boris Pasternak