L’attenzione è la prima forma d’amore

Qualche giorno fa mi sono ritrovata a leggere per l’ ennesima volta alcuni scritti di Simone Weil e pensavo di pubblicare e condividere la lettera con voi senza aggiungere altro  al suo pensiero. Per caso, due esperienze mi hanno fatto riflettere ancora di più , su quanto ancora siamo lontani dal considerare l’ attenzione nei confronti dell’ altro come una reale e tangibile forma di amore.

Sabato pomeriggio, io e mio marito insieme alla piccola Cristina, decidiamo di andare a fare la spesa. Per una questione di comodità, mettiamo Cristina nel passeggino ed andiamo a piedi. Ebbene, dopo pochi passi, ci rendiamo conto che per proseguire il nostro percorso nel marciapiede, siamo costretti a  proseguire mettendoci in mezzo alla strada perché un suv aveva posteggiato di traverso occupando il marciapiede. Arrabbiati, facciamo le nostre considerazioni. Andiamo oltre, facciamo la spesa e ripercorriamo la medesima strada. Il suv è ancora posteggiato lì con una piccola differenza: il proprietario chiacchiera amabilmente con un ragazzo. Gli faccio notare in modo educato che quel suv lì non deve stare perché mette a repentaglio la vita dei pedoni e lui, con fare molto sicuro, mi chiede scusa ma non sposta il suv. Non solo, addossa la colpa anche ad un motore che era messo di fronte, ostacolando ulteriormente il passaggio. Traete voi le conclusioni.

Vi racconto la seconda esperienza. Sabato sera decidiamo di comprare una pizza al panificio. Mentre eravamo in attesa, all’ interno del negozio, entra un extra comunitario che chiede al negoziante quando costa il pane fresco. Il ragazzo si rende conto che i soldi non bastano e chiede quanto costa il pane del giorno prima. Volete sapere com’è andata a finire?

Il negoziante ha venduto al ragazzo il pane del giorno prima che non andrebbe comunque venduto.

Siamo lontani da quell’atteggiamento esistenziale di solidarietà e di attenzione nei confronti dell’ altro che incontriamo nella nostra quotidianità. Sono piccoli gesti, a volte, che potrebbero migliorare qualitativamente la vita di tutti.  Il fregarsene, il mettere al primo posto se stessi sempre e comunque è qualcosa che lentamente uccide chi lo fa e chi lo riceve.

Prendersi cura dell’altro è certamente un’ altra storia.

Pubblico la lettera che Simone Weil ha scritto un anno prima di morire.

 

Mi ha profondamente commossa constatare che ha dedicato una viva attenzione alle poche pagine che le ho mostrato.

Non ne traggo la conclusione che meritino attenzione. Considero tale attenzione come un dono gratuito e generoso da parte sua. L’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità. A pochissimi spiriti è dato scoprire che le cose e gli esseri esistono. Fin dalla mia infanzia non desidero altro che averne ricevuto, prima di morire, la piena rivelazione. Mi sembra che lei sia orientato verso questa scoperta. In effetti, ritengo di non aver conosciuto, da quando sono giunta in questa regione, nessuno il cui destino non sia di gran lunga inferiore al suo; tranne un’eccezione. (L’eccezione, lo dico di sfuggita, è un domenicano di Marsiglia quasi completamente cieco, di nome padre Perrin. Deve essere stato nominato da poco, credo, priore in un convento di Montpellier; se capitasse a Carcassonne, ritengo che varrebbe la pena di organizzare un incontro tra voi.)

La scoperta che le dicevo è in fondo il soggetto della storia del Graal. Solamente un essere predestinato ha la facoltà di domandare ad un altro: «Qual è dunque il tuo tormento? ». E non gli è data nascendo. Deve passare per anni di notte oscura in cui vaga nella sventura, nella lontananza da tutto quello che ama e con la consapevolezza della propria maledizione. Ma alla fine riceve la facoltà di rivolgere una simile domanda, nel medesimo istante ottiene la pietra di vita e guarisce la sofferenza altrui.

