Soffro lo stress!

uando Mozart stava componendo alla fine del XVIII secolo, la città di Vienna era così tranquilla che gli allarmi antincendio potevano essere dati verbalmente, dalle grida di un guardiano montato sulla parte superiore della Cattedrale di St. Stefan. Nella società del ventesimo secolo, il livello di rumore è tale che i nostri corpi sono sempre stonati e fuori dei loro ritmi naturali. Questo crescente assalto del suono nelle nostre orecchie, menti e corpi aggiunge stress negli esseri civilizzati che già devono vivere in un ambiente molto complesso.
Steven Halpern

Ps: Ed io aggiungerei che se vivi a Palermo lo stress è decisamente centuplicato: strade sempre intasate, automobilisti imprudenti ed incivili che fanno inversione  con la macchina con una mano perché l’altra è impegnata a tenere il cellulare, il tram che non rispetta il rosso, semafori non regolati, macchine in tripla fila… verrebbe voglia di urlare e trasferirsi in campagna!

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Sono vecchia!

 

 

 

 

8cxK5M6cp.gifPensavo di averle viste quasi tutte in vita mia. Che questa generazione fosse un tantino stramba me ne ero accorta ma, come si dice, al peggio non c’è mai fine!

Ho trascorso un’oretta tranquilla alla Mondadori con mio marito per comprare qualcosina e, come siamo soliti fare, abbiamo dato un’occhiata a tutti i reparti compreso quello dedicato all’informatica e con mio grande stupore in mezzo alle guide per imparare a programmare nuovi sistemi operativi e ad un mucchio di altre cose di cui non so spiegarvi l’utilità, cosa c’era?

Non potevo credere ai miei occhi. Sono rimasta a fissare inebetita lo scaffale in uno stato catatonico, mentre più in là c’erano quattro quattordicenni in piena crisi ormonale che ridacchiavano divertiti davanti ad un tablet.

Ebbene c’era una guida per diventare pokemon master, grande quanto 4 libri degli Annali di Tacito!

Non riesco ancora a riprendermi. Dove arriveremo?

Le cose sono due: sto diventando vecchia oppure il mondo gira al contrario.

Ai posteri l’ardua sentenza!

 

 

Il sasso

La persona distratta vi è inciampata.
Quella violenta, l’ha usato come arma.
L’imprenditore l’ha usato per costruire.
Il contadino stanco invece come sedia.
Per i bambini è un giocattolo.
Davide uccide Golia
e Michelangelo ne fece la più bella scultura.
In ogni caso, la differenza non l’ha fatta il sasso, ma l’uomo.

Non esiste sasso nel tuo cammino
che tu non possa sfruttare per la tua propria crescita.

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A proposito di pace

Potremmo dire che sulla parola “pace” non c’è pace, perché lungo i secoli della storia e ancora oggi essa viene intesa in maniere molto diverse, spesso restrittive. L’antichità classica considerava la pace semplicemente come una tregua tra due guerre, costituendo le guerre una condizione quasi permanente dell’umanità. Oppure si può pensare a una pace imposta con la forza delle armi, con la conquista, come avveniva al tempo dei romani. Nella versione più moderna, c’è la pace sicurezza, che è il risultato dell’equilibrio del terrore, delle forze che potrebbero annientarci e che, quindi, potenzialmente si elidono.
Nei suoi significati più profondi, la pace significa armonia: armonia dell’uomo con Dio, dell’uomo con il suo prossimo e dell’uomo con la terra. Questa è la visione biblica armonica dei primi capitoli del libro della Genesi. E, ancora, c’è la pace-comunione: comunione profonda di amore di Dio con l’uomo e degli uomini tra loro, che è la pace portata da Gesù.
La pace dunque è composta di tanti elementi, ha il suo culmine nella pace-comunione e tuttavia non trascura le altre realtà e le altre situazioni terrene. Proprio per questo, è necessario continuamente ripensarla, riproporla nei termini attuali, affinché non sia una semplice astrazione, una semplice ideologia.
Carlo Maria Martini

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In procinto di vivere

Ci sono quelli tra noi che sono sempre in procinto di vivere. Noi aspettiamo che le cose cambino, che ci sia più tempo, di essere meno stanchi, di avere una promozione, di sistemarci – di…, di…, di… Sembra sempre come se ci sia sempre un evento principale che deve accadere nella nostra vita prima di iniziare a vivere.