E questo, ai miei occhi, l’unico fondamento legittimo di ogni morale; le cattive azioni sono quelle che velano la realtà delle cose e degli esseri oppure quelle che assolutamente non commetteremmo mai se sapessimo veramente che le cose e gli esseri esistono. Reciprocamente, la piena cognizione che le cose e gli esseri sono reali implica la perfezione. Ma anche infinitamente lontani dalla perfezione possiamo, purché si sia orientati verso di essa, avere il presentimento di questa cognizione; ed è cosa rarissima. Non v’è altra autentica grandezza. Parlo di tutto questo non propriamente come un cieco, ma come un quasi cieco potrebbe parlare della luce. Almeno penso di vedere abbastanza per avere potuto riconoscere in voi questo orientamento.

E un regno in cui opera il semplice desiderio, purché autentico, non la volontà; in cui il semplice orientamento fa avanzare, a patto che si resti sempre rivolti verso lo stesso punto. Tre volte felice colui che è stato posto una volta nella direzione giusta. Gli altri si agitano nel sonno. Colui che procede nella giusta direzione è libero da ogni male. Benché sia, più di chiunque altro, sensibile alla sventura, benché la sventura gli procuri soprattutto un sentimento di colpa e di maledizione, tuttavia per lui la sventura non costituisce un male. A meno che non tradisca e non distolga lo sguardo, sarà sempre preservato. Anche quando si sente completamente abbandonato da Dio e dagli uomini, è comunque preservato da ogni male. Per aver parte a questo privilegio basta desiderarlo. E’ proprio questo desiderio a essere cosa estremamente difficile e rara. La maggior parte di coloro che sono convinti di averlo, non l’hanno.

Tutta la parte mediocre dell’anima si rivolta e vuole soffocare il desiderio da cui si sente minacciata di morte, e riesce il più delle volte a raggiungere il suo scopo attraverso qualche menzogna. Allora si sente al sicuro. Gli sforzi, la tensione della volontà non la turbano. Si sente unicamente minacciata dalla presenza nell’anima di un punto di desiderio puro. Quanto prima le manderò la copia di alcuni versi di Eschilo e di Sofocle con il mio tentativo di traduzione. Anche un Nuovo Testamento in greco. Mi rimprovero di non averle detto una cosa a Carcassonne. Questa. Poiché lei ha bisogno di far venire un farmaco da Marsiglia, se in qualche modo posso esserle utile, disponga di me. Non tema di causarmi disturbo, se sarà necessario.
Creda alla mia amicizia.

Simone Weil a Joe Bousquetm 1942.

Annunci

Torta all’acqua cioccolatosa

Dopo due settimane di ototonsillite acuta che ha costretto Cristina a rimanere a casa, finalmente ieri siamo riuscite a festeggiare il compleanno a scuola. Sinceramente tenevo molto che la piccola festeggiasse il suo compleanno insieme ai compagni perché una festa è sempre un modo divertente e straordinario di socializzare, stringere amicizie e collezionare ricordi che, difficilmente, si scorderanno.

Non ho voluto comprare la torta perché volevo che i bambini mangiassero qualcosa di genuino e per consentire anche ad una compagna di Cristina che ha delle gravi allergie alimentari, di poter mangiare la torta come tutti gli altri.

Ho preparato così una torta al cacao senza burro, latte e uova. I bambini sono rimasti soddisfatti, qualcuno ha fatto anche il bis.

Ingredienti:

400 grammi di farina per dolci

50 grammi di cacao amaro in polvere

300 grammi di zucchero

Mezzo litro di acqua

100ml di olio di semi

1 bustina di vanillina

1 bustina e mezzo di lievito

Procedimento:

Per prima cosa Rivestite una tortiera di 24 cm circa di carta forno imbevuta precedentemente di olio di semi. In questo modo la carta forno aderirà più facilmente. Successivamente prendete una ciotola capiente e dai bordi larghi. Ponetevi la farina, il cacao, la vanillina è il lievito. Mescolate il tutto. In un’altra ciotola mettete l’acqua e lo zucchero. Fate sciogliere lo zucchero nell’ acqua e aggiungete in seguito l’olio. Piano piano, aiutandovi con un cucchiaio di legno, andate aggiungendo il composto liquido alle farine mescolando energicamente in modo che non si formino grumi.

Quando l’impasto è omogeneo e liscio, ponetelo all’ interno della tortiera ed informane a 180 gradi per 40 minuti, forno statico.

Controllate sempre la cottura con uno stecchino che deve essere pulito ed infine spolverate con lo zucchero a velo.

Per evitare che la torta s’ indurisca, vi consiglio di coprirla. Se non avete particolari allergie alimentari, potete arricchire la torta con delle scaglie di cioccolato fondente, marmellata di albicocche, crema chantilly.

Buon appetito!

dav

b

 

Affrettiamoci ad amare

Il problema fondamentale dell’umanità da 2000 anni è rimasto lo stesso… amarsi. Solo che ora è diventato più urgente, molto più urgente, e quando oggi sentiamo ancora ripetere che dobbiamo amarci l’un l’altro, sappiamo che ormai non ci rimane molto tempo. Ci dobbiamo affrettare, affrettiamoci ad amare, noi amiamo sempre troppo poco e troppo tardi,perché al tramonto della vita saremo giudicati sull’amore, perché non esiste amore sprecato e perché non esiste un’emozione più grande di sentire quando siamo innamorati che la nostra vita dipende totalmente da un’altra persona, che non bastiamo a noi stessi, e che tutte le cose, ma anche quelle inanimate come le montagne, i mari, le strade, il cielo, il vento, le stelle, le città, i fiumi, le pietre, i palazzi… tutte queste cose, che di per sé sono vuote, indifferenti, improvvisamente quando le guardiamo si caricano di significato umano e ci affascinano, ci commuovono, perché? Perché contengono un presentimento d’amore, anche le cose inanimate, perché il fasciame di tutta la creazione è amore e perché l’amore combacia con il significato di tutte le cose: la felicità. Si, la felicità… e a proposito di felicità, cercatela, tutti i giorni, continuamente e anzi, chiunque mi ascolti ora, si metta in cerca della felicità ora, in questo momento stesso perché è lì, ce l’avete, ce l’abbiamo perché l’hanno data a tutti noi, ce l’hanno data in dono quando eravamo piccoli, ce l’hanno data in regalo, in dote, ed era un regalo così bello che l’abbiamo nascosto, come fanno i cani con l’osso, quando lo nascondono; e molti di noi l’hanno nascosto così bene che non si ricordano più dove l’hanno messo, ma ce l’avete, ce l’abbiamo. Guardate in tutti i ripostigli, gli scaffali, gli scomparti della vostra anima, buttate tutto all’aria: i cassetti, i comodini che avete dentro… vedrete che esce fuori, c’è la felicità. Provate a voltarvi di scatto, magari la pigliate di sorpresa ma è lì, dobbiamo pensarci sempre alla felicità, e anche se lei qualche volta si dimentica di noi, noi non ci dobbiamo mai dimenticare di lei, fino all’ultimo giorno della nostra vita.

E non dobbiamo avere paura nemmeno della morte, guardate che è più rischioso nascere che morire eh! Non bisogna avere paura di morire, ma di non cominciare mai a vivere davvero. Saltate dentro l’esistenza ora, qui, perché se non trovate niente ora, non troverete niente mai più, è qui l’eternità, e allora dobbiamo dire “SI” alla vita, dobbiamo dire un SI talmente pieno alla vita che sia capace di arginare tutti i no, perché alla fine di queste due serate insieme, abbiamo capito che non sappiamo niente e che non ci si capisce niente, e si capisce solo che c’è un gran mistero che bisogna prenderlo come è e lasciarlo stare, e che la cosa che fa più impressione al mondo è la vita che va avanti e non si capisce come faccia; “Ma come fa? Come fa a resistere? Ma come fa a durare così?”… è un altro mistero, e nessuno lo ha mai capito, perché la vita e molto più di quello che possiamo capire noi, per questo devi resistere. Se la vita fosse solo quello che capiamo noi, sarebbe finita da tanto, tanto tempo, e noi lo sentiamo, lo sentiamo che da un momento all’altro ci potrebbe capitare qualcosa di infinito, e allora ad ognuno di noi non rimane che una cosa da fare: inchinarsi!