G.Sheeha
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Rieducare gli adulti

Da un po’ di tempo rifletto sul fatto che molto spesso i minori (adolescenti e bambini) assumono comportamenti sbagliati, molti dei quali perché  avallati dai genitori. Per fare un esempio concreto, qualche settimana fa, in un noto stabilimento balneare, un gruppo numeroso di ragazzini di età compresa tra gli undici e i quindici anni, per festeggiare la fine della stagione balneare, hanno iniziato a tirare ai bagnanti uova, farina e latte. Molti di questi ragazzini sono stati prontamente richiamati dalla direzione che è stata costretta a fronteggiare l’ira furibonda di alcuni genitori, disturbati dal fatto che il divertimento dei propri figli era stato interrotto.

Alla fine nessuno si è fatto male e la vicenda è finita lì. Se osserviamo ciò che accade intorno, ci accorgiamo di situazioni più serie e decisamente incresciose.

Sull’argomento, ha rilasciato un intervista lo psichiatra Tonino Cantelmi,professore di cyber-psicologia all’Università Europea di Roma e presidente dell’associazione Psichiatri e psicologi cattolici (Aippc) che ha sottolineato quanto sia importante lavorare con gli adulti, rieducarli piuttosto che prendersela sempre con gli adolescenti.

Di seguito riporto l’intervista pubblicata su Avvenire.

 

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 Cantelmi:  Educare gli adolescenti? «Non vorrei più sentirne parlare».
«La verità è che per cambiare gli adolescenti c’è più che mai bisogno di adulti. E gli adulti non ci sono: sbiaditi, insensati, inconsapevoli».

G: Professore, è un giudizio durissimo.
Cantelmi:Lo so. E però serve, ora più che mai, il coraggio di dire le cose come stanno. I fatti di Napoli e di Rimini sono agghiaccianti, ma ci dicono cose che sappiamo bene ormai.
Quali?
Primo, che abbiamo ragazzi erotizzati precocemente. Li nutriamo di immagini e di un vocabolario sessualizzati, tra i 6 e i 7 anni sono già immersi nella dimensione della sessualità e – come ovvio – a quell’età non possono che essere vittime del più drammatico dei cortocircuiti: quello che confonde l’intimità, cioè la sfera dei sentimenti, con il sesso.
E poi?
E poi vengono anche digitalizzati precocemente. Ecco che, sempre tra i 6 e i 7 anni, a volte anche molto prima, gli mettiamo in mano le tecnologie: le usano alla perfezione, passano il tempo davanti allo schermo. E attraverso lo schermo imparano la tecnomediazione delle relazioni, in cui l’empatia e le emozioni dell’altro scompaiono. Risultato: a una dimensione distorta della sessualità si aggiunge quella distorta della percezione dell’altro, che porta all’aggressività. Prime vittime, le donne: che in questo percorso finiscono col non maturare alcuna cognizione del valore del proprio corpo.
Sono gli ingredienti delle vicende di questi giorni…
Vicende che però sono solo la punta dell’iceberg. I numeri parlano chiaro: oggi circa il 20% dei bambini – si badi bene, non degli adolescenti – ha già bisogno di un aiuto professionale in termini di salute mentale. Siamo di fronte a un’enorme sofferenza del mondo dell’infanzia e questo dipende da un mondo di adulti che hanno smesso di narrare esperienze dotate di cornici di senso ai propri figli. I genitori di alcuni dei miei pazienti ogni tanto mi chiedono perché i figli cercano tutto su Google. Perché mancano le risposte altrove, perché gli adulti sono i primi a perdersi nella costruzione del proprio profilo social.
Ripartire dagli adulti, dunque.
Per avere adulti in grado di educare i giovani con l’esempio e il significato della propria vita, non con il controllo del cellulare e dei gruppi Whatsapp. Lì non arriveremo mai, o arriveremo sempre troppo tardi.

Miryam di Qaraqoush

I bambini, come al solito, c’insegnano a guardare il mondo da una prospettiva inconsueta. Ci spingono ad interrogare noi stessi e a fare discernimento sul nostro modo di vivere. Questa sera desidero condividere con voi la storia di Myriam di Qaraqoush, una bambina di soli undici anni che è scampata agli attacchi dell’ Isis e che vive in un campo profughi.