Roberto Benigni

 

Il silenzio

La perdita della capacità di ascoltare è figlia della perdita della dimensione del silenzio.
L’ uomo moderno ha orrore del silenzio.
Il silenzio della mente è ormai un’ espressione priva di significato.
Abbiamo dimenticato l’ arte di quietare quell’ alveare dalle mille api ronzanti che si annida nella nostra mente.
Sottoposta a un incessante bombardamento di messaggi, la nostra mente è una fucina di pensieri che lavora senza turni di riposo.
Abbiamo perso la capacità di rallentare.
Un’ attività mentale frenetica e dispersiva che invece di arricchire lo spirito, ci affatica, ci confonde, seppellisce il nostro vero io sotto una cortina impermeabile di pensieri, immagini, fantasie e timori.
Questo lavorio mentale ha luogo senza sosta, sicché i pensieri si sovrappongono l’ uno all’ altro spesso in modo conflittuale.
Ci fanno agitare per un non nulla, costruiscono pregiudizi e preconcetti.
Corrono affannosamente ad anticipare il futuro e restano amaramente attaccati al passato.
Le esperienze passate sono sempre presenti per condizionarci, anche se non ce ne rendiamo conto.
Al nostro fianco cammina il nostro passato che c’ imprigiona dietro a celle prive di sbarre, ma da cui è difficile evadere.
Queste incrostazioni avvolgono l’ io profondo e gli impediscono di emergere, lo soffocano, stordito dal rumore del chiacchiericcio mentale.

Plutarco

Filastrocca dei morti

 “Armi santi, armi santi (anime sante)
Io sugnu unu e vuatri siti tanti: ( io sono uno e Voi siete tante)
Mentri sugnu ‘ntra stu munnu di guai (mentre sono in questo mondo di guai)
Cosi di morti mittitiminni assai“(Regali dei morti mettetemene molti)

 

Risultati immagini per filastrocca festa dei morti sicilia

 

La festa dei morti

In questi giorni assistiamo ad un dilagare  di festeggiamenti in onore di Halloween: scheletri,  vampiri, streghe e a costanti prese di posizione su chi è a favore e chi è contrario. In Sicilia abbiamo una bellissima tradizione, di cui mi sono occupata più volte in questo blog. Si tratta della festa dei morti, una ricorrenza molto sentita che merita di essere riscoperta. Secondo la tradizione, la notte tra il primo novembre e il giorno successivo, i morti tornati sulla terra, portano i doni ai bambini. I piccoli di casa cominciano così, al risveglio, di buon mattino, una sorta di caccia al tesoro per scovare i regali.  Nei tempi passati, in genere, i doni si concretizzavano nel pupo di zucchero che riproduceva le fattezze di bambole e cavalieri e naturalmente nell’immancabile canestro, all’interno del quale venivano messe caramelle, i tetu e i catalano, le ossa di morto e la frutta di martorana, tutte prelibatezze della nostra amata  tradizione dolciaria.Risultati immagini per pupi di zucchero

Il giorno della commemorazione dei defunti non è mai stato percepito come qualcosa di tetro, esoterico di cui aver paura anzi  come un giorno speciale nel quale, ricordando i nostri cari,  si fa memoria del fatto che la morte non distrugge le relazioni con le persone che abbiamo amato e che ci hanno voluto bene. Proprio questo amore riscalda i cuori. La morte e la vita, così vissute, ci santificano e ci incoraggiano ad andare avanti, forti e sicuri che i nostri defunti vegliano su di noi.

Risultati immagini per Festa dei morti sicilia

Pensieri veloci

amore-cristina-2069Qualche giorno fa la mia piccola Cristina ha compiuto due anni. Meravigliosa e prorompente, la vedo crescere giorno dopo giorno, impavida del mondo, curiosa ed entusiasta di scoprire cosa c’è lì fuori.  Il 25 ottobre di due anni fa, la mia vita è stata stravolta, cambiata così profondamente in un modo che è difficile esprimere a parole. Ho imparato ad apprezzare ogni momento e a non rimandare più nulla. Ogni istante fugge via ed è prezioso. Ho imparato a fare tesoro, a custodire,a contemplare, a ringraziare per il dono di mia figlia attraverso la quale posso senza dubbio affermare che faccio esperienza di Dio ogni giorno, presenza viva,vera e tangibile nella mia quotidianita’.

Sono nata mamma il 25 ottobre del 2016 e lo sarò per sempre